La battaglia di Torino

I numerosi tunnel scavati per collegare punti impensabili della città, ad esempio da Palazzo Civico a Turismo Torino sono usati dai nemici del sovrano per abbattere la piazzaforte. Espugnabile?

Il viaggiatore che in questi giorni passasse per Palazzo di Città potrebbe assistere alla riedizione della storica battaglia di Torino, l’assedio da parte dei francesi del 1706. Non si tratta della solita rievocazione storica, con militari in alta uniforme e fucili caricati a salve, ma di un vero e proprio assedio all’ultima piazzaforte del centrosinistra di governo della seconda repubblica. Esattamente come allora anche oggi a Torino giungono gli echi di battaglie per la successione al trono, non di Spagna, come nel 1706, ma della terza repubblica, che deve ancora nascere ma già vanta numerosi pretendenti, legittimi e bastardi. Vittorio Amedeo II per fronteggiare il più forte esercito dell’epoca, quello di Luigi XIV, dovette utilizzare tutto l’ingegno torinese e piemontese. Torino e i suoi dintorni erano disseminati di gallerie sotterranee di mina e di contro mina che riuscivano, usando l’effetto sorpresa, a far esplodere le batterie dell’artiglieria francese, che di giorno e di notte martellavano la città.

 

Oggi, invece, i numerosi tunnel scavati per collegare punti impensabili della città, ad esempio da Palazzo Civico a Turismo Torino e da questo fino agli uffici della Punto Rec, il tutto rigorosamente in sotterranea, sono usati dai nemici del sovrano per abbattere la piazzaforte. Eserciti di archeologi affiancano questi eserciti liberatori e quasi ogni giorno portano alla luce questi passaggi, per la verità poco misteriosi e di cui tutta la Torino che conta era ben al corrente. Torino resta però una città magica nella quale la geometria ha sempre avuto un ruolo esoterico. Le forme geometriche più comuni, i triangoli e i quadrangoli, conducono sempre al medesimo posto: il Palazzo di Città. Da ogni dove in Italia si sentono ormai i tamburi di guerra e ad una ad una le piazzaforti stanno cadendo: il Lazio è espugnato e la Lombardia sta per capitolare. Riuscirà l’esercito sabaudo a resistere? Già da tempo il sindaco Fassino attende le truppe del Principe Eugenio di Savoia – Monti per essere liberato dai vincoli del patto di stabilità, ma, a più di un anno dalla richiesta di intervento, all’orizzonte non si vede neanche un’avanguardia.

 

Eppure nella Torino del buon governo, così come nella Lombardia dell’eccellenza, le successioni al trono erano sempre state perfette. I cittadini avevano sempre accordato il massimo del consenso. Il partito del centro sinistra di banca e di governo aveva fatto un buon lavoro. Ma l’esercito è ormai alle porte e il Palazzo trema. Nel buio della città assediata i torinesi cercano di chiedere alle oscure e impermeabili stanze del potere “Custode, la notte passerà presto?” La risposta però non arriva. Nessun rumore dal Palazzo, nessuna comunicazione con i cittadini. Il sovrano è rinchiuso nella fortezza che era impenetrabile. Si sente però in lontananza una ragazza, con voce delicata, quasi impercettibile, affacciarsi da una finestra: “La notte è passata, il giorno è ormai spuntato”. L’assedio non sarà ancora lungo e presto sapremo se ha vinto il sovrano oppure la città.

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