AL CENTRO

Terzopolisti in cerca d'autore. Sold out di Picierno a Torino

Da Esposito a Merlo, passando per Vernetti e Ruffino, il popolo riformista si ritrova attorno alla vicepresidente del parlamento europeo. No al campo largo, la difesa della Tav e il sogno di costruire una nuova casa per i moderati rimasti senza partito

Sala gremita, tanti curiosi e più di qualcuno alla ricerca di un nuovo posto al sole nel centro della politica. All’Nh Collection di Torino fa il suo debutto Spazio Pubblico, il soggetto fondato poche settimane fa da Pina Picierno dopo l’addio al Partito Democratico. La vicepresidente del Parlamento europeo ha scelto il capoluogo piemontese per la prima tappa del suo tour nazionale, che nelle prossime settimane toccherà anche Milano, Roma e Napoli.

La platea restituisce la fotografia di un’area politica che rifiuta sia l’adesione al campo largo sia il passaggio al centrodestra, restando alla ricerca di una nuova collocazione. In prima fila siedono gli ex parlamentari Gianni Vernetti, Stefano Esposito e Giorgio Merlo, promotori dell’iniziativa fin dalle prime battute, insieme agli ex vicepresidenti della Regione Piemonte Paolo Peveraro e Gianluca Susta, al radicale Marco Taradash e all’ex deputato Pd Antonio Boccuzzi, operaio della Thyssen e simbolo di quel Pd veltroniano a cui Picierno si è richiamata più volte nel suo intervento, evocando quello “spirito del Lingotto” con cui il partito nacque nel 2007.

Presenti anche l’ex senatore di Forza Italia Andrea Fluttero e Silvio Viale, consigliere comunale di +Europa. Per Azione in sala Osvaldo Napoli, la deputata e segretaria regionale Daniela Ruffino e la segretaria torinese Cristina Peddis; Italia Viva manda in avanscoperta il presidente cittadino Davide Neku, senza farsi troppo notare. Defilati, tra il pubblico, alcuni ex Pd come Rossana Abbà e Davide Ricca, oltre all’ex consigliere regionale Luca Cassiani. In quota dem c’è anche Enzo Lavolta, oggi presidente di Iren Ambiente. Tutti presenti ufficialmente per curiosità, senza secondi fini. Compreso il notaio Andrea Ganelli, che dopo il successo del primo incontro della sua Torino Globale continua a muoversi con circospezione tra destra e sinistra.

Città simbolo

Non è un caso, spiega Picierno, che il lancio sia avvenuto a Torino: “È una città laboratorio ed è la città di Gobetti, al quale noi siamo molto legati, soprattutto alla sua idea di libertà, non come diritto che si riceve ma come dovere che si conquista”. E soprattutto è la città del Lingotto, dove nel 2007 nacque “quell’idea di Partito Democratico come sintesi di culture politiche diverse, di casa per i riformisti”. Le sacre fonti battesimali, insomma. “Ed è al Lingotto che io sono rimasta”, dice, rivendicando una continuità che, a suo giudizio, l’attuale segreteria dem ha spezzato: “Con Elly Schlein, che continua a dire che la linea è una, è stato rinnegato il pluralismo”.

Il bersaglio polemico di Picierno è duplice. Da un lato la destra di Giorgia Meloni, accusata di aver mancato l’occasione di una svolta liberale: “Non ci sono riusciti, preferiscono Delmastro e Vannacci”. Dall’altro un campo largo che, a suo giudizio, è ormai egemonizzato da Giuseppe Conte e dal Movimento 5 Stelle. “È scivolato sempre di più verso la pochette di Conte”, sostiene. Da qui la scelta di non aderire alla coalizione e di proporsi come alternativa a entrambi i poli: “Dobbiamo provare a fermare questa folle corsa al rialzo populista del nostro Paese”.

Cantiere centrista

Sui numeri di Vannacci, Picierno smorza: “Non sono impressionata”. Il generale, spiega, “propone, attraverso l’arma identitaria, la possibilità di definire non soltanto se stessi, ma anche gli altri”, trasformando il confronto politico in “un terreno di scontro sociale e culturale prima ancora che politico”. Ma accanto a quella domanda identitaria, aggiunge, c’è “la maggioranza del Paese”, quel ceto medio che “si spacca la schiena” e che “non trova più un’offerta politica nella quale riconoscersi”. È a questo elettorato che Spazio Pubblico dice di voler parlare, proponendosi non come l’ennesimo partitino di centro, ma come un contenitore delle diverse anime riformiste, una sorta di Avs in versione centrista.

Nel suo intervento Picierno ha raccontato anche la visita compiuta in mattinata al cantiere della Tav Torino-Lione, ribadendo il sostegno all’opera e cogliendo l’occasione per un affondo contro l’ex sindaca M5s Chiara Appendino: “Appendino non è meno pericolosa di La Russa”, ha affermato, motivando anche così il netto rifiuto di qualsiasi ipotesi di alleanza con il fronte pentastellato.

Un altro livello

Quanto al metodo, Picierno insiste sul registro del confronto più che dello scontro: “Abbiamo bisogno di riconoscere e ridefinire un perimetro comune in cui, pur nelle differenze, anche quando sono profonde, ci riconosciamo come interlocutori, come avversari certamente, ma mai come nemici”. L’obiettivo dichiarato è riportare il dibattito pubblico “a un livello decente”, provando a colmare quella distanza tra politica e cultura che considera una delle patologie più evidenti della vita pubblica italiana: “Non è possibile che gli italiani siano sempre costretti a scegliere tra i meno peggio”.

Resta da vedere se l’entusiasmo della sala torinese si tradurrà in un radicamento organizzativo e, di conseguenza, in consenso alle prossime elezioni politiche. Per ora Spazio Pubblico appare soprattutto come una chiamata a raccolta di superstiti: reduci della Margherita, del Terzo Polo, del Pd veltroniano e di quello renziano, provenienti da stagioni politiche diverse ma accomunati dalla stessa difficoltà a trovare casa in un bipolarismo “sempre più polarizzato e polarizzante”. A Torino, città che a questo genere di appelli ha già risposto più volte, la prova del debutto sembra superata. Quella della tenuta comincia adesso. Chissà se fuori dalla sala ci saranno anche gli elettori.

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