PALAZZO CIVICO

Dopo i blackout Lo Russo prepara la scossa in Iren: spunta Garibaldi

Il sindaco avrebbe scelto di non regolare subito i conti con i vertici della multiutility, ma il dossier resta apertissimo. Dal colloquio riservato con il custode del patto al nome dell'economista casalingo, fino alle voci che investono la Compagnia di San Paolo

La città è rimasta al buio, ma il risiko delle poltrone in Iren potrebbe essersi acceso. Fonti molto addentro alla multiutility assicurano che, se avesse davvero voluto, Stefano Lo Russo avrebbe potuto portare a casa la testa dei vertici. Dopo giorni di blackout e Torino alle prese con continue interruzioni di corrente, il sindaco si è trovato costretto a fare la voce grossa, stretto tra gli attacchi delle opposizioni, le proteste dei cittadini e la rabbia di commercianti e operatori economici.

È arrivato, seppur con almeno 24 ore di ritardo, addirittura il video con cui Lo Russo ha battuto i pugni, poi l’ordinanza “contingibile e urgente” e, soprattutto, una raffica di messaggi tutt’altro che concilianti indirizzati al presidente Luca Dal Fabbro e all’amministratore delegato Gianluca Bufo. Il sindaco avrebbe ricordato ai due anche i loro compensi, mentre contemporaneamente Palazzo Civico faceva filtrare un’altra indiscrezione: quella secondo cui Bufo, nei giorni più difficili dell’emergenza, svacanzava bellamente su un’isola greca e il presidente fosse al fresco della sua abitazione romana. Eppure, almeno pubblicamente, Lo Russo si è fermato lì. Nessuna richiesta di dimissioni, nessun affondo definitivo.

Lo scalone del Municipio

Che però qualcosa continui a muoversi lo dimostra un episodio passato quasi inosservato. Qualche giorno fa, a salire lo scalone di Palazzo Civico è stato avvistato Cesare Beggi, storico segretario del Patto di sindacato che riunisce i sindaci azionisti forti di Iren. È il vero “factotum” dei rapporti istituzionali tra il gruppo, i soci pubblici e la politica, oltre a essere considerato il capo della cosiddetta “cordata emiliana”. Bocche rigorosamente cucite sul contenuto dell’incontro. Difficile, però, immaginare che non si sia parlato degli assetti futuri della società.

I rumors sotto la Mole continuano a descrivere un Lo Russo ancora molto irritato. Del resto il sindaco non ha mai mostrato particolare indulgenza nei confronti dei manager delle partecipate quando ritiene che non stiano operando secondo le sue aspettative. Lo sa bene Serena Lancione che, pur avendo risanato i conti di Gtt, venne liquidata dalla guida dell’azienda del trasporto pubblico dopo una serie di disservizi e proteste dei cittadini. Da qui a immaginare un cambio ai vertici Iren il passo, almeno nelle chiacchiere di corridoio, è breve.

Garibaldi alla carica

Ed ecco che in città ha già iniziato a circolare un nome. Quello di Pietro Garibaldi, economista e da alcuni mesi alla guida del think tank Alleanza per Torino, il laboratorio civico che rappresenta uno dei principali serbatoi di idee e classe dirigente per la ricandidatura di Lo Russo nel 2027. Per lui, che ha sempre detto di non essere interessato a correre, sarebbe una sorta di premio, una ricompensa per il servigio fin qui reso, secondo quella logica della “società civile a ritenuta d’acconto” che da sempre caratterizza il milieu subalpino: civil servant capaci di coniugare spirito pubblico e interessi privati.

L’ipotesi, tuttavia, avrebbe senso soprattutto per la presidenza. Se Torino decidesse di non rivendicare la poltrona di amministratore delegato – per la quale servirebbe inevitabilmente un profilo manageriale – oppure se riuscisse a imporre una nuova condivisione delle figure apicali superando la tradizionale spartizione geografica. Garibaldi, insomma, potrebbe andare bene per la presidenza, praticamente per qualsiasi presidenza. Tranne una.

Uomo di poca Compagnia

Quella della Compagnia di San Paolo, almeno finché continuerà a regnare Carlo Messina. Il numero uno di Intesa Sanpaolo è talmente forte da riuscire a dettare lui stesso la linea ai propri azionisti. E così, per l’economista cresciuto e pasciuto alla scuola del Collegio Carlo Alberto, nell’orbita della famiglia Deaglio-Fornero, le porte di corso Vittorio Emanuele restano saldamente sbarrate. Vecchie ruggini ai tempi in cui Garibaldi sedeva in uno dei due consigli della banca e vigeva quel sistema duale della governance che Carlo Magno era impegnato a superare vincendo le resistenze di quanti – e Garibaldi era tra questi – difendevano quale baluardo del territorio (più banalmente si tagliavano poltrone). Messina se l’è legata al dito.

Le voglie di Gilli

Ma le indiscrezioni non finiscono qui. In città circola anche un’altra voce che riguarda Marco Gilli, l'ex rettore del Politecnico oggi presidente della Compagnia di San Paolo, planato direttamente dagli Stati Uniti dopo l’esperienza da addetto scientifico all’ambasciata italiana di Washington. Con tutto il rispetto, a distanza di due anni dal suo insediamento Gilli continua a essere un autentico “marziano” a Torino. Tanto che starebbe valutando non soltanto di rinunciare a un secondo mandato alla guida della fondazione, ma addirittura di lasciare anticipatamente l’incarico.

Chi alimenta questi pissi pissi invita a osservare soprattutto i suoi movimenti verso gli organismi internazionali, in particolare quelli legati alle Nazioni Unite, che potrebbero offrirgli un biglietto di ritorno verso gli amati State. Pochi giorni fa, del resto, la Compagnia ha ospitato la riunione dello Scientific Advisory Board (SAB) del Segretario generale dell’Onu. Un caso, forse.

Se davvero questo scenario dovesse concretizzarsi, Lo Russo si troverebbe costretto a individuare un nuovo presidente della Compagnia. E, per le ragioni già dette, non potrebbe essere Garibaldi. Resta allora un’altra suggestione: quella di Andrea Ganelli, il notaio che fu tra i principali sostenitori della candidatura di Lo Russo nel 2021, anche se nel frattempo i rapporti si sono raffreddati. Magari è un buon motivo per riscaldarli. Chissà.

Una presidenza decisa a Roma

Per comprendere l’attuale partita in Iren bisogna però tornare al 2022. La nomina di Luca Dal Fabbro alla presidenza, formalizzata il 21 giugno di quell’anno, fu il risultato di una complessa regia politica tutta romana. Manager inizialmente considerato vicino al Movimento 5 Stelle e di Luigi Di Maio nello specifico – esperienza culminata con la presidenza di Snam – Dal Fabbro venne folgorato sulla via del Nazareno.

A orchestrare l’operazione fu Marco Meloni, allora capo della segreteria di Enrico Letta, imponendo una candidatura che a Torino venne vissuta come quella di un papa straniero calato dall’alto. Una scelta sottratta all’asse locale e gestita direttamente dalla capitale per garantire la guida di un asset strategico.

La geografia politica delle poltrone

Da allora, però, gli equilibri sono cambiati. A marzo 2025 il blocco torinese guidato da Lo Russo è diventato il primo azionista pubblico di Iren con il 19,17% del capitale. Iren continua a essere una società nella quale geografia e politica si fondono. Sono i sindaci azionisti riuniti nel Patto di sindacato a determinarne la governance e finché il primo azionista era Genova, al capoluogo ligure spettava indicare l’amministratore delegato: prima Gianni Armani, poi Paolo Emilio Signorini e infine l’attuale Gianluca Bufo. A Torino è invece sempre toccata la presidenza: Francesco Profumo, Paolo Peveraro, Renato Boero – indicato dall’allora sindaca Chiara Appendino – e infine Dal Fabbro. A Reggio Emilia, invece, la vicepresidenza, oggi affidata a Moris Ferretti.

In teoria, con il nuovo equilibrio azionario, al prossimo rinnovo previsto nella primavera del 2028 – gli organi sono stati rinnovati il 24 aprile 2025 – a Torino dovrebbe spettare proprio l’amministratore delegato. Sempre che, nel frattempo, non si decida di azzerare tutto. Oppure, con un raro afflato di buon senso, che i tre sindaci forti –Lo Russo per Torino, Silvia Salis per Genova e Marco Massari per Reggio Emilia – scelgano finalmente di archiviare la lottizzazione geografica e affidare le nomine soltanto sulla base delle competenze. Perché, almeno finora, la geografia ha quasi sempre pesato più dei curricula.

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