Auto, il cuore batte in Piemonte ancora al ritmo di Stellantis
12:11 Lunedì 06 Luglio 2026L'Osservatorio Tea fotografa una filiera sempre più divisa: i piccoli fornitori soffrono il crollo delle commesse e la crisi del mercato europeo, mentre le aziende che puntano su elettrificazione e diversificazione guardano al futuro con fiducia
C'è un Piemonte dell’automotive che prova a reinventarsi e uno che continua a vivere appeso al destino di Stellantis. E spesso a moccicare su un destino cinico e baro. È questa la fotografia che emerge dall’Osservatorio Tea sulla componentistica italiana, presentato in Regione, uno strumento che misura lo stato di salute di una filiera chiamata a gestire la più profonda trasformazione industriale degli ultimi decenni.
Il dato di partenza è noto, ma non per questo meno significativo: con circa 66 mila addetti, il Piemonte continua a rappresentare il principale polo dell’automotive italiano. Un primato che, tuttavia, porta con sé anche il suo punto più fragile: una dipendenza dalla produzione del gruppo automobilistico ancora superiore rispetto al resto del Paese, soprattutto tra le aziende di dimensioni medio-piccole.
La doppia velocità della filiera
L’indagine, condotta su un campione di circa 2.200 imprese della componentistica, restituisce l’immagine di una filiera ormai divisa in due. Da una parte ci sono i fornitori che continuano a lavorare prevalentemente per Stellantis e che vedono addensarsi le nubi sul prossimo futuro. Il rallentamento della domanda europea, la riduzione dei volumi produttivi e il calo delle commesse alimentano aspettative decisamente negative, in particolare tra le aziende più piccole e meno diversificate. Dall’altra emergono imprese che hanno già avviato un percorso di trasformazione, investendo nell’elettrificazione, nella diversificazione dei clienti o in nuovi segmenti della mobilità. Sono proprio queste realtà a guardare con maggiore fiducia ai prossimi anni.
Una polarizzazione che, secondo Francesco Zirpoli, docente dell’Università Ca’ Foscari e coordinatore scientifico della ricerca, rappresenta ormai il tratto distintivo dell’ecosistema piemontese. “L’obiettivo dell’Osservatorio è misurare la temperatura dell’ecosistema automotive e capire come la transizione impatterà su occupazione e fatturato”, spiega il ricercatore. Il quadro che emerge mostra una filiera “sempre più polarizzata tra imprese in difficoltà e aziende che investono in innovazione ed elettrificazione”. Da un lato i fornitori ancora fortemente dipendenti da Stellantis, dall’altro imprese più diversificate o attive in comparti emergenti, come le infrastrutture per la mobilità elettrica, che registrano segnali decisamente migliori.
Il nodo Stellantis
Il rapporto mette nero su bianco quello che da tempo costituisce il principale interrogativo dell’industria piemontese: la trasformazione della filiera non può prescindere dall’evoluzione di Stellantis.
Negli ultimi mesi il gruppo ha confermato nuovi investimenti italiani e il rilancio della produzione della 500 ibrida a Mirafiori, ma i volumi rimangono ancora lontani da quelli necessari a riportare stabilità lungo tutta la catena della fornitura. Per molti componentisti, soprattutto quelli più piccoli, la ripresa degli stabilimenti del gruppo continua a rappresentare una variabile decisiva.
Non è un caso che proprio le imprese maggiormente esposte verso Stellantis siano quelle che manifestano il maggiore pessimismo, mentre cresce l’ottimismo tra chi è riuscito ad allargare il portafoglio clienti o a intercettare le nuove tecnologie della mobilità.
Elettrico sì, Ai ancora no
Sul fronte dell’innovazione il Piemonte conferma una certa prudenza. L’elettrificazione rappresenta ormai il principale terreno di investimento e mostra segnali di crescita, pur restando ancora leggermente sotto la media nazionale.
Molto più timido, invece, l’approccio verso l’intelligenza artificiale. Solo il 13,2% delle imprese piemontesi valuta positivamente l’impatto dell’Ai sulla propria attività, contro una media italiana del 19,9%. Parallelamente diminuiscono anche le intenzioni di investimento nel software, segnale di una digitalizzazione che procede con maggiore cautela rispetto ad altre aree del Paese. Un elemento che rischia di pesare sulla competitività futura, soprattutto in una filiera dove progettazione, simulazione e gestione dei processi produttivi saranno sempre più affidate a strumenti digitali.
La partita è industriale
Per l’assessore regionale alle Attività produttive Andrea Tronzano, il rapporto conferma la capacità della filiera piemontese di reagire alla trasformazione. “La Regione continuerà a sostenerla con strumenti dedicati alla ricerca, all’innovazione, alla digitalizzazione e all’attrazione degli investimenti”, afferma l’esponente della Giunta Cirio, sottolineando come la vera sfida si giochi ormai anche sul terreno europeo, dove serviranno politiche industriali capaci di accompagnare la transizione senza sacrificare competitività, occupazione e capacità produttiva.
È probabilmente questo il messaggio più rilevante che arriva dall’Osservatorio. La transizione non sta producendo un ridimensionamento uniforme dell’automotive piemontese, ma una selezione sempre più netta tra chi riesce a riposizionarsi e chi resta ancorato a un modello produttivo che il mercato europeo sta rapidamente abbandonando.
Per il Piemonte la posta in gioco, come osserva Zirpoli, non è soltanto accompagnare la riconversione della componentistica. È riuscire ad attrarre progettazione, ricerca e nuove attività ad alto valore aggiunto. Perché una regione che per oltre un secolo ha costruito automobili difficilmente potrà continuare a vivere di solo assemblaggio. E, soprattutto, non potrà più permettersi di dipendere quasi esclusivamente dalle decisioni di un costruttore.


