La sanità privata del Piemonte fa gola. Anche gli emiri nel risiko delle cliniche
Stefano Rizzi 07:00 Martedì 07 Luglio 2026Mentre il pubblico fa i conti con bilanci in rosso, i privati trattano con grandi gruppi stranieri (ma anche italiani). Policlinico di Monza verso la fusione con Almaviva Santé (controllata da un fondo del Kuwait). Brizio pronto a cedere ad Humanitas? Il precedente di Cdc
Mentre il piatto piange per la sanità pubblica, in Piemonte quello dei privati sembra essere più che appetibile. A confermarlo è il risiko che, sottotraccia e nel più rigoroso silenzio, è in atto da tempo, con protagonisti grandi gruppi italiani e stranieri pronti a vendere e ad acquistare, nella prospettiva di aumentare profitti già tutt'altro che esigui.
Trattative milionarie, ovviamente, anche se le cifre sono più inviolabili di una cartella clinica. I protagonisti si guardano bene dal confermare o smentire, consapevoli che anche solo mezza parola di troppo potrebbe mandare all'aria tutto o, comunque, creare tensioni nell'ambiente. Si tratta pur sempre di un settore dove, a fronte di un'immagine di compattezza – specie quando c'è da battere cassa sul fronte delle prestazioni fornite in regime di accreditamento per conto del servizio pubblico – il business is business resta un cardine irrinunciabile.
De Salvo e i francesi
E che non si tratti di operazioni di piccolo cabotaggio lo attestano i nomi in campo e la portata delle trattative. Una di queste riguarda il Policlinico di Monza, gruppo da tempo tra i più presenti sul territorio piemontese e con una capillare rete di strutture considerata un notevole valore aggiunto da chi sta trattando per acquisire, almeno per il momento, il 40% del capitale limitatamente alle attività piemontesi. Sono sette le cliniche coinvolte: la storica Pinna Pintor di Torino, l’Eporediese di Ivrea, la Santa Rita di Vercelli, la Vialarda di Biella, la Salus e la Città di Alessandria, entrambe nel capoluogo mandrogno, e la San Gaudenzio di Novara, feudo storico della famiglia De Salvo, cui fa capo il gruppo attraverso la holding Servisan.
I fondi dell’emiro
Di una cessione totale o parziale del consolidato sistema di cliniche, quasi tutte accreditate e quindi impegnate in larga parte nell’erogazione di prestazioni per il servizio sanitario pubblico, da parte del gruppo fondato da Michelangelo De Salvo si parla da tempo, con ipotesi talvolta poco o per nulla suffragate dai fatti.
Ora, però, le trattative sarebbero entrate in una fase avanzata e vedrebbero protagonista, insieme al Policlinico di Monza per le sole strutture piemontesi, il colosso francese Almaviva Santé, tra i maggiori gruppi europei del settore con oltre 48 strutture. Dal 2021 la maggioranza del capitale, in un’operazione valutata circa un miliardo e mezzo di euro, fa capo al fondo Wren House Infrastructure Management, a sua volta controllato dalla Kuwait Investment Authority, il fondo sovrano del Kuwait.
A quanto risulta allo Spiffero, l’operazione, destinata a concludersi entro la fine dell’anno, dovrebbe portare alla nascita di una nuova società nella quale De Salvo manterrebbe, almeno per il momento, la quota di maggioranza con il 60%. Nella nuova realtà confluirebbero le sue cliniche piemontesi, delle quali verrebbe ceduto il 40% ad Almaviva Santé.
Il gruppo francese, a sua volta, conferirebbe nella società le due strutture recentemente acquisite in Italia, in un’operazione con cui, assistito dallo studio BonelliErede, ha fatto il suo ingresso nella sanità privata italiana. Si tratta di Villa Letizia e Villa Dorotea, entrambe in provincia dell’Aquila e destinate a confluire nella nuova società.
Nell’operazione un ruolo importante che andrebbe ben oltre quello di advisor per conto del colosso francese lo gioca una figura di lunga esperienza nell’ambito della sanità qual è Mariuccia Rossini. Fondatrice di presidente di Segesta Goupe presidente di Korian Italy (settore dell’assistenza), strategic advisor di Silver Economy Fund, Rossini è vicina al mondo cattolico in particolare a Comunione e Liberazione e alla sue capacità professionali unite alla profonda conoscenza del settore si sarebbero affidati i vertici di Almaviva Santé per quella che dopo l’esordio con l’acquisto delle due strutture abruzzesi sarebbe la prima grande operazione in Italia.
Bra e Casale
E se la sanità privata piemontese attira l’interesse dei fondi dell’emiro del Kuwait, Misha’al Al-Ahmad Al-Jaber Al Sabah, in altre circostanze basta guardare al di là del Ticino per trovare altri protagonisti di ulteriori trattative, se possibile ancora più riservate, ma che negli ambienti dell’imprenditoria sanitaria sono tutt’altro che un segreto.
Non è infatti un mistero l’intenzione di Giacomo Brizio di prendere seriamente in considerazione l’ipotesi di cedere le proprie strutture sanitarie. Sulla Casa di Cura Città di Bra, accreditata con il servizio sanitario pubblico e con un budget di circa 30 milioni di euro l’anno, si sarebbe concentrato l’interesse del Gruppo Humanitas, che in Piemonte è già presente con importanti strutture, tra cui la torinese Fornaca, l’ospedale Gradenigo e la clinica Cellini.
Negli ambienti della sanità privata si fa notare come l’idea di Brizio sarebbe quella di non cedere soltanto la struttura cuneese, ma anche la clinica Sant’Anna di Casale Monferrato, da poco tornata a offrire una più ampia gamma di prestazioni dopo il non felice periodo in cui era stata destinata alla psichiatria. Questo anche se, attualmente, il budget garantito dall’accreditamento è ancora quello precedente e quindi decisamente inferiore non solo rispetto a quello della clinica di Bra, ma anche rispetto al volume di prestazioni oggi previsto dopo la riapertura. Il colosso lombardo sarebbe interessato anche a questa struttura oppure limiterebbe i propri ragionamenti alla sola sede braidese?
Da CdC ad Affidea
È solo uno dei tanti interrogativi ancora aperti su un fronte che, se confermato, vedrebbe la partita giocarsi senza presenze straniere, diversamente da quanto avviene nel caso del Policlinico di Monza, ma anche del gruppo CdC, che cinque anni fa era stato interamente ceduto dalla famiglia Bocchiotti ad Affidea Italia, branca nazionale del gruppo con sede all’Aia e controllato dal belga Groupe Bruxelles Lambert dopo la cessione della quota di maggioranza da parte del miliardario svizzero Ernesto Bertarelli.
Un risiko, quello della sanità privata in Piemonte, che non nasce oggi e che domani potrebbe riservare ulteriori sviluppi, a conferma di come, mentre il piatto della sanità pubblica piange, quello del settore privato continui a solleticare più di un appetito.


