Aumentano le spese, non i servizi. Asl sotto indagine dalla Regione
Stefano Rizzi 07:00 Mercoledì 08 Luglio 2026Alle oltre 4mila assunzioni oltre il turnover non corrisponderebbe la crescita delle prestazioni (per non dire delle liste d'attesa). Massimo allarme al grattacielo per il preventivo 2026 con un buco da 879 milioni. La Cgil: "Vogliono bloccare le assunzioni"
Rivedere i conti e l’utilizzo del personale. La richiesta arrivata dalla Regione a tutte le aziende sanitarie e ospedaliere del Piemonte è una mannaia sollevata sui bilanci preventivi dell’anno in corso e, forse, anche su qualche testa. «L’incremento della spesa registrata nel previsionale aziendale 2026 rispetto ai consuntivi 2024 e 2025 rileva alcune dinamiche non pienamente coerenti con gli obiettivi di efficientamento», si legge nella lettera firmata dal direttore regionale della Sanità, Antonino Sottile, e dallo stesso assessore Federico Riboldi.
Ancora più esplicito un altro passaggio, in cui dal grattacielo si afferma senza mezzi termini che l’obiettivo di riduzione dei costi operativi «non risulta pienamente soddisfatto». Una situazione più che critica – come peraltro più volte descritto dallo Spiffero alla luce dei preventivi delle Asl per l’anno in corso – che ora vede il vertice regionale della sanità chiedere alle aziende di mettere tutte le carte sul tavolo con «una verifica puntuale della coerenza tra incremento delle risorse umane, organizzazione dei servizi, volumi di attività erogati e risultati conseguiti».
Verifiche sul personale
Dal grattacielo si va dritti a uno dei nodi cruciali: l’aumento del personale, quantificato in circa 4.200 nuove assunzioni oltre al turnover rispetto al 2019, ha portato o no a un miglioramento dei servizi per i cittadini? Il dubbio traspare con evidenza nella lettera che precede le prossime verifiche sulla situazione dei conti della sanità piemontese da parte del Mef, con il rischio di commissariamento che si fa sempre più concreto. Il disavanzo di 879 milioni di euro risultante dai preventivi presentati a marzo da tutte le aziende sanitarie piemontesi aveva fatto scattare tutte le sirene d’allarme, anche se l’assessore aveva cercato di attenuare la portata della futura mazzata sostenendo che si trattasse dei «desiderata» dei direttori generali.
La firma di Riboldi
Oggi, a qualche mese di distanza, la firma di Riboldi sulla lettera inviata ieri sembra raccontare una realtà diversa, ben più pesante e concreta. La questione del personale appare sempre più centrale e spinosa, come conferma la disposizione impartita ai vertici delle aziende, ai quali «si richiede di procedere con effetto immediato a una verifica puntuale della dinamica della spesa del personale, verificando contestualmente la produttività delle risorse aggiuntive assunte rispetto all’incremento dei volumi assistenziali prodotti».
Attività improprie
Tradotto: all’aumento del personale è corrisposto un aumento dei servizi, una riduzione delle liste d’attesa, un incremento delle prestazioni erogate ai cittadini? Se la risposta fosse scontata e positiva, non ci sarebbe bisogno di chiedere una verifica tanto dettagliata, destinata a toccare situazioni che per anni nessuno – in giunte di qualunque colore politico – ha mai affrontato.
Una su tutte: la revisione delle attività impropriamente svolte dal personale sanitario. Da anni è noto che vi siano figure professionali impiegate in mansioni diverse da quelle per cui sono state assunte: personale che, invece di operare in corsia, è rimasto negli uffici, dove situazioni inizialmente temporanee, spesso legate a problemi di salute, si sono progressivamente trasformate in assetti definitivi, alimentando sacche di potere, talvolta con il silenzio, quando non con l’avallo, di alcune organizzazioni sindacali. Alle Asl viene inoltre chiesto di verificare la distribuzione del personale tra territorio, ospedali e le nuove strutture realizzate con il Pnrr.
Troppe consulenze
Sotto la lente finiscono anche le consulenze, rispetto alle quali «si rilevano incrementi significativi della spesa». Dalla Regione viene ribadito un principio che, in teoria, non avrebbe nemmeno bisogno di essere richiamato: ricorrere a incarichi esterni soltanto quando non sia possibile utilizzare professionalità interne. L’obiettivo indicato è chiaro: «la progressiva riduzione del ricorso a incarichi esterni». Dieci giorni: questo il tempo concesso ai direttori generali per rispondere a tutte le richieste formulate dalla Regione.
Cgil all'attacco
Richieste che hanno già provocato la durissima reazione della Cgil. In una nota, il segretario regionale della Funzione pubblica, Massimo Esposto, definisce il contenuto della comunicazione inviata alle Asl «un atto di gravità assoluta», poiché, secondo il sindacato, «dietro il linguaggio burocratico della razionalizzazione si cela un vero e proprio piano di austerità che scarica sul personale il fallimento delle politiche regionali».
Per la Cgil, la Regione avrebbe di fatto ordinato il blocco immediato delle nuove assunzioni, mentre, a giudizio del sindacato, quelle già effettuate – e di cui oggi si chiede conto sul fronte dei risultati – sarebbero comunque insufficienti. Esposto parla di un regalo alla sanità privata. Dal grattacielo, però, respingono l’accusa di voler bloccare le assunzioni, ribadendo che si tratta esclusivamente di verificare come sia stata impiegata la forza lavoro aggiuntiva rispetto agli organici esistenti. Perché se, con più dipendenti, i servizi non sono migliorati e la spesa è cresciuta ben oltre la soglia di guardia, un problema c’è. Forse più di uno.


