Rsa, i conti (di Riboldi) non tornano: 11mila anziani aspettano il posto
Davide Depascale 17:11 Mercoledì 08 Luglio 2026I numeri smentiscono le dichiarazioni dell'assessore alla Sanità. Valle (Pd), Ravinale (Avs) e Breda (Fondazione promozione sociale) contestano punto per punto le cifre: liste d'attesa cresciute fino al 35% in dieci mesi, criteri di accesso contraddetti dalle stesse Asl
Undicimila anziani in lista d’attesa per una quota sanitaria che la legge riconosce loro come diritto, un aumento della platea del 30-35% in dieci mesi secondo i dati delle stesse Asl, e un assessore che parla di situazioni da valutare caso per caso.
Le dichiarazioni delle ultime ore del “sindaco della Sanità” Federico Riboldi sulle liste d’attesa per le Rsa in Piemonte fanno discutere, e le repliche arrivate dal Partito Democratico, da Alleanza Verdi-Sinistra e dalla Fondazione Promozione Sociale convergono su un punto: i numeri forniti dall'assessorato alla Sanità non tornano, e la realtà raccontata dalle famiglie e dalle Asl è diversa da quella descritta.
La versione dell’assessore
Riboldi, interpellato sul tema, aveva riconosciuto la dimensione del problema — con oltre 11 mila persone in attesa — distinguendo tuttavia tra le situazioni classificate come urgenti, per le quali la normativa prevede l'attivazione della quota sanitaria entro 90 giorni dalla valutazione, e le altre. A maggio 2026, secondo l’assessore, i casi urgenti erano 1.279. Per coprire l’intera platea di richieste, aveva stimato, servirebbero 350 milioni di euro aggiuntivi, una cifra che la Regione non è in grado di reperire autonomamente e che chiama in causa la programmazione nazionale, già discussa in sede di Conferenza delle Regioni.
Sui criteri di accesso, Riboldi ha respinto le critiche delle associazioni, secondo cui le delibere piemontesi introdurrebbero parametri economici estranei alla norma nazionale, sostenendo che il sistema costruito negli anni ha semplicemente uniformato criteri prima applicati in modo disomogeneo tra le Asl, e che il peso dell’Isee nella valutazione complessiva è marginale — al massimo 4 punti su una scala che arriva a 28 — con un percorso di accesso fondato sulle condizioni cliniche e assistenziali della persona.
Qualcosa non torna
È proprio sui numeri che la prima replica, firmata dal consigliere regionale del Pd Daniele Valle, interviene con una contabilità alternativa. Secondo Valle, l’affermazione di Riboldi per cui la Regione spenderebbe già oltre 600 milioni di euro per le Rsa, con un fabbisogno aggiuntivo di 350 milioni per coprire tutte le richieste, non regge al confronto con i dati ufficiali pubblicati dalla stessa Regione. I posti Rsa accreditati in Piemonte sono 33.046, e di questi circa 15.000 risultano occupati da persone per cui il Servizio sanitario regionale riconosce la quota sanitaria della retta, con una spesa media di 17.472 euro annui per utente — circa 1.456 euro al mese — che porta a un esborso complessivo stimato in 262-270 milioni di euro l’anno, non 600.
Applicando la stessa spesa media all'intera platea di posti accreditati, sostiene Valle, il costo per garantire la copertura sanitaria a tutti si fermerebbe intorno ai 577 milioni annui — comunque inferiore alla cifra che Riboldi indica come spesa attuale. A questo si aggiunge, secondo il consigliere dem, un altro dato: per i 15.000 utenti già convenzionati la Regione copre solo la quota sanitaria, mentre la quota alberghiera resta a carico delle famiglie, per un ulteriore esborso stimato in circa 270 milioni di euro l'anno; e per i restanti 18.000 ospiti delle Rsa, esclusi dalla copertura regionale, la retta integrale — mediamente 3.000 euro al mese, 36.000 euro l'anno — comporta una spesa familiare complessiva superiore ai 600 milioni.
Il totale a carico dei cittadini piemontesi, calcola Valle, si avvicinerebbe ai 900 milioni di euro l'anno, a fronte di una spesa regionale reale di circa 270 milioni. Il consigliere Pd rileva inoltre una contraddizione temporale: “Lo stesso giorno in cui Riboldi rivendicava risultati sulle liste d'attesa e sulle assunzioni, verga una lettera alle Asl in cui blocca assunzioni e chiede di monitorare, solo a giugno, volumi delle prestazioni e delle spese: ancora una volta, emerge tutta la distanza fra l'annunciato e la realtà”.
Allarme servizi domiciliari
Sul fronte dei numeri delle liste d’attesa interviene anche Alice Ravinale, capogruppo in Consiglio regionale di Avs, che cita dati ottenuti tramite accesso agli atti: da febbraio a dicembre 2025 le persone aventi diritto alla quota sanitaria ma rimaste senza risposta dalla Regione sarebbero cresciute del 30%, dagli 8.500 di febbraio agli 11.616 di fine dicembre. Di questi, 892 risulterebbero classificati come urgenti: una cifra che, secondo Ravinale, smentisce la descrizione di Riboldi di casi isolati: “Invece di prendere atto di un bisogno crescente, di centinaia di milioni di Euro che mancano e di affrontare con serietà la questione, chiedendo anche a Roma un cambio di passo non più rimandabile, la Giunta regionale continua a scaricare sulle famiglie i costi”.
La consigliera segnala inoltre che questi dati, pur dovendo essere resi pubblici secondo quanto previsto dal Piano socio-sanitario regionale in seguito a un emendamento presentato da Avs, continuano a essere accessibili solo tramite richieste puntuali.
Ravinale estende la critica al Patto per il Welfare, sostenendo che la Regione avrebbe promesso un adeguamento del 10% dei contributi agli enti gestori per fronteggiare l'aumento del costo del lavoro, limitandosi poi a un incremento del 3,5%, e richiama la situazione dell'assistenza domiciliare — 12.458 persone in attesa, secondo la consigliera — e il mancato riparto del Fondo Nazionale Non Autosufficienza, circa 145 milioni di euro per il biennio 2025-2026 che il Piemonte, a suo dire, non avrebbe ancora ricevuto e che la Giunta si rifiuterebbe di anticipare, a differenza di altre Regioni italiane.
Questione di priorità
Il terzo controcanto alla propaganda dell’assessore lo fa Maria Grazia Breda, presidente della Fondazione promozione sociale Ets, che menziona dati pubblici secondo cui il Piemonte si collocherebbe peggio di altre Regioni italiane per numero di utenti ricoverati in convenzione, e cita un caso specifico a sostegno della propria posizione: una segnalazione inviata alla direzione generale dell'Asl To3 nel marzo 2026 su un caso urgente nel distretto pinerolese privo da tempo del riconoscimento della convenzione, a cui l'Asl avrebbe risposto — sempre secondo la Fondazione — indicando 102 casi in graduatoria come urgenti, di cui 69 con superamento dei 90 giorni previsti dalla norma, e sollecitando la Regione a rivalutare il finanziamento o a stanziare risorse specifiche per la criticità segnalata.
Breda cita inoltre un provvedimento dell’Asl Città di Torino del 18 giugno 2026 relativo all’assegnazione delle fasce di priorità, secondo cui la priorità andrebbe agli anziani non autosufficienti che, “affetti da patologie croniche, non vedono soddisfatti i propri bisogni per condizioni ambientali e socio-economiche” — un criterio che, nella lettura della Fondazione, contraddice la versione di Riboldi secondo cui la valutazione resterebbe fondata “soprattutto” su condizioni cliniche e assistenziali, suggerendo piuttosto che l’accesso alla quota sanitaria richieda alle famiglie di sostenere prima la retta con risorse proprie. Insomma, le fanfare dell’assessore, anche in questo caso, lasciano più di qualche perplessità, e i numeri non parlano affatto chiaro.


