AFFARI & GIUSTIZIA

Frode fiscale, maxi sequestro a BCube. Inchiesta sugli amici di Palenzona

Indagati tre componenti della famiglia Bonzano. Il Camionista di Tortona, già ai vertici di una controllata del gruppo, sponsorizzò uno di loro in Fondazione Cr Alessandria. Bonadeo preoccupato, mentre si addensano le incognite sulla cessione a Cdp

“Un sistema fraudolento che dura da anni e che ha comportato non solo il sistematico sfruttamento dei lavoratori, ma anche ingenti danni all’erario”. È questo, per la Procura della Repubblica di Milano, il quadro emerso dalle indagini della Guardia di Finanza che hanno portato al sequestro preventivo di oltre 15 milioni di euro nei confronti delle società del Gruppo BCube, con sede legale nel capoluogo lombardo ma direzione amministrativa e operativa a Casale Monferrato, dove l’azienda fu fondata nel 1952 dalla famiglia Bonzano.

Proprio tre componenti della famiglia casalese – Pier Carlo Bonzano, presidente del gruppo, e i figli Umberto e Luigi, anch’essi con ruoli di vertice – risultano indagati, secondo quanto trapela dall’inchiesta, per il loro ruolo di firmatari delle dichiarazioni fiscali contestate dai pubblici ministeri Paolo Storari, Adriana Blasco ed Eugenia Bianca Maria Baj Macario, con il coordinamento del procuratore aggiunto Calogero Piscitello.

Sequestri milionari

A BCube Spa sono stati sequestrati oltre 12,5 milioni di euro, mentre alla società dello stesso gruppo Bonzai Spa sono stati sequestrati quasi 2,7 milioni. Un ulteriore decreto di sequestro, sempre per 12,5 milioni di euro, è stato eseguito nei confronti di Fiege Logistics Italia, azienda specializzata nella gestione della supply chain, dei magazzini, dei trasporti, dell’imballaggio e dell’evasione degli ordini per il commercio elettronico.

L’ipotesi di reato contestata è quella di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture per operazioni giuridicamente inesistenti, in relazione alle dichiarazioni fiscali presentate tra il 2021 e il 2026.

Appalti fittizi

Secondo l’accusa, le società del gruppo avrebbero beneficiato di un sistema di appalti fittizi finalizzato alla somministrazione illecita di manodopera e all’evasione di imposte e contributi. Come spiega in una nota il procuratore aggiunto Piscitello, le indagini “hanno a oggetto il fenomeno della somministrazione illecita di manodopera” e riguardano “una complessa frode fiscale derivante dall’utilizzo, da parte delle beneficiarie finali, del meccanismo illecito di fatture per operazioni giuridicamente inesistenti a fronte della stipula di fittizi contratti di appalto per la somministrazione di manodopera, in violazione della normativa di settore, con il conseguente utilizzo di falsa documentazione”.

Società “filtro”, società “serbatoio” e altre schermature avrebbero consentito, secondo gli inquirenti, di omettere il versamento dell’Iva e degli oneri previdenziali per importi ingentissimi, ancora in corso di esatta quantificazione.

Il fascicolo si inserisce nel filone investigativo con cui la Procura di Milano, ormai da alcuni anni, sta colpendo il sistema dei cosiddetti “serbatoi di manodopera”. Un modello che, secondo gli inquirenti, avrebbe interessato alcuni tra i maggiori operatori della logistica, della grande distribuzione e della moda, da Amazon a Brt, da Dhl a Gls, passando per Esselunga, Carrefour, Uber, Armani, Dior, Tod’s e altri grandi gruppi. Secondo la Procura, questa attività investigativa avrebbe già consentito il recupero di oltre un miliardo di euro tra imposte, Iva e contributi. È il metodo del bastone e della carota: prima sequestri e amministrazioni giudiziarie, poi la via d’uscita attraverso accordi che consentono alle imprese di evitare conseguenze penali più pesanti.

La “bestia nera” Storari

A guidare anche questo filone è Paolo Storari, il magistrato che negli ultimi anni è diventato il volto delle inchieste meneghine sull’outsourcing e sulla logistica. Il suo metodo investigativo, basato su sequestri milionari, amministrazioni giudiziarie e percorsi di regolarizzazione delle imprese, è diventato quasi un marchio di fabbrica. Lo stesso Storari, intervenendo nei mesi scorsi a un convegno di Magistratura democratica, aveva rivendicato il ruolo di “supplenza” esercitato dalla Procura rispetto ai controlli che, a suo giudizio, lo Stato non riesce a garantire sul fronte dello sfruttamento del lavoro e dell’evasione contributiva. Un’impostazione che gli ha procurato molti consensi nel mondo sindacale e della sinistra, ma anche pesanti critiche da parte di giuristi e imprese per quello che viene considerato un uso particolarmente estensivo degli strumenti cautelari.

Storari, del resto, non è magistrato che passi inosservato. È lo stesso pm che nel 2020, convinto che ai vertici della Procura di Milano si stessero frenando le indagini sui verbali segreti di Piero Amara relativi alla presunta “Loggia Ungheria”, consegnò informalmente quegli atti a Piercamillo Davigo, allora componente del Csm, per autotutelarsi e sbloccare la situazione. Accusati entrambi di rivelazione di segreto d’ufficio, Storari è stato poi assolto perché ritenuto in buona fede, mentre Davigo è stato condannato per la gestione successiva di quei documenti.

Anche per questo, a Roma, il suo nome pesa. E pesa ancora di più su un dossier come quello di BCube, proprio mentre era in dirittura d’arrivo la cessione a Cdp Equity.

Il mondo di Furbizio

La tempesta giudiziaria, con perquisizioni nelle province di Milano, Pavia, Rovigo, Treviso, Roma, Potenza e, naturalmente, Alessandria, investe un colosso della logistica fondato a Casale Monferrato dalla famiglia che ancora oggi ne detiene la proprietà. Ai vertici del gruppo hanno ricoperto incarichi anche figure di primo piano come Fabrizio Palenzona, presidente di BCube Cargo fino a pochi anni fa.

Il nome di Palenzona ricorre anche in un passaggio non direttamente collegato all’inchiesta, ma riguardante uno degli indagati, Luigi Bonzano, attuale componente del consiglio di amministrazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Alessandria. Fu Big Fabrizio, quando era ancora al vertice del gruppo logistico, a suggerire all’allora presidente della Fondazione, Luciano Mariano, tragicamente scomparso alcuni mesi fa, il nome dell’imprenditore casalese, peraltro in ottimi rapporti con l’allora sindaco di Casale Monferrato Federico Riboldi, oggi assessore regionale alla Sanità per Fratelli d’Italia.

Ma in quella primavera del 2023 non tutto filò liscio. La proposta di nominare il ceo di BCube vicepresidente della Fondazione venne sonoramente bocciata. Uno smacco per Furbizio che, tuttavia, avrebbe raggiunto il proprio obiettivo appena un mese più tardi, con l’elezione all’unanimità di Bonzano.

I Palenzona boy

E sempre un "Palenzona boy" è un’altra figura di primo piano di BCube: il commercialista Corrado Bonadeo, non indagato, advisor e chief financial officer del gruppo della famiglia Bonzano, con responsabilità dirette sulle strategie finanziarie e organizzative di BCube e delle società controllate, comprese realtà come BCube Air Cargo. Negli ultimi mesi era stato tra gli uomini chiave della riorganizzazione societaria culminata con il ritorno di Pier Carlo Bonzano alla presidenza di BCube Air Cargo.

Protagonista della vicenda che portò il camionista di Tortona a lasciare la presidenza della Fondazione Crt e delle inchieste giudiziarie tuttora aperte che lo vedono indagato, Bonadeo, indicato come ispiratore del presunto “patto occulto” contro il suo mentore, aveva lasciato la cassaforte di via XX Settembre con la prospettiva, poi sfumata, di approdare nel cda della Banca di Asti. Lo si ritrova, invece, in un ruolo professionale di primo piano proprio nella holding casalese oggi finita al centro dell’inchiesta. Nel suo entourage si racconta di una forte preoccupazione per le possibili ricadute dell’indagine, anche sul piano personale, nella convinzione che dopo Torino e Roma anche la Procura di Milano abbia iniziato a guardare con crescente attenzione anche al suo ruolo nelle articolate architetture societarie del gruppo.

Incognita Cdp

L'inchiesta rischia di avere effetti che vanno ben oltre il procedimento penale. Da mesi, infatti, è in corso la trattativa per la cessione di BCube a Cdp Equity, la holding di investimento interamente controllata da Cassa Depositi e Prestiti. L’operazione, secondo fonti finanziarie, sarebbe stata ormai alle battute finali e avrebbe potuto chiudersi nel giro di poche settimane.

L’irruzione della Procura di Milano rischia però di cambiare completamente lo scenario. A Roma molti osservatori danno per scontato che un dossier investito da un’indagine firmata da Storari verrà sottoposto a verifiche ancora più rigorose. E il primo chiamato a esaminarlo sarà il chief legal officer e vice direttore generale di Cdp, Alessandro Tonetti, considerato uno dei dirigenti più influenti e prudenti della holding pubblica. Difficilmente, in una fase così delicata, qualcuno vorrà correre il rischio di autorizzare un’operazione destinata inevitabilmente a finire sotto la lente della magistratura milanese.

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