CHE CALDO CHE FA

Giugno (e luglio) rovente, l'estate prosciuga il Piemonte

Nonostante un inverno ricco di neve, le riserve idriche sono già in forte sofferenza. Temperature record, piogge in calo e fiumi ai minimi. Una questione che va oltre l'emergenza meteorologica: come garantire acqua a cittadini, imprese e agricoltura

Il Piemonte attraversa l’estate con due certezze. La prima è che giugno 2026 è stato uno dei mesi più caldi da quando esistono le rilevazioni meteorologiche regionali. La seconda è che, nonostante un inverno ricco di neve, la disponibilità d’acqua è già tornata su livelli di forte criticità. Due dati oggettivi, certificati dalle rilevazioni di Arpa Piemonte e dai monitoraggi di Anbi, che riaprono un dossier destinato ad accompagnare la regione ben oltre la stagione estiva: come gestire una risorsa sempre più esposta all’alternanza tra precipitazioni concentrate e lunghi periodi asciutti.

Che si attribuisca questo andamento all’evoluzione naturale del clima, all’incidenza delle attività umane o, come sostiene la gran parte della comunità scientifica, alla combinazione di più fattori, cambia poco dal punto di vista amministrativo. I dati dicono che gli episodi di caldo estremo e i periodi di carenza idrica si ripresentano con maggiore frequenza rispetto al passato recente. È su questa evidenza che Regione, gestori della risorsa idrica e mondo agricolo sono chiamati a programmare gli investimenti, perché l’emergenza rischia di trasformarsi in una condizione ricorrente se non addirittura permanente.

Giugno sul podio del caldo

Il mese appena concluso entra ufficialmente nella storia meteorologica piemontese. Secondo Arpa Piemonte, giugno 2026 è il terzo più caldo dal 1958 per temperatura media e per media delle temperature minime, preceduto soltanto dal 2025 e dal 2003. Se si considerano invece le temperature massime medie, il mese è secondo soltanto all’estate del 2003.

L’anticiclone africano che ha interessato gran parte dell’Europa ha raggiunto il proprio apice negli ultimi giorni di giugno. In vaste aree della pianura piemontese le temperature massime hanno oscillato tra 36 e 39 gradi, mentre ad Alessandria Lobbi sono stati raggiunti i 40,3 gradi, valore che eguaglia il record assoluto registrato nel 2019. A rendere particolarmente significativo il mese sono state anche le temperature minime.

Notti tropicali da Torino a Novara

Il caldo non si è limitato alle ore diurne. A Torino, nella stazione meteorologica di via della Consolata, il 28 giugno è stata registrata una temperatura minima di 27,2 gradi: il valore più elevato mai osservato in città nelle ore notturne, superiore anche al precedente record del luglio 2015.

Nel Piemonte orientale Novara ha registrato tredici notti tropicali consecutive, con temperature mai inferiori ai 20 gradi, mentre Biella si è fermata a dodici. Situazioni analoghe sono state rilevate anche a Vercelli e Verbania, confermando come il fenomeno abbia interessato gran parte del territorio regionale.

Piove meno e la neve si scioglie prima

Se il caldo rappresenta l’aspetto più evidente, è la disponibilità d’acqua a destare le maggiori preoccupazioni. Secondo Arpa Piemonte, l’anno idrologico presenta già un deficit di precipitazioni del 24%. Nella parte meridionale della regione le piogge risultano inferiori del 46% rispetto alla media, mentre nel settore occidentale il deficit raggiunge il 50%.

L’ultimo trimestre primaverile ha registrato temperature superiori di 1,5 gradi rispetto alla media e precipitazioni inferiori del 28%. Nel solo mese di maggio sono caduti circa 70 millimetri di pioggia, il 44% in meno rispetto ai valori normali.

A questo si aggiunge la situazione della neve. Nonostante l’inverno favorevole, i volumi ancora immagazzinati in quota risultano inferiori del 30% alla norma, riducendo il naturale apporto ai corsi d’acqua durante la stagione estiva.

L’agricoltura chiede interventi strutturali

Per Coldiretti la situazione è già critica. Dal riso al mais, dall’ortofrutta ai noccioleti, fino ai prati e ai pascoli, numerose colture stanno risentendo della scarsità d’acqua. La presidente regionale Cristina Brizzolari e il delegato confederale Bruno Rivarossa chiedono di superare definitivamente la logica dell’emergenza e di affrontare il problema con investimenti strutturali: riduzione delle perdite della rete idrica, realizzazione di una rete diffusa di invasi e microinvasi, aumento della capacità di accumulo e accelerazione dei progetti già esistenti. L'organizzazione agricola sollecita inoltre la Regione a convocare un tavolo con tutti i soggetti interessati e ad adottare misure straordinarie per incrementare rapidamente la disponibilità irrigua.

Il Verbano sotto i livelli del 2022

Tra i dati più significativi c'è quello relativo al Lago Maggiore. Secondo l’Anbi il Verbano è già sceso due centimetri sotto il livello raggiunto durante la grande siccità del 2022. Nel giro di due settimane il grado di riempimento è passato da oltre il 61% all'attuale 30,3%, con afflussi inferiori dell’82% rispetto alla media. Il fenomeno interessa anche gli altri grandi laghi del Nord: il Lario è sceso dal 62,9% al 31,2%, l’Iseo dal 71,4% al 22,9%, mentre il Garda è passato dal 75% al 66,4%.

Il Tanaro ridotto a un ruscello

La situazione dei corsi d’acqua piemontesi conferma il quadro. Nel Tanaro, a Montecastello, scorrono appena 2,6 metri cubi al secondo contro i circa 40 tipici di questo periodo: una riduzione della portata del 93,5%. Presentano deficit significativi anche la Stura di Demonte (-32%), la Stura di Lanzo (-36%) e il Toce (-42%). Sul Po, a Pontelagoscuro, la portata resta inferiore di oltre il 70% rispetto alla media, ben lontana dai valori considerati necessari per limitare la risalita del cuneo salino dal mare Adriatico.

Il nodo della gestione dell’acqua

Il confronto con altre aree del Paese offre uno spunto ulteriore. Mentre il Nord affronta una nuova fase di scarsità idrica, regioni come Basilicata e Puglia dispongono ancora di riserve consistenti grazie alle precipitazioni dei mesi scorsi e a una maggiore capacità di accumulo nei bacini artificiali.

È proprio su questo aspetto insistono sia Anbi sia Coldiretti: non basta attendere che piova, occorre aumentare la capacità di trattenere l’acqua quando arriva, riducendo nello stesso tempo le perdite della rete e rendendo operativi gli interventi già progettati.

Dai dati alla programmazione

I temporali dei primi giorni di luglio hanno riportato le temperature su valori più contenuti, senza modificare il bilancio di un mese che entra tra i più caldi mai osservati in Piemonte. Sulle cause dell’evoluzione climatica il dibattito scientifico continua, ma sul piano amministrativo il punto è un altro. Le rilevazioni degli ultimi anni mostrano una maggiore frequenza di periodi caratterizzati da caldo intenso alternati a precipitazioni irregolari e da fasi di marcata carenza idrica.

È su questa evidenza che si misura la capacità di programmazione delle istituzioni. Perché se gli episodi estremi tendono a ripresentarsi con maggiore frequenza, la vera differenza non la farà più soltanto il meteo, ma la capacità del territorio di gestire una risorsa che diventa sempre più preziosa: l’acqua.

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