SANITÀ

Sanità, concorsi d'oro in Piemonte.
Un milione per organizzare i bandi

Dal 2024 Azienda Zero ha affidato a una società esterna la gestione delle procedure per le assunzioni di infermieri e altre figure professionali. Basterebbe utilizzare i dipendenti delle Asl, ma va alzato il tetto sul personale della Super Asl. Altro appalto in vista

Spendere più per organizzare i concorsi che per pagare chi li vince, affidandosi a una società esterna nonostante i numerosi dirigenti, funzionari e impiegati retribuiti anche per svolgere questo compito. Ma in Piemonte, sul fronte della sanità, dove ogni giorno spunta qualcosa di nuovo, le cose sembrano andare proprio così.

Il primo ottobre 2024 l’allora direttore generale di Azienda Sanitaria Zero – cui sono stati affidati molteplici compiti, compreso quello di concentrare e gestire il reclutamento del personale – Adriano Leli aggiudicava alla società Recrytera Srl il «servizio integrato per l’organizzazione di concorsi pubblici che Azienda Sanitaria Zero dovrà realizzare nella Regione Piemonte». Costo preventivato, comprensivo di eventuali proroghe rispetto alla scadenza fissata per l’anno in corso: 1.376.617 euro.

A quanto risulta, dalle casse della Super Asl – quindi da quelle, sempre più vuote, della sanità piemontese – è già uscita ben più della metà della somma. E si tratta già di una cifra considerevole, davanti alla quale la domanda è inevitabile: con tutte le risorse professionali interne distribuite nelle 18 aziende sanitarie piemontesi, era davvero indispensabile rivolgersi a una società esterna, sborsando un fracco di soldi?

Bilanci in agguato

In attesa di una risposta, i dubbi sull’efficacia del ruolo della Super Asl e sulla sua precedente gestione – dopo la fase di avvio affidata al commissario Carlo Picco e prima dell’attuale corso inaugurato pochi mesi fa con l’insediamento di Massimo D’Angelo al vertice – continuano a crescere. Dubbi alimentati da scelte e decisioni spesso rimaste nascoste nei meandri della burocrazia, ma destinate a far sentire tutto il loro peso quando arriva il momento di tirare la riga finale sui conti di una sanità sempre più sprofondata nel rosso.

Il mantra dell’efficienza e della razionalizzazione si infrange contro la realtà di un’azienda nata per governare procedure che fino a quel momento venivano gestite autonomamente dalle singole Asl e che, di fatto, finisce per appaltare all’esterno ciò che dovrebbe essere svolto all’interno del sistema pubblico. Difficile immaginare che fosse questa l’idea alla base della Super Asl: quella di limitarsi al ruolo di ufficiale pagatore – con soldi altrui – o di semplice stazione appaltante per servizi che, nelle varie aziende sanitarie, sono sempre stati svolti dal personale dipendente, regolarmente retribuito anche per questo. Del resto, il fatto che diverse Asl abbiano continuato a bandire autonomamente alcuni concorsi conferma che le competenze professionali non mancano.

La nuova gara

Ma non è finita qui. Proprio pochi giorni fa l’attuale direttore della Super Asl ha firmato una delibera con cui proroga di alcuni mesi l’incarico alla società di Chieti. Il motivo? I ritardi accumulati nella predisposizione della nuova gara che, ancora una volta, affiderà all’esterno l’organizzazione e la gestione dei concorsi per infermieri e altro personale destinato agli ospedali e alle strutture della sanità piemontese.

E qui torna inevitabilmente l’interrogativo: era davvero necessario pagare all’esterno ciò che potrebbe – e dovrebbe – essere svolto dal personale dipendente? Una domanda che assume ancora più peso mentre da oltre una settimana infuria la polemica, innescata dalla lettera della Regione alle Asl con cui si chiede di verificare il corretto e ottimale utilizzo delle risorse professionali e finanziarie.

A quanto risulta, la scelta di bandire una nuova gara sarebbe di fatto obbligata dal tetto al personale imposto dalla Regione ad Azienda Zero. Un vincolo che impedirebbe di utilizzare, anche senza trasferimenti o altri cambiamenti organizzativi, quei dirigenti e funzionari che da anni si occupano di concorsi nelle rispettive Asl.

La soluzione possibile

Insomma, una soluzione sembrerebbe esserci e non apparirebbe neppure troppo complicata: alzare quel limite di personale, consentire alla Super Asl di avvalersi di figure esperte già presenti nel sistema sanitario pubblico piemontese ed evitare di spendere fior di quattrini per affidare all’esterno l’organizzazione e la gestione di concorsi che, peraltro, spesso registrano una partecipazione modesta o finiscono in buona parte deserti.

Così, mentre resta accesissimo il confronto tra Regione, sindacati e partiti sulla sospensione temporanea delle assunzioni, in attesa della verifica sull’utilizzo del personale nelle aziende sanitarie, dalle casse del Piemonte si preparano a uscire altri soldi per pagare un’impresa privata affinché svolga un’attività che potrebbe – e forse dovrebbe – essere affidata al pubblico.

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