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Sanità privata, nuove tariffe. Semaforo rosso per il Piemonte

Dopo la bocciatura del Tar il Governo ci riprova: il nuovo nomenclatore. La riforma si intreccia con la scadenza del contratto con le strutture accreditate della regione. Budget bloccato dal mancato equilibrio di bilancio. Nuovo accordo o proroga?

Poco più di 200 milioni sul tavolo e la speranza che, questa volta, vada tutto liscio. Dopo essersi visto annullare dal Tar del Lazio, circa un anno fa, il decreto con cui venivano introdotte le nuove tariffe in base alle quali il Servizio sanitario nazionale remunera le strutture private accreditate per le prestazioni ambulatoriali, il Governo ci riprova.

Nei giorni scorsi il Ministero della Salute ha inviato alla Conferenza delle Regioni il nuovo nomenclatore, ossia il testo che definisce nel dettaglio gli importi massimi che le Regioni potranno corrispondere alla sanità privata per le prestazioni specialistiche ambulatoriali e protesiche.

Un passaggio, quello compiuto dal dicastero guidato da Orazio Schillaci, che arriva a meno di due mesi dalla scadenza fissata dai giudici amministrativi dopo la bocciatura del precedente tariffario, sia pure con effetti differiti per evitare il blocco del sistema. Una decisione maturata accogliendo i numerosi ricorsi presentati dagli operatori della sanità privata, che contestavano irregolarità procedurali e carenze nell'iter seguito per l'aggiornamento delle tariffe.

Piemonte al bivio

Il percorso del nuovo nomenclatore finisce però per incrociare anche un passaggio cruciale per la sanità piemontese. Il prossimo 31 dicembre, infatti, scadrà l'accordo triennale tra la Regione e gli operatori della sanità privata accreditata, sottoscritto con le associazioni di categoria e destinato a disciplinare la ripartizione del budget tra le diverse strutture.

Proprio in vista di questa scadenza sono da tempo sul tavolo, seppur nell'ambito di una trattativa di fatto non ancora decollata, due ipotesi: accelerare i tempi e siglare entro pochi mesi il nuovo accordo triennale oppure prorogare di un anno quello attuale, nell'attesa di avere un quadro definitivo delle nuove tariffe, non solo per le prestazioni ambulatoriali oggi in discussione, ma anche per quelle relative ai ricoveri, il cui aggiornamento arriverà successivamente.

Quella che potrebbe sembrare una questione riservata agli addetti ai lavori, con risvolti esclusivamente burocratici, in realtà apre a possibili conseguenze anche per i pazienti e, non da ultimo, per l'irrisolto nodo delle liste d'attesa. Sulla scelta tra un nuovo accordo e una proroga si intrecciano infatti gli interessi di diversi gruppi della sanità privata e le valutazioni, politiche oltre che tecniche, dei vertici della sanità piemontese.

Plafond bloccato

Per comprendere gli scenari che si stanno delineando è necessario ricordare che il fondo complessivo destinato dal Piemonte alla sanità privata accreditata – tra prestazioni ambulatoriali e ricoveri – è fermo da anni a 698 milioni di euro. Il mancato equilibrio dei conti regionali impedisce inoltre di applicare quell'incremento fino al 3% consentito alle Regioni con i bilanci in ordine.

La torta, insomma, resta sempre la stessa. Per ridistribuirla in modo diverso rispetto all'attuale è indispensabile un nuovo accordo che, proprio per questo, si annuncia tutt'altro che semplice. Da una parte ci sono alcuni gruppi che chiedono un aumento del budget assegnato, dall'altra le richieste di nuovi ingressi nel sistema dell'accreditamento.

Se poi si aggiunge che proprio su alcune delle strutture che rivendicano un incremento del plafond per poter garantire le prestazioni richieste e annunciate sono in corso operazioni di compravendita, è facile intuire la portata della partita e le sue molteplici implicazioni.

Risiko delle cliniche

Una clinica con un budget di 20 milioni è naturalmente più appetibile per un potenziale acquirente e vale di più per chi intende venderla rispetto a una che dispone della metà, o anche meno, delle risorse. C'è poi la questione della capacità produttiva della struttura: un plafond inferiore significa meno prestazioni erogabili e, potenzialmente, anche meno interventi proprio in quei settori indicati dai vertici della sanità regionale come decisivi per abbattere le liste d'attesa.

Su tutto incombe però il limite invalicabile della spesa complessiva destinata alla sanità privata, così come la resistenza degli operatori a rinunciare a una parte del proprio plafond, anche nei casi in cui non sia stato interamente utilizzato.

Il nuovo contratto dovrà inoltre ribadire un principio più volte richiamato dai vertici tecnici della sanità piemontese e già presente nell'accordo attuale, anche se non sempre pienamente applicato: è il sistema sanitario regionale a stabilire quali prestazioni acquistare dal privato e in quale quantità, non il contrario.

Incontri al grattacielo

Nei primi giorni della settimana è previsto un incontro tra l'assessore Federico Riboldi e i vertici regionali delle associazioni che rappresentano la sanità privata. L'impressione, tuttavia, è che ci si trovi ancora in una fase preliminare: sul tavolo non ci sarà ancora la trattativa sul nuovo contratto, quanto piuttosto il confronto sull'opportunità di arrivare a un nuovo accordo entro la fine dell'anno oppure prorogare quello attuale, in attesa di un quadro più definito.

Il percorso appena avviato verso il nuovo tariffario nazionale, per ora limitato alle prestazioni specialistiche ambulatoriali, e l'attesa di quello relativo ai ricoveri rappresentano infatti elementi tutt'altro che marginali nella scelta. Su tutto continua però a pesare quel tetto di spesa fermo da anni, che il Piemonte non può superare. E gli stessi poco più di 200 milioni messi sul tavolo dal Governo come incremento complessivo delle risorse, da ripartire tra tutte le Regioni e destinati a finanziare parte delle nuove tariffe, difficilmente saranno sufficienti a cambiare davvero il quadro.

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