SANITÀ

Il batticuore dei primari, cardiologi in fibrillazione

Da mesi ad Alessandria il reparto è senza titolare. Con l'Irccs i tempi si allungano ancora e resta incerta l'attribuzione del ruolo a un cattedratico. Rumors su manovre tra Borgosesia e Vercelli. Su tutto aleggia il nome di Nardi, molto legato all'assessore Riboldi

Un posto da primario scoperto da mesi, un altro appena istituito per il quale si attende il nuovo titolare e un terzo sul quale si intrecciano voci e smentite su possibili cambiamenti. E visto che, in tutti i casi, si tratta di cardiologia, parlare di fibrillazioni appare più che appropriato.

Così, dopo la trasformazione dell’Azienda ospedaliera Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo di Alessandria in azienda universitaria, la sostituzione di Gianfranco Pistis, andato in pensione nei primi mesi dell’anno, sembrava destinata ad arrivare in tempi piuttosto brevi con l’assegnazione dell'incarico a un docente universitario, come del resto prevede la cosiddetta “clinicizzazione”, cioè il passaggio della struttura sotto l’egida dell’ateneo, in questo caso l’Università del Piemonte Orientale.

Una questione tutt’altro che semplice già allora, viste le non nascoste ambizioni di chi la docenza non la possedeva e quel primariato avrebbe potuto ottenerlo soltanto se il reparto fosse rimasto ospedaliero. Un tira e molla che non è mai approdato a una decisione definitiva e, forse, non per caso.

Tempi lunghi

All’orizzonte, per l’ospedale alessandrino, si profilava sempre più concretamente l’ulteriore trasformazione in Irccs, l’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, il primo di natura pubblica in Piemonte, poi salutato al momento dell’ufficialità come un traguardo tanto inseguito quanto importante per la sanità piemontese.

Nel frattempo, la cardiologia, formalmente diretta dal capo dipartimento, è affidata al vice di Pistis, mentre, a distanza di mesi, nessuno si è ancora preoccupato di togliere dal sito aziendale il nome dell’ormai pensionato quale direttore della struttura complessa. Un dettaglio, ma che forse la dice lunga sui tempi di reazione. Quelli necessari per nominare il nuovo primario non si annunciano certo più rapidi.

La trasformazione in Irccs presuppone una serie di passaggi burocratici che coinvolgono Regione e Ministero della Salute e soltanto con l’approvazione del nuovo atto aziendale sarà possibile avviare la procedura per nominare il nuovo direttore della Cardiologia. E, ad oggi, nessuno è ancora in grado di dire con certezza se dovrà essere necessariamente un universitario oppure no. I vertici dell’azienda propendono per la prima soluzione, ma la parola definitiva è ancora tutta da scrivere.

Casale caput mundi

Dunque i giochi restano aperti, potenzialmente anche per chi non può vantare titoli accademici. Nell’ambiente non è un mistero che non pochi camici bianchi scommettessero sull’alta probabilità che a sostituire Pistis sarebbe stato Federico Nardi, attuale direttore della Cardiologia dell’ospedale Santo Spirito di Casale Monferrato, professionista legatissimo all’assessore alla Sanità, il meloniano Federico Riboldi che, fin dall’inizio del suo mandato, lo ha voluto come ascoltato consigliere e stretto collaboratore, affidandogli prima un incarico presso Azienda Zero e successivamente nominandolo al vertice della rete cardiologica piemontese.

Pronto ad assumere, il prossimo anno, il prestigioso ruolo di presidente dell’Amco, l’associazione nazionale dei cardiologi ospedalieri, Nardi, pur vantando un curriculum di primissimo piano, oltre a solide relazioni nel mondo della politica (e non solo), non avrebbe però i requisiti richiesti qualora la Cardiologia – specialità, peraltro, alla base del riconoscimento dell’Irccs – venisse clinicizzata. Così, mentre il tanto atteso riconoscimento è arrivato con una notevole accelerazione negli ultimi mesi, la nomina del nuovo primario continua invece a procedere con estrema lentezza e difficilmente arriverà prima dell’inizio del prossimo anno.

Riso amaro

Il nome di Nardi viene evocato tra i camici bianchi anche in relazione a un’altra vicenda che sposta l’attenzione da Alessandria a Vercelli, sebbene più di un riflettore resti puntato su Torino, dove, nell’ambiente dei cardiologi, l’ascesa del collega casalese – seppur d’adozione – non è sempre guardata con particolare favore. Invidie, gelosie e rivalità non sorprendono, anche quando riguardano professionisti abituati a confrontarsi ogni giorno con patologie ben più serie.

Per rafforzare l’offerta sanitaria su una parte del territorio e, forse, anche per compensare la contestata chiusura del punto nascite, all’ospedale di Borgosesia è stata prevista l’istituzione di una struttura complessa di Cardiologia: quattro letti, pur senza Utic (l’Unità di terapia intensiva cardiologica), e tutto il personale necessario per farla funzionare, compreso naturalmente il primario. Anche quest’ultimo dovrà essere individuato attraverso un concorso e, pure in questo caso, la prospettiva temporale porta ai primi mesi del prossimo anno.

Sospetti e smentite

Una procedura come molte altre, se non fosse per le voci che continuano a circolare negli ambienti medici e ospedalieri e che rimandano a uno scenario smentito con decisione dal direttore generale dell’Asl di Vercelli, Marco Ricci, così come dallo stesso assessore regionale. È quello che vedrebbe assegnare la nuova Cardiologia di Borgosesia all’attuale primario di Vercelli, Francesco Rametta. Un ipotetico trasferimento che lascerebbe vacante la struttura complessa del Sant’Andrea. E chi potrebbe approdare lì, secondo i rumors che percorrono le corsie? Ancora una volta Nardi.

Un’ipotesi liquidata come «totale fantasia» da Riboldi e smentita anche dal direttore generale dell’Asl. Con queste premesse appare davvero difficile, se non impensabile, che le indiscrezioni trovino conferma. Ma le fibrillazioni, probabilmente, un’origine ce l’hanno. E in questo caso, più che il tracciato dell’elettrocardiogramma, occorre guardare ad altri tracciati.

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