Gilardino fa il bis a Vercelli,
ora pensa alla Regione
Davide Depascale 13:49 Lunedì 27 Luglio 2026
Il presidente di Anci Piemonte in quota FdI viene confermato alla guida della Provincia, sostenuto da un listone comprendente anche il Pd. Per molti è il trampolino per tentare di succedere a Cirio al 40° piano del Grattacielo. Ma molti meloniani storcono il naso
Una riconferma ampiamente prevista, con un dato politico tutt’altro che trascurabile e da non derubricare come vicenda locale. Davide Gilardino, presidente di Anci Piemonte e coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia, ottiene il secondo mandato alla guida della Provincia di Vercelli grazie a una lista unitaria che vai dai partiti del centrodestra al Partito Democratico.
Larghissime intese che certificano, oltre all’indubbia abilità del sindaco di Ronsecco nel costruire un consenso trasversale, anche e soprattutto il rafforzamento di un profilo istituzionale, da spendere su scenari ben più ambiziosi.
Lista unica
Gilardino era l’unico candidato alla presidenza. Al voto hanno partecipato circa mille tra sindaci e consiglieri comunali del territorio vercellese. La lista che lo sosteneva comprendeva otto consiglieri espressione della maggioranza di centrodestra – Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia – e due esponenti del Partito Democratico. Il più votato con il sistema del voto ponderato è risultato Alessandro Montella della Lega, seguito dal sindaco di Trino Daniele Pane (FdI) e dal vicesindaco di Santhià Mattia Beccaro (Pd). «Ringrazio tutti i sindaci e i consiglieri che credono, come me, che il lavoro di squadra sia la soluzione migliore per ottenere risultati importanti per il Vercellese e la Valsesia. Continuiamo con il medesimo impegno e con tante opportunità strategiche in vista», ha dichiarato il presidente riconfermato.
Il Pd dal canto suo rivendica apertamente la scelta compiuta di affiancare il coordinatore provinciale di FdI. «Siamo il secondo partito all'interno della lista eletta ed è senza dubbio un risultato importante – afferma la segretaria provinciale Mariella Moccia –. Siamo soddisfatti di come gli amministratori del nostro territorio abbiano accolto e sostenuto la nostra scelta di responsabilità. Portare due consiglieri provinciali significa garantire voce e rappresentanza ai territori e alle istanze del centrosinistra dentro l'ente di area vasta».
L’operazione politica
La vera novità infatti non è la rielezione in sé, ma il perimetro della coalizione costruita da Gilardino. Un rassemblement che va da Fratelli d’Italia fino al Partito Democratico, passando per Lega e Forza Italia. Un’operazione che punta a presentare la Provincia come luogo di collaborazione tra amministratori, al di là delle appartenenze partitiche, e che viene rivendicata come una scelta di pragmatismo istituzionale.
Una lettura che, però, non convince tutti. Tra gli avversari e anche in alcuni settori del centrodestra – vedasi Lega – l’accordo viene interpretato come un esempio di larghe intese costruite più per consolidare un sistema di consenso che per affrontare le questioni amministrative del territorio. La presenza di amministratori del Pd nella lista unitaria alimenta inevitabilmente il dibattito sul confine tra collaborazione istituzionale e consociativismo.
I sostenitori dell'operazione sottolineano invece come siano stati coinvolti amministratori locali impegnati quotidianamente nel governo dei rispettivi Comuni, sostenendo che la Provincia richieda una logica diversa rispetto allo scontro politico tradizionale.
Obiettivo Grattacielo?
Dietro questa strategia si può individuare un disegno politico di più lungo periodo. Non è affatto una novità delle ultime ore l’ipotesi che Gilardino stia pensando di entrare nella partita della successione ad Alberto Cirio alla guida della Regione Piemonte. Le prossime elezioni regionali sono previste nel 2029, ma il quadro potrebbe cambiare qualora Cirio dovesse lasciare anticipatamente il Grattacielo in direzione Roma, dove lo attenderebbe un posto in Parlamento e nei suoi migliori auspici un ministero o la presidenza di una delle due camere. In quel caso si aprirebbe con anticipo la corsa alla candidatura del centrodestra, e Gilardino non vuole farsi prendere in controtempo.
Resta però da capire quale sarà l’equilibrio interno alla coalizione. Non è infatti scontato che spetti a Fratelli d’Italia indicare il candidato presidente, anche se il partito di Giorgia Meloni lo rivendicherà con forza, dato che pur essendo il partito egemone del centrodestra non esprime alcun presidente nel centro-nord.
Le ombre nel centrodestra
Il percorso di Gilardino, del resto, racconta una lunga esperienza politica. Cresciuto in Alleanza Nazionale, passato poi nel Popolo della Libertà, ha vissuto anche una breve parentesi nel Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, prima del ritorno nell'area della destra fino agli incarichi oggi ricoperti alla guida della Provincia di Vercelli, di Anci Piemonte e del coordinamento provinciale di Fratelli d’Italia.
La sua ascesa, tuttavia, non è stata priva di attriti. All’interno di Fratelli d'Italia continuano infatti a circolare malumori legati alle presunte facilitazioni offerte al passaggio di numerosi amministratori, provenienti soprattutto dalla Lega, verso Forza Italia, come parte di un equilibrio politico più ampio con Cirio.
Il prossimo banco di prova sarà capire se questo modello potrà essere esportato su scala regionale. E soprattutto se, quando si aprirà la partita del dopo Cirio, quella costruita a Vercelli sarà ricordata come una semplice operazione di pragmatismo amministrativo o come il primo passo della scalata al quarantesimo piano del Grattacielo Piemonte.


