AFFARI & POLITICA

Acque agitate su Cogesi, spunta il manager leghista (che piace al Pd)

Conclusa la selezione per il successore del direttore Ponta. In pole il presidente di Alpi Acque ed ex Amos Mauro, dirigente del gruppo Bcc e uomo vicino al senatore Bergesio, sostenuto anche dal dem Calderoni. Una convergenza che fa storcere il naso a tanti

Quindici anni per riportare l’acqua sotto il controllo pubblico. Poche settimane per trasformare la scelta del nuovo direttore generale di Cogesi in una delle partite politiche più delicate del Cuneese. La casella che fino a oggi è stata occupata ad interim dall’ingegnere Andrea Ponta è diventata improvvisamente il crocevia di interessi che travalicano il semplice curriculum.

In cima ai pronostici c’è Simone Mauro, manager del gruppo Bcc, presidente di Alpi Acque e già presidente di Amos, la società dei servizi sanitari controllata da cinque aziende sanitarie piemontesi, fedelissimo del senatore leghista Giorgio Maria Bergesio ma, raccontano i bene informati, gradito anche a una parte del Pd. Un’intesa bipartisan che fa storcere il naso a destra come a sinistra e che arriva proprio mentre Cogesi è chiamata a dimostrare che la grande scommessa dell’acqua pubblica può essere anche un modello di buona amministrazione, non di lottizzazione.

La “strana” alleanza

Insomma, la scelta del prossimo direttore generale di Cogesi rischia di trasformarsi nella prima vera prova politica della nuova fase. Perché non si tratta soltanto di individuare il manager chiamato a guidare il consorzio che, dopo ricorsi e battaglie giudiziarie, è riuscito a riportare sotto il controllo pubblico l’intero servizio idrico provinciale. Si tratta di capire quale equilibrio di potere accompagnerà una macchina che gestisce un patrimonio infrastrutturale enorme, investimenti per centinaia di milioni e un affidamento destinato a durare fino al 31 dicembre 2047.

Ed è proprio per questo che il nome di Mauro, non passa inosservato. Anzi. Perché attorno alla sua possibile nomina si intrecciano politica, rapporti di forza tra i soci, alleanze trasversali e anche qualche episodio del passato che continua a pesare.

La fine dell’interregno

Dall'ottobre 2023 il timone di Cogesi è affidato all’ingegnere Andrea Ponta, che nel frattempo continua a ricoprire anche l’incarico di direttore generale di Acda, la principale società pubblica del servizio idrico cuneese. Una soluzione nata come transitoria e che perdura da troppo tempo.

Proprio per separare i due incarichi, lo scorso febbraio Cogesi ha pubblicato il bando per individuare il nuovo direttore generale. Un passaggio che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto limitarsi a individuare il profilo più adatto ad accompagnare il consorzio nella fase più delicata della sua storia. In realtà, già leggendo la declaratoria, molti avevano iniziato a sollevare qualche sopracciglio.

Quel requisito finanziario

Fra i requisiti richiesti ai candidati compariva infatti un elemento che diversi osservatori hanno giudicato quantomeno insolito. Accanto alle competenze nella gestione del servizio idrico veniva infatti richiesta una specifica esperienza in ambito finanziario. Una caratteristica certamente utile per una società impegnata a sostenere operazioni economiche molto rilevanti, ma che molti hanno interpretato come un presupposto costruito attorno a un profilo ben preciso.

Ed è qui che entra in scena Simone Mauro. Originario di Chiusa Pesio, Mauro è oggi presidente di Alpi Acque, una delle società operative che fanno parte del sistema Cogesi e che gestisce il servizio idrico nell'area Fossanese, Saviglianese e Saluzzese. Parallelamente è un dirigente del gruppo bancario Bcc. Proprio questa esperienza nel settore creditizio lo renderebbe perfettamente compatibile con quel requisito finanziario inserito nel bando.

Ma non è soltanto il curriculum a far discutere. Mauro è infatti un leghista di lungo corso, setretto collaboratore del senatore Giorgio Maria Bergesio. Oltre ad aver ricoperto l’incarico di segretario cittadino della Lega, oggi svolge il ruolo di segretario amministrativo del partito provinciale guidato proprio da Bergesio. Un sostegno politico, quello del parlamentare leghista, scontato. Molto meno scontato, invece, sarebbe quello che arriverebbe da una parte del Partito Democratico.

Secondo quanto filtra negli ambienti del consorzio, a sponsorizzarne il nome ci sarebbe infatti anche Mauro Calderoni, oggi consigliere regionale dem ed ex sindaco di Saluzzo, uno dei Comuni più importanti all’interno della compagine societaria di Alpi Acque. Un asse Lega-Pd decisamente inedito. E proprio questa convergenza starebbe creando non pochi malumori sia nel centrodestra sia nel centrosinistra, oltre a suscitare perplessità in numerose amministrazioni comunali di ogni orientamento politico.

L’ombra del progetto Pnrr saltato

Se però il profilo politico divide, c’è anche un episodio gestionale che continua ad alimentare le perplessità. Da presidente di Alpi Acque, Mauro è infatti associato alla vicenda che ha portato al naufragio di uno dei progetti più innovativi finanziati dal Pnrr.

Si tratta del cosiddetto PNIISSI, il programma nazionale per la realizzazione di nuovi invasi. Dopo aver aderito all’Associazione temporanea d'imprese (Ati) costituita per concorrere a un progetto da 46 milioni di euro, al momento della stipula definitiva davanti al notaio Alpi Acque non si presentò. Un'assenza che fece saltare l’operazione, costringendo l’Ati a rivedere il progetto e a dimezzare l'importo della richiesta di finanziamento, scesa da 46 a 23 milioni di euro.

Una vicenda che nel mondo degli enti locali cuneesi continua a essere ricordata come un’occasione persa e che inevitabilmente torna d’attualità proprio mentre il suo presidente viene indicato come il favorito per la guida di Cogesi.

Una poltrona che vale

La scelta del direttore generale assume un peso completamente diverso rispetto anche solo a dodici mesi fa. Il 14 maggio scorso Cogesi ha infatti firmato il contratto preliminare per il subentro a Egea Acque, completando il percorso che porterà entro la seconda metà del 2026 alla gestione interamente pubblica del servizio idrico provinciale. Un passaggio storico.

Cogesi, costituita nel 2012 dopo il referendum sull’acqua pubblica del 2011, aveva iniziato la propria operatività nel 2019, ma solo con l’acquisizione del ramo idrico di Egea riesce finalmente a diventare il gestore unico dell’intera provincia di Cuneo. L’operazione vale oltre 75 milioni di euro, comprende il trasferimento del personale e conclude una delle vicende amministrative più complesse degli ultimi quindici anni. Cinque ricorsi, tutti respinti e un sesto, promosso dalla nuova Egea controllata da Iren, ritirato dopo il pagamento del valore residuo.

Piccolo impero

Oggi Cogesi governa una rete che interessa circa 250 Comuni, quasi 10 mila chilometri di acquedotti, oltre 3 mila chilometri di fognature, circa 800 impianti di depurazione e un sistema destinato a gestire investimenti sempre più consistenti.

Proprio perché la partita dell’acqua pubblica è stata così lunga e faticosa, molti amministratori considerano la nomina del direttore generale una scelta che va ben oltre gli equilibri politici. Lo hanno ripetuto in questi mesi il presidente dell’Egato 4 Davide Falletto, il presidente di Cogesi Momo Di Caro, il presidente della Provincia Luca Robaldo e la sindaca di Cuneo Patrizia Manassero: il vero banco di prova sarà dimostrare che il modello pubblico è capace di essere efficiente almeno quanto quello privato.

Una sfida che significa governare investimenti, contenere le perdite di rete, uniformare le tariffe, gestire finanziamenti milionari e tenere insieme realtà territoriali molto diverse senza cadere nei campanilismi. Per questo il prossimo direttore generale non sarà soltanto il manager di un consorzio. Sarà il volto operativo del più importante esperimento di gestione pubblica dell’acqua mai realizzato nella Granda. Ed è proprio per questo che ogni dettaglio della sua nomina viene osservato con estrema attenzione.

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