SALA ROSSA

Bagarre sulla Tav in Sala Rossa. Meloni manda in tilt la sinistra

La condanna delle violenze spacca la maggioranza di Lo Russo (uccel di bosco). Mentre il Pd prende le distanze, Avs resta seduta e i 5 Stelle srotolano in aula la bandiera No Tav. Cartelli, urla e accuse reciproche. Alle 17 la presidente Grippo manda tutti a casa

“Se il sindaco non parla, blocchiamo l’aula”. Così la visita a sorpresa della premier Giorgia Meloni al cantiere Tav di Chiomonte, dopo il sabato di guerriglia in Val di Susa, ha fatto “incendiare” anche Palazzo Civico. In Sala Rossa il clima si surriscalda ben oltre i trenta gradi dell’estate torinese: urla, cartelli, accuse incrociate e una seduta chiusa senza neanche iniziare la discussione. La frattura sulla Torino-Lione torna a dividere il Consiglio comunale e, soprattutto, mette in imbarazzo la maggioranza.

A innescare la bagarre è la richiesta di comunicazioni al sindaco Stefano Lo Russo avanzata dal capogruppo di +Europa Silvio Viale e dal consigliere di Fratelli d’Italia Ferrante De Benedictis. La maggioranza la respinge, concedendo ai due appena un minuto di intervento.

Sessanta secondi sufficienti, però, per mettere il dito nella piaga. Entrambi chiamano direttamente in causa Alleanza Verdi Sinistra, accusata di non prendere nettamente le distanze dalle violenze dei gruppi antagonisti che hanno assaltato i cantieri. “Questo imbarazzo riguarda tutta la maggioranza”, attacca De Benedictis. Viale rincara: “È arrivato il momento che tutti escano allo scoperto”.

Guarda il video della bagarre

L’imbarazzo di Avs

La replica arriva immediatamente dai banchi della maggioranza, ma con un particolare che non passa inosservato. Mentre Pd, Lista Lo Russo, Moderati e gli altri consiglieri si alzano mostrando cartelli con la scritta “No alla violenza e alle strumentalizzazioni. Solidarietà ai feriti”, i due consiglieri di Avs, Sara Diena ed Emanuele Busconi, restano seduti.

Un gesto che pesa più di molte dichiarazioni. Per il consigliere di Torino Bellissima Pierlucio Firrao è “un silenzio che fa rumore”: Avs è l’unico gruppo della maggioranza a non aderire all’iniziativa, proprio all’indomani delle polemiche sollevate dalla capogruppo regionale del partito contro i controlli delle forze dell’ordine sui manifestanti No Tav.

Cartelli contro cartelli

L’iniziativa della maggioranza scatena la controreplica del centrodestra. Dai banchi dell’opposizione compaiono altri cartelli: “Sì Tav, no violenza”. A quel punto l’aula si trasforma in una curva da stadio: volano accuse reciproche, si alzano cori di “vergogna” da entrambe le parti e la presidente Maria Grazia Grippo è costretta a sospendere la seduta: si convoca una capigruppo per decidere se discutere un Odg sullo stesso tema presentato dal consigliere Pino Iannò, ma non se ne esce. La presidente Maria Grazia Grippo fa una dichiarazione condivisa di solidarietà alle forze dell’ordine, ma per il centrodestra non è abbastanza e riesplode la protesta . “Dovrei espellervi tutti”, la replice della presidente, prima di chiudere definitivamente la seduta poco prima delle 17.

I no e i distinguo

Nel mirino finisce anche il no di Avs a una dichiarazione unitaria che la presidente Grippo aveva proposto nella conferenza dei capigruppo per condannare le violenze a nome dell’intero Consiglio comunale. Un’ipotesi che non ha trovato il consenso necessario, anche per l’opposizione manifestata da Viale e Pino Iannò, indipendente di centrodestra.

Il gruppo rossoverde prova poi a chiudere la polemica con una nota: “Abbiamo sempre condannato le violenze e lo facciamo anche questa volta. Tutto il resto è propaganda e l’ennesima strumentalizzazione della destra. Portare questo scontro fin dentro le istituzioni è il peggior servizio che si possa fare alla democrazia e alla distensione del clima”.

I Cinque Stelle tolgono ogni dubbio

Se qualcuno sperava che la sospensione servisse a raffreddare gli animi, è bastato attendere pochi minuti. Alla ripresa dei lavori i consiglieri del Movimento 5 Stelle Andrea Russi e Dorotea Castiglione hanno srotolato in aula una bandiera No Tav. L’ennesima scintilla in una seduta già incandescente: “La nostra posizione sulla Torino-Lione resta ferma. Rivendichiamo una battaglia politica e popolare che da decenni coinvolge la Valle di Susa e contesta un’opera dai costi enormi”, risponde Russi.

Insomma, se il Pd cerca faticosamente di accreditarsi come forza istituzionale che condanna le violenze, i suoi alleati continuano a mandare segnali opposti. E la visita di Meloni a Chiomonte, oltre a riaccendere lo scontro politico nazionale, finisce per mettere a nudo tutte le contraddizioni della maggioranza che governa Torino.

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