SANITÀ & BUSINESS

Guadagni record, stipendi fermi. Sanità privata frena sui contratti

Nel 2024 fatturato per 13,4 miliardi e crescita del 5,5% rispetto all'anno precedente. Gli aumenti per i dipendenti subordinati alla revisione delle tariffe. Perla (Aiop): "Bisogna attendere quella dei ricoveri". Ravinale (Avs): "La giunta Cirio tenga fede agli impegni"

Se non caldo, certo tutt’altro che tranquillo l’autunno che si annuncia sul fronte della sanità privata, dove torna a infiammarsi la questione del rinnovo dei contratti dei lavoratori delle cliniche e di tutte le altre strutture del settore.

Fermi da oltre quattro anni, gli stipendi dovrebbero essere aumentati di circa il 3,8%. Ma questo incremento la sanità privata, pur dichiarandosi da tempo disponibile ad avviare la trattativa con i sindacati, lo subordina all’aggiornamento delle tariffe riconosciute alle strutture accreditate per le prestazioni erogate per conto del servizio sanitario pubblico.

Il tariffario c’è

Le tariffe – al momento soltanto quelle relative alle prestazioni ambulatoriali – sono state aggiornate pochi giorni fa e dovranno essere applicate dai sistemi sanitari di ciascuna Regione a partire dal prossimo 21 settembre. Tanto basta ad Alice Ravinale, capogruppo di Avs in Consiglio regionale del Piemonte, per tornare su un tema già sollevato nei mesi scorsi in aula e sostenere che non ci siano più scuse: è arrivato il momento di procedere con gli aumenti, «perché non può continuare a essere il personale a pagare il prezzo dei margini di guadagno della sanità privata».

Dipendenti penalizzati

Ravinale ricorda che «con l’entrata in vigore del nuovo tariffario nazionale viene meno anche uno degli argomenti più utilizzati dalle associazioni datoriali della sanità privata per rinviare il rinnovo dei contratti collettivi nazionali, in particolare quelli della sanità privata e delle Rsa di Aiop e Aris (le due principali sigle del settore, la seconda rappresentativa delle strutture di natura religiosa, ndr), scaduti rispettivamente da quattordici e otto anni, con salari rimasti al palo nonostante l’aumento esponenziale del costo della vita.

Proprio questi comparti – prosegue la consigliera regionale – sono stati inoltre esclusi dal meccanismo di adeguamento al 50% dell'inflazione previsto dal Decreto Lavoro del Governo Meloni, penalizzando chi garantisce ogni giorno servizi essenziali e favorendo gli interessi delle grandi realtà della sanità privata».

Palla a Governo e Regione

Il via libera al nuovo tariffario ambulatoriale arrivato dalla Conferenza delle Regioni, dopo alcuni inciampi procedurali e i ricorsi al Tar contro la prima versione, dovrebbe dunque imprimere un’accelerazione al rinnovo contrattuale, superando il principale ostacolo posto dalle imprese. Ma non è proprio così.

«L’aggiornamento delle tariffe riguarda, al momento, solo il settore ambulatoriale. Per avviare le trattative destinate a portare agli aumenti bisogna attendere che vengano aggiornate anche le tariffe dei ricoveri», spiega Giancarlo Perla, presidente piemontese di Aiop. «Siamo da sempre intenzionati a procedere con gli aumenti, ma perché questo sia possibile la revisione tariffaria deve essere completa. Ci auguriamo che ciò avvenga presto, auspicabilmente subito dopo l’estate», aggiunge Perla, rimandando di fatto la palla a Governo e Regioni.

Fatturato in crescita

Tutto questo accade mentre anche i dati più recenti confermano come quello della sanità privata sia un comparto in forte crescita, con performance economiche e finanziarie sempre migliori.

L’aggiornamento del report dell’Area Studi Mediobanca sui principali operatori evidenzia che nel 2024 il fatturato aggregato del settore ha raggiunto i 13,4 miliardi di euro, con un incremento del 5,5% rispetto al 2023 e del 22% rispetto al 2019. Per il 2025 è prevista un'ulteriore crescita del 3,7%, trainata soprattutto dall’assistenza agli anziani (+7,9%), seguita dall’assistenza ospedaliera (+3,9%), dalla diagnostica (+2,8%) e dalla riabilitazione (+2,6%).

L’analisi evidenzia inoltre come, rispetto al periodo precedente alla pandemia, siano soprattutto le strutture dedicate all’assistenza agli anziani a registrare la crescita più significativa (+25,9%), favorite dall’aumento del tasso di occupazione dei posti letto e dall’apertura di nuove strutture. Seguono la diagnostica (+22,9%) e l’assistenza ospedaliera (+22,8%), mentre la riabilitazione cresce del 10,1%.

Sul piano economico prosegue anche il recupero della redditività: l’Ebit margin passa dal 3,1% del 2023 al 3,6% del 2024, pur rimanendo al di sotto del 5,4% registrato nel 2019. L’utile aggregato torna positivo, attestandosi a 34,6 milioni di euro, mentre il Roi risale al 4,7%, ancora inferiore al 6,3% dell'era precedente alla pandemia.

Fuori chi non firma

Profitti in crescita, stipendi fermi: è questa la fotografia attuale del settore, che rende il tema degli aumenti ancora più caldo e il nuovo rinvio prospettato dai privati motivo di legittime tensioni e critiche.

Concentrando l’attenzione sul Piemonte, non si può non ricordare come, suscitando una certa sorpresa, lo scorso maggio anche la maggioranza di centrodestra abbia votato a favore di un ordine del giorno presentato proprio da Avs, con il quale si impegnava la giunta a evitare che nelle strutture sanitarie e socio-assistenziali accreditate o convenzionate con la Regione si lavorasse a condizioni peggiori rispetto al servizio pubblico. E, sulla base di questo principio, a non rinnovare l'accreditamento alle strutture che non avessero rinnovato i contratti e adeguato gli stipendi.

«Il rinnovo delle convenzioni regionali in scadenza il 31 dicembre sarà il momento per tenere fede a questo impegno – ricorda Ravinale – e chiederemo fin da subito, con un’interrogazione alla giunta regionale, come intenda procedere, anche alla luce del nuovo tariffario in vigore da settembre».

Una scadenza, quella richiamata dalla capogruppo di Avs, che potrebbe però slittare. Al Grattacielo, infatti, si sta ancora valutando l’ipotesi di prorogare di un anno il contratto triennale con le strutture accreditate. E anche in questo caso una delle possibili motivazioni risiederebbe proprio nell’attesa del completamento della revisione tariffaria, ormai al centro di una partita che si gioca su più tavoli e attorno a interessi diversi.

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