Case di comunità, istruzioni per gli addetti. Nessuna informazione ai cittadini
Stefano Rizzi 07:00 Mercoledì 29 Luglio 2026Agenas detta le regole delle nuove strutture della medicina territoriale: équipe multidisciplinari e presa in carico dei pazienti. Ma gli utenti non sanno cosa sono. Schillaci annuncia una campagna di comunicazione. Piemonte tra le regioni pilota
Chi fa cosa. Le Case di comunità stanno aprendo una dopo l’altra, costate miliardi del Pnrr e destinate a diventare il pilastro della nuova sanità territoriale. Peccato che la maggior parte dei cittadini continui a non sapere quando debba rivolgersi a queste strutture anziché al medico di famiglia o ad altre figure della sanità pubblica, per quali prestazioni e che cosa vi troverà.
Un vuoto di informazione tutt’altro che secondario, tanto che ora è la stessa Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, a mettere ordine almeno sul fronte di chi dovrà lavorarci – medici, infermieri, assistenti sociali, personale amministrativo – tracciando le linee di indirizzo per le “équipe multiprofessionali e multidisciplinari” chiamate a operare nelle nuove strutture. Resta però ancora aperta la questione più importante: spiegare agli utenti come e quando utilizzare un servizio destinato a cambiare il rapporto tra cittadini e sanità pubblica.
L’inciampo ligure
Qualche Regione ci ha provato, forse correndo troppo e, viene da dire, finendo per farla fuori dal vaso. È il caso della Liguria, che aveva tappezzato le città con il messaggio: “Hai la diarrea? Vai alla Casa di comunità”. Sempre che ce ne sia una vicina. Da campagna di comunicazione a tormentone il passo è stato breve. Lo scivolone ligure non ha avuto emuli, ma il nodo resta: se non si sa quando e per quale motivo varcare la soglia di strutture terminate con il fiatone pur di non perdere i fondi europei, la loro utilità rischia inevitabilmente di vacillare.
Presentando il documento con le linee guida, che discendono dal superamento del modello del singolo professionista per approdare al lavoro d’équipe, il direttore generale di Agenas, Angelo Tanese, ha spiegato come queste indicazioni “rappresentino un tassello di una strategia più ampia con cui Agenas accompagna le Regioni nella trasformazione del Servizio sanitario nazionale”.
Un percorso tutt’altro che breve e semplice. Basti pensare che, proprio all’interno dei gruppi che lavoreranno nelle Case di comunità, si è deciso di prevedere anche la figura del facilitatore, chiamato a “favorire il coordinamento operativo del gruppo”.
Nodo personale
Resta tutt’altro che risolta anche la questione del personale. Non è forse un caso che, nel documento, l’équipe di base sia composta da un medico di medicina generale o da un pediatra di libera scelta, un infermiere, un assistente sociale e un amministrativo. A questi si affiancheranno gli specialisti, anche se, nel descrivere le Case di comunità, il documento si sofferma più su ciò che non sono che su ciò che saranno, ribadendo che non devono essere confuse con i poliambulatori.
Nelle strutture finanziate dal Pnrr, che in Piemonte sono 82, alle quali se ne aggiunge una decina realizzate con altre risorse, il fulcro dell’attività dovrebbe essere soprattutto la presa in carico dei pazienti fragili, cronici o affetti da specifiche patologie, oltre alle vaccinazioni, agli screening e a tutta quella medicina di prevenzione finalizzata a ridurre il ricorso ai ricoveri.
Proprio riguardo all’accesso alle Case di comunità, il documento di Agenas spiega che le modalità potranno essere differenti: dai controlli periodici dei pazienti cronici alle situazioni non programmate, come casi non gravi che richiedono comunque una visita. Una definizione davvero chiara e comprensibile per tutti i cittadini, tuttavia, ancora non c’è.
Rischio confusione
Il rischio concreto è quello di generare ulteriore confusione, accrescendo anziché ridurre i disagi. La necessità di fornire indicazioni semplici e univoche appare quindi un presupposto indispensabile, ben più delle inaugurazioni davanti alle telecamere o delle trite celebrazioni di traguardi raggiunti senza spiegare concretamente quali servizi i cittadini potranno trovare, per quali necessità e con quali modalità potranno usufruirne.
Completata la corsa, spesso affannosa, per rispettare i tempi imposti dall’Unione europea e pur dovendo fare i conti con la cronica carenza di personale sanitario, l’obiettivo dovrebbe ora essere proprio questo. “A breve avvieremo una campagna di comunicazione”, ha annunciato pochi giorni fa il ministro della Salute, Orazio Schillaci.
Piemonte in campagna
Anche Agenas ha in cantiere un’iniziativa che dovrebbe svilupparsi sotto il titolo “Modelli di promozione della salute”, nella quale il ruolo delle nuove strutture sarà centrale. A quanto risulta allo Spiffero, la fase sperimentale coinvolgerà almeno tre Regioni, tra cui il Piemonte. La partenza è prevista per settembre, quando anche le Case di comunità, così come gli Ospedali di comunità, dovrebbero entrare pienamente in funzione. E quando, finalmente, i cittadini sapranno quando, come e perché rivolgersi a questi nuovi servizi.


