Orcel torna a puntare su Bpm. Manovre d'agosto in Unicredit
12:15 Venerdì 31 Luglio 2026Vinta la campagna tedesca, il numero uno di piazza Gae Aulenti guarda di nuovo al cortile di casa. L'apertura di Messina a future collaborazioni e il disgelo con il Mef cambiano gli equilibri del risiko. Giorgetti, stavolta, potrebbe rivelarsi un prezioso alleato
Nella tradizione agosto è il mese delle ferie. Non per il compianto Sergio Marchionne (“ferie da che?”) e neppure per Andrea Orcel. Il CR7 della finanza europea ha quasi archiviato la campagna di Germania e già guarda al cortile di casa. Se Carlo Magno combatte la sua battaglia per annettere Siena all’impero di Ca' de Sass, il numero uno di Unicredit sembra aver già individuato il prossimo bersaglio: Banco Bpm. Più che un ritorno di fiamma, l’interesse per l’istituto guidato da Giuseppe Castagna è una fiamma mai del tutto spenta
Non c'è ancora un’offerta, né tantomeno un dossier sul tavolo del consiglio d’amministrazione. Ma ci sono indizi che, messi uno accanto all’altro, sembrano preludere a mosse imminenti. Nel risiko bancario nessuno si muove per caso. Se nessuno è ancora pronto a scommettere sulla data dell’affondo, sempre meno sono quelli che dubitano del bersaglio.
La pace armata con Carlo V
Il segnale più sorprendente è arrivato proprio da chi, non solo sulla carta, dovrebbe essere il principale rivale. Presentando i conti record di Intesa, Carlo Messina non si è limitato al suo “whatever it takes” sull’Opas per Mps. Ha fatto qualcosa di ancora più interessante: ha parlato di ipotetiche e future collaborazioni con Unicredit.
Un’apertura che ha soprattutto un valore operativo: Carlo V lascia intendere di essere disposto a cedere a Orcel gli asset di Montepaschi che dovessero finire nel perimetro delle dismissioni imposte dall’Antitrust. Un modo per evitare una guerra totale e trasformare momentaneamente due concorrenti in alleati tattici. Del resto, presto potrebbero ritrovarsi fianco a fianco anche dentro Generali, dove diventerebbero i primi due soci del Leone. Nel risiko, anche i nemici scelgono accuratamente quando smettere di spararsi.
Il disgelo con Giorgetti
C’è poi un altro tassello che cambia completamente lo scenario. Dodici mesi fa il governo bloccava di fatto l’assalto di Unicredit a Banco Bpm invocando il golden power. Oggi il clima è radicalmente diverso. I rapporti fra Orcel e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti sono tornati distesi. I contatti informali non sono mai stati smentiti e lo stesso ministro, davanti alla Commissione banche, ha lasciato cadere una frase tutt’altro che casuale: “Oggi teoricamente Unicredit potrebbe fare quell’operazione”. In poche parole, il semaforo non è più rosso. Anzi, dal punto di vista politico una Bpm nelle mani di Unicredit sarebbe probabilmente più gradita di una progressiva francesizzazione sotto l’ombrello di Crédit Agricole.
La Banque Verte, infatti, è ormai arrivata al 29,3% di Banco Bpm e continua a ripetere un concetto semplice quanto efficace: “Nulla può essere fatto senza di noi”. Parole che valgono quasi come un diritto di veto. A Piazza Meda, non a caso, il management continua a guardare ai francesi come al cavaliere bianco capace di scoraggiare eventuali offensive ostili. Un asse industriale ancora più stretto sarebbe la migliore polizza assicurativa contro il ritorno di Orcel. Ma proprio quella presenza così ingombrante potrebbe convincere Roma che sia arrivato il momento di favorire un campione nazionale.
Il fattore Commerzbank
Il vero interrogativo riguarda invece il capitale. La scalata alla banca tedesca ha assorbito molte risorse e ha inevitabilmente ridotto i margini di manovra nel breve periodo. Inoltre, Banco Bpm oggi vale molto più di quando Unicredit tentò il primo affondo. L’operazione costerebbe sensibilmente di più e richiederebbe nuove sinergie, eventuali cessioni di attività oppure un utilizzo molto più intenso della carta azionaria.
Ma proprio nelle pieghe della documentazione predisposta per l’assemblea di settembre si intravede qualcosa di più di semplici adempimenti tecnici: Unicredit continua a rafforzare la propria flessibilità patrimoniale, predisponendo strumenti che consentono di sostenere future operazioni straordinarie senza compromettere gli indici di capitale. Difficile pensare che tutto questo serva soltanto per chiudere il dossier tedesco.
Agosto, il mese della tentazione
Intanto Montepaschi continua a rincorrere il piano alternativo con Banco Bpm, mentre Carlo Magno stringe l’assedio e Unipol prepara le munizioni finanziarie per accompagnare l’operazione. Se quell’ipotesi dovesse definitivamente naufragare, come è assai probabile, Piazza Meda resterebbe inevitabilmente sola. Ed è proprio questo lo scenario che rende agosto il mese più pericoloso. Non perché Orcel sia pronto a lanciare un’offerta domani mattina. Ma perché, una volta sistemata la casella Commerzbank, il CR7 della finanza avrebbe finalmente il tempo di tornare a guardare casa.
Per mutuare il mitico Vujadin Boškov, nel grande risiko bancario italiano la partita finisce solo quando il mercato fischia. E il fischio finale sembra sempre più vicino.


