AMBIENTE & POLITICA

Piemonte a bocca asciutta,
oltre 70 comuni senz'acqua

Non è più soltanto un'emergenza climatica, ma il conto di una fragilità che si ripresenta ogni estate. La Regione ricorre per la prima volta ai poteri straordinari della nuova legge. Il Pd chiede fondi subito e rilancia il tema degli investimenti rimasti al palo

Per quattro estati consecutive il Piemonte torna a fare i conti con la stessa emergenza. Cambiano le intensità, cambiano le aree più colpite, ma il copione resta immutato: fiumi in magra, falde in sofferenza, agricoltura sotto pressione, Comuni costretti a razionare l’acqua e autobotti in servizio. Stavolta, però, Alberto Cirio sceglie di utilizzare per la prima volta la nuova legge regionale approvata a giugno, dichiarando lo stato di emergenza per la crisi idrica. Una decisione che consente procedure più rapide e poteri straordinari, ma che inevitabilmente riapre anche il tema delle responsabilità e, soprattutto, di quanto sia stato fatto negli ultimi anni per evitare che l’emergenza diventasse la normalità.

Lunedì 3 agosto la Giunta regionale dichiarerà formalmente lo stato di emergenza regionale legato alla siccità. È la prima applicazione della normativa approvata appena un mese fa, pensata proprio per consentire interventi più tempestivi senza attendere i tempi della dichiarazione dello stato d'emergenza nazionale.

La decisione è maturata al termine del Tavolo siccità convocato dall’assessore all’Emergenza idrica Matteo Marnati, al quale hanno partecipato Protezione civile, Arpa Piemonte, Province, Prefetture, gestori del servizio idrico, consorzi irrigui e organizzazioni agricole. «Alla luce dell'aggravarsi delle condizioni meteo-climatiche e dei dati tecnici emersi durante la riunione – spiegano il presidente Cirio e gli assessori Marnati, Marco Gabusi e Paolo Bongioanni – abbiamo avviato la procedura per la dichiarazione dello stato di emergenza regionale». Contestualmente il Tavolo resterà convocato in permanenza, così da monitorare quotidianamente l’evoluzione della situazione e adottare ulteriori misure qualora il quadro dovesse peggiorare.

Numeri da piena emergenza

I dati fotografano una situazione già ben oltre la soglia di allarme. Oltre 70 Comuni e frazioni sono oggi riforniti con autobotti. Dall’inizio dell’emergenza sono stati effettuati 581 trasporti d’acqua, con una spesa che ha già superato i 400 mila euro. Altri 106 Comuni hanno emanato ordinanze o avvisi che limitano l’utilizzo dell’acqua potabile. I monitoraggi regionali collocano ormai il Piemonte nella fascia di massima criticità idrica.

Sul fronte meteorologico il quadro è ancora più eloquente: negli ultimi tre mesi il deficit di precipitazioni ha raggiunto il 55%, mentre luglio è destinato a entrare tra i mesi più secchi degli ultimi settant'anni.

Le analisi di Arpa Piemonte spiegano perché la Regione abbia deciso di cambiare passo. L’intero bacino del Tanaro, dello Scrivia e del Po a monte della Dora Baltea è ormai classificato in condizioni di siccità severa, un livello che non si registrava dal 2022. Le precipitazioni di giugno sono risultate inferiori del 36% rispetto alla media climatica, mentre la prima parte di luglio ha segnato un ulteriore deficit di circa il 50%. A rendere ancora più pesante il quadro contribuiscono temperature eccezionalmente elevate, con giugno tra i più caldi mai registrati e un’anomalia regionale di circa +3,5 gradi, che ha accelerato l’evapotraspirazione prosciugando ulteriormente suoli e corsi d’acqua.

Anche le risorse superficiali raccontano la stessa storia: neve residua quasi assente, invasi ridotti e portate dei principali fiumi inferiori di oltre il 40% rispetto alle medie storiche. Sul Po, a Isola Sant’Antonio, il deficit ha raggiunto addirittura il 75%.

L’agricoltura a secco

La crisi arriva nel momento peggiore della stagione agricola. Mais e soia stanno completando il ciclo produttivo, mentre il riso si trova nella fase della fioritura, quella con il maggiore fabbisogno idrico. Un eventuale aggravamento della situazione potrebbe tradursi in perdite produttive significative proprio in uno dei comparti simbolo dell'agricoltura piemontese. Per questo la Regione continuerà a monitorare costantemente l’evoluzione della situazione anche in vista di eventuali interventi attraverso il fondo regionale della Protezione civile.

Cosa cambia con lo stato di emergenza

La dichiarazione non significa automaticamente nuovi finanziamenti. Consente però al presidente della Regione di emanare ordinanze urgenti per accelerare procedure amministrative, garantire l’approvvigionamento idrico della popolazione, intervenire più rapidamente sulle infrastrutture e adottare misure straordinarie anche sul fronte della prevenzione degli incendi boschivi, il cui rischio resta molto elevato. È uno strumento che punta soprattutto a ridurre la burocrazia nelle situazioni di crisi.

Pd: senza soldi è un annuncio

Proprio questo è il punto su cui insiste l’opposizione. Per Mauro Calderoni, Fabio Isnardi e Domenico Ravetti la dichiarazione dello stato di emergenza rischia di trasformarsi «solo in un titolo di giornale» se non sarà accompagnata da stanziamenti immediati. Secondo i consiglieri del Partito Democratico, l’assestamento di bilancio rappresenta l’occasione per destinare risorse straordinarie a Comuni, consorzi irrigui e aziende agricole. «Non basta dichiarare l’emergenza – sostengono i dem –servono fondi immediatamente disponibili. Senza investimenti, le ordinanze speciali restano strumenti vuoti».

Il Pd chiede inoltre la convocazione urgente di tutti gli Ato piemontesi per verificare lo stato di avanzamento dei progetti finanziati con il Pnrr nel settore idrico, individuando eventuali ritardi e ridefinendo una strategia di lungo periodo.

Il nodo infrastrutture e perdite

Su un punto, al di là dello scontro politico, il consenso tra tecnici è pressoché unanime. Le autobotti sono la risposta all’emergenza, non la soluzione. Le priorità individuate da Arera, Istat e dagli stessi gestori del servizio idrico sono note da tempo: riduzione delle perdite delle reti degli acquedotti, ammodernamento delle infrastrutture, realizzazione di nuovi invasi e bacini di accumulo, riutilizzo delle acque depurate in agricoltura, digitalizzazione delle reti e gestione integrata della risorsa. Una parte consistente di questi interventi è sostenuta anche attraverso i finanziamenti del Pnrr, la cui effettiva attuazione rappresenterà uno dei banchi di prova decisivi nei prossimi anni.

La politica, insomma, può discutere se la Giunta abbia fatto abbastanza o se il Pd abbia ragione nel chiedere nuovi fondi. Ma il dato difficilmente contestabile è un altro: il Piemonte continua ad affrontare ogni estate con strumenti emergenziali una crisi che, ormai, ha tutte le caratteristiche di un problema strutturale. Se gli investimenti sulle reti, sugli invasi e sull’efficienza del sistema non riusciranno a correre più velocemente del cambiamento climatico, il rischio è che anche lo stato di emergenza finisca per diventare un appuntamento fisso del calendario.

print_icon