Il Pil cresce, cala l'occupazione.
Un Piemonte double face
11:23 Martedì 04 Agosto 2026
Terzo trimestre consecutivo con il segno più (+0,86%), oltre 3 miliardi sopra i livelli pre-Covid e export tornato a quota 62 miliardi. Ma la manifattura continua a perdere terreno, gli addetti sono 35 mila in meno rispetto al 2025 e a trainare sono costruzioni e turismo
Il Piemonte continua a crescere, ma perde posti di lavoro. Nel secondo trimestre del 2026 il Pil regionale è aumentato dello 0,86% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, mettendo a segno il terzo trimestre consecutivo con il segno positivo e accelerando rispetto al +0,75% registrato nei primi tre mesi dell’anno.
È quanto emerge dal nuovo PilNow, l’indice elaborato dal Comitato Torino Finanza presso la Camera di commercio di Torino, che consente di anticipare di circa un anno i dati ufficiali sull’andamento dell’economia piemontese.
La ripresa, dunque, prosegue. Ma resta leggermente più debole rispetto a quella dell’Italia e dell’Unione europea, entrambe cresciute dell’1% su base annua. E soprattutto continua a poggiare su settori che difficilmente potranno garantire la stessa spinta ancora a lungo, mentre il cuore industriale della regione rimane in affanno.
Superati i livelli pre-pandemia
Il prodotto interno lordo del Piemonte viene stimato in 172,6 miliardi di euro a prezzi correnti e in 136,4 miliardi a valori costanti del 2015. Il livello dell’attività economica regionale supera così di circa 3 miliardi quello precedente alla pandemia. Anche il Pil pro capite sale, raggiungendo circa 40.200 euro. Un valore superiore alla media italiana, ma ancora distante da quello dei principali poli economici europei.
Il Piemonte ha quindi recuperato il terreno perduto durante l’emergenza sanitaria, senza però riuscire a colmare il divario accumulato rispetto alle aree più dinamiche del continente. La crescita resta positiva, ma ancora troppo contenuta per imprimere una svolta strutturale all’economia regionale.
Diminuiscono gli occupati
Il dato più preoccupante arriva dal mercato del lavoro. Nonostante l’aumento della ricchezza prodotta, nel secondo trimestre gli occupati sono diminuiti dell’1,3% rispetto allo stesso periodo del 2025.
In Piemonte lavorano 1,844 milioni di persone, circa 35 mila in meno rispetto al picco raggiunto lo scorso anno. Una contrazione che mostra come la crescita del Pil non si stia traducendo in un aumento dell’occupazione.
A soffrire è soprattutto la manifattura, il settore che più di ogni altro ha storicamente caratterizzato il sistema produttivo piemontese. Continua invece ad aumentare l’occupazione nelle costruzioni, ancora sostenute dagli interventi finanziati dal Pnrr. Neppure i servizi riescono più a compensare le difficoltà dell’industria: dopo la crescita registrata nei trimestri precedenti, il comparto ha smesso di creare nuovi posti di lavoro.
L’export torna a 62 miliardi
Un segnale positivo arriva dalle esportazioni, che tornano a quota 62 miliardi di euro su base annualizzata, avvicinandosi al record raggiunto nel 2023. Anche in questo caso, tuttavia, il valore nominale restituisce soltanto una parte del quadro. Una volta depurato dall’aumento dei prezzi, l’export piemontese continua infatti a perdere terreno in termini reali.
Le imprese vendono all’estero merci per un valore vicino ai massimi storici, ma la quantità effettiva di beni esportati non ha ancora recuperato i livelli precedenti. Un problema particolarmente rilevante per una regione fortemente dipendente dalla manifattura e dalla domanda internazionale.
Inflazione al 3 per cento
Nel frattempo l’inflazione regionale risale al 3%, spinta soprattutto dai rincari che interessano l’abitazione, i trasporti e il turismo. I consumi delle famiglie rimangono sostanzialmente stabili. A sostenere gli acquisti è sempre più il ricorso al credito: i finanziamenti al consumo aumentano del 4,6% rispetto allo scorso anno.
Molto più contenuto l’incremento dei prestiti alle imprese, che si ferma all’1,4%. Una crescita inferiore a quella dei prezzi e che, in termini reali, equivale a una contrazione. Il dato riflette la debolezza della domanda interna e la prudenza delle aziende, poco propense ad accendere nuovi finanziamenti in assenza di prospettive solide sull’andamento degli ordini e dei mercati.
Motori vicini all’esaurimento
Dietro l’accelerazione del Pil si nasconde dunque un’economia sbilanciata. A sostenere la crescita sono soprattutto le costruzioni, il turismo e il credito al consumo, mentre la manifattura continua a perdere occupazione e le esportazioni faticano a recuperare i volumi precedenti.
«La crescita viene da motori in fase di esaurimento: costruzioni, turismo e credito al consumo, mentre il manifatturiero, cuore storico della nostra economia, resta in difficoltà strutturale e le esportazioni continuano a perdere terreno in termini reali», avverte Vladimiro Rambaldi, presidente del Comitato Torino Finanza.
Il rischio è che la spinta garantita dal Pnrr alle costruzioni si affievolisca proprio mentre gli altri settori non sono ancora in grado di raccoglierne il testimone. Anche il turismo, pur continuando a sostenere l’attività economica, non può sostituire per dimensioni, produttività e occupazione il peso dell’industria.
Per consolidare la ripresa, secondo Rambaldi, serviranno quindi nuovi investimenti innovativi e l’apertura di nuovi mercati. Senza un rilancio della capacità produttiva e dell’export reale, il Piemonte rischia di continuare a crescere nei numeri del Pil, ma con meno industria e meno lavoro.


