OBITUARY

Addio a Giuliana Gardini, l'ultima grande torinese

Pioniera dell'emittenza locale, giornalista, manager della comunicazione e per oltre vent'anni al fianco di Patrizia Sandretto. Ha diretto Tele Torino International e Grp, lanciando idee e talenti. Per lo Spiffero è stata un'amica sincera e una preziosa complice. Un basotu

Giuliana Gardini apparteneva a quella razza ormai quasi estinta di giornalisti che non si limitavano a raccontare il cambiamento: lo anticipavano. E lo facevano con naturalezza, senza mai rivendicarlo. Aveva il gusto della notizia, il fiuto dell’innovazione e una curiosità che non si è mai spenta. Se n’è andata la scorsa notte, improvvisamente a 83 anni. I funerali saranno celebrati domani, giovedì, alle 10, nella chiesa della Crocetta.

Per Torino, per il giornalismo piemontese e per il mondo della comunicazione è la scomparsa di una protagonista autentica. Per chi ha avuto la fortuna di conoscerla, è soprattutto l’addio a una donna rara. Elegante senza ostentazione, sabauda nel portamento, cosmopolita nello sguardo. Con quell’ironia lieve, mai cattiva, che le permetteva di cogliere il lato nascosto delle persone e delle situazioni. Bastavano pochi minuti di conversazione per capire che dietro ogni suo sorriso c’erano esperienza, intelligenza e una memoria sterminata.

Per noi dello Spiffero è anche un dolore personale. Giuliana è stata una delle primissime amiche della nostra testata. Anzi, come amava dire lei, una nostra “fan”. Possiamo confessarlo adesso, certi che ci perdonerà: è stata anche una preziosa fonte delle nostre spifferate. Ma ridurla a questo sarebbe ingeneroso. Ogni telefonata, ogni caffè, ogni messaggio erano una piccola lezione di giornalismo e di vita. Sapeva raccontare retroscena, ma soprattutto sapeva dare loro un contesto. E riusciva sempre a farlo con quella leggerezza intelligente che trasformava ogni colloquio in un momento di divertimento oltre che di conoscenza.

La voce di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, con cui ha condiviso oltre vent’anni di lavoro alla fondazione che porta il suo nome, si spezza nel ricordo: “Una donna speciale, un grande dolore. Una persona speciale”. Poche parole, pronunciate con emozione, che forse valgono più di qualsiasi curriculum.

Eppure il curriculum di Giuliana Gardini basterebbe da solo a raccontare un pezzo di storia del giornalismo italiano. Torinese, comincia giovanissima a collaborare con il Journal de Genève, occupandosi di giornalismo aeronautico. Nel 1975 si iscrive all’Ordine dei giornalisti, ma già da qualche anno aveva scelto una strada poco battuta. Quando nel 1973 nasce Week-End, il mensile voluto da Bolaffi e Mondadori, si trasferisce a Milano e comincia a viaggiare per il mondo. Erano viaggi veri, spesso avventurosi, ma anche esplorazioni nel continente ancora ignoto delle televisioni private. Da Rio de Janeiro alla Giamaica, osservava, imparava e riportava in Italia idee che sembravano fantascienza.

Fu proprio un viaggio in Giamaica a cambiarle la vita. Tornata a Torino, nel 1976, contribuì a costruire Tele Torino International, una delle prime televisioni libere italiane. Ne divenne direttore generale e responsabile del palinsesto. “Le idee le prendevo in giro per il mondo e le adattavamo alla realtà torinese”, raccontava. Inventò format, impose una televisione fatta da giornalisti e non da improvvisati, costruì un’informazione locale moderna. E quando intuì che il pubblico chiedeva anche intrattenimento, lanciò “Spogliamoci insieme”, trasmissione destinata a entrare nella storia della televisione italiana. Ne parlarono la Bbc e i giornali americani. Lei, invece, dovette affrontare processi e accuse di pornografia. La assolsero gli anni successivi, molto più delle sentenze.

“Spogliamoci insieme”, vero e proprio antenato di Colpo Grosso, era inizialmente un sexy quiz condotto dal mitico Pino Maffi. Ma la svolta arrivò quasi per caso: dopo un ritardo di una ballerina di night, davanti alle telecamere finì una casalinga. L’idea di trasformare la “vicina della porta accanto” nella protagonista dello spogliarello si rivelò un colpo di genio. La trasmissione sfondò il muro del milione di telespettatori a serata e divenne un autentico fenomeno di costume. Si racconta perfino che la Fiat intervenne perché la replica domenicale, trasmessa troppo tardi, venisse anticipata: il lunedì mattina molti operai arrivavano in fabbrica con poche ore di sonno. Del programma parlarono quotidiani e periodici italiani e stranieri; arrivarono troupe televisive da mezzo mondo e la vicenda finì sulle pagine di Newsweek, San Francisco Chronicle, Le Figaro, Daily Mail, Paris Match, oltre che nei servizi della Bbc.

Nel 1978 passò alla direzione di Grp, dove realizzò cinque telegiornali al giorno e trasformò l’emittente in una vera concorrente della Rai e dei quotidiani cittadini. Inventò la rassegna stampa televisiva in diretta notturna, quando ancora nessuno immaginava un format del genere. Lanciò programmi innovativi come “Succhia la gomma” e “Spudoratamente”, satira politica corrosiva e intelligentissima. Nei suoi studi passarono o mossero i primi passi personaggi come Piero Chiambretti, Alba Parietti, Felice Andreasi, Giovanni Arpino, Luigi Carluccio.

Era una pioniera. Ma non amava quella parola. Preferiva parlare di velocità. “Pensavi una cosa la mattina e la sera era già in onda”, ricordava. “Eravamo delle schegge”. Quando nel 1986 Grp venne ceduta lasciò il mondo delle televisioni private senza alcuna nostalgia. Continuò a fare giornalismo, lavorando per La Gazzetta del Popolo, collaborando con Il Giornale di Indro Montanelli, Panorama, L’Espresso, Vogue Italia e molte altre testate.

Parallelamente costruì una seconda carriera altrettanto prestigiosa nella comunicazione istituzionale: fu capo dell’ufficio stampa dell’Atm, poi Gtt, gruppo Trasporti Torinesi, del Cto, responsabile della comunicazione del Congresso mondiale di Egittologia, del Castello di Rivoli e, dal 2003, responsabile delle relazioni esterne della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, diventando uno dei punti di riferimento del mondo dell’arte contemporanea.

Era anche una donna che ha aperto la strada ad altre donne. Vicepresidente dell’Aidda, docente di comunicazione, dirigente in un’epoca in cui i ruoli apicali erano quasi esclusivamente maschili. Intervistata nel 1984, alla domanda se la sua fosse una generazione sconfitta, rispose con una frase che la racconta perfettamente: “Le donne che conosco non sono frustrate né sconfitte. Abbiamo degli artigliotti”. Li aveva anche lei. Ma li usava con eleganza.

Sempre con la valigia pronta, cittadina del mondo pur restando profondamente torinese, non smise mai di guardare avanti. La televisione, diceva, aveva perso la freschezza e la velocità degli anni Settanta. Lei, invece, quella freschezza l’ha conservata fino all’ultimo.

Con Giuliana se ne va una testimone irripetibile della nascita dell’emittenza privata, una professionista che ha attraversato cinquant’anni di giornalismo senza mai smettere di reinventarsi. Ma soprattutto se ne va una persona che sapeva rendere migliori le giornate di chi aveva la fortuna di incrociarla. Ci mancheranno le sue telefonate, i suoi racconti, le sue confidenze, quella risata elegante e quel modo unico di osservare il mondo senza mai perdere curiosità e umanità.

Un basotu. Come lei chiudeva sempre ogni nostro sms. E oggi, più che mai, quel grande bacio in piemontese sa di gratitudine e di addio.

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