POLITICA & GIUSTIZIA

Delmastro, la Camera nega alla Procura l'acquisizione delle chat

Con 206 voti contro 133 Montecitorio respinge la richiesta dei magistrati di Roma di poter utilizzare le conversazioni tra l'ex sottosegretario di FdI e Caroccia. Maggioranza compatta. Le opposizioni insorgono: proteste in Aula e scontro sulle prerogative parlamentari

Con 206 voti contro 133, la Camera respinge la richiesta della magistratura di acquisire e utilizzare le chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove e il ristoratore romano Giovanbattista Caroccia, indicato dagli inquirenti come presunto prestanome del clan Senese. A scrutinio segreto l’Aula conferma così la decisione già assunta dalla Giunta per le autorizzazioni, trasformando un caso giudiziario in uno dei più duri scontri politici dell’estate parlamentare.

A fare muro sono tutti i partiti della maggioranza, ai quali si aggiungono gli otto deputati di Futuro Nazionale guidato dal generale Roberto Vannacci. Sul fronte opposto votano compatte tutte le opposizioni: Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva e Azione.

Le prerogative del Parlamento

Il voto arriva al termine di giorni di tensione istituzionale. La Giunta per le autorizzazioni aveva già respinto la richiesta della Procura di Roma dopo la lettera inviata dal procuratore Francesco Lo Voi, decidendo di non procedere con ulteriori approfondimenti e confermando il diniego al sequestro delle conversazioni.

A complicare ulteriormente la vicenda era stata la disputa sulla possibilità per i commissari di consultare il materiale inviato dalla Procura. Il presidente della Giunta, Devis Dori, aveva inizialmente autorizzato la visione delle chat, ma l’intervento del presidente della Camera Lorenzo Fontana, attraverso la convocazione della Giunta per il Regolamento, aveva congelato tutto rimettendo la decisione finale al voto politico.

Dori ha spiegato di aver rinunciato a mettere ai voti la questione della consultabilità degli atti «per non creare un precedente pericoloso», sottolineando come la Giunta sia «un organo di garanzia che non può affidare alle maggioranze di turno decisioni sensibili». Ha inoltre lamentato che il rifiuto della maggioranza di svolgere un'integrazione istruttoria rende ormai impossibile conoscere il contenuto della documentazione trasmessa dalla Procura, destinata a restare inaccessibile.

Le ragioni del centrodestra

Per la maggioranza la questione non riguarda il merito dell’inchiesta ma la tutela delle prerogative costituzionali del Parlamento. Il relatore Pietro Pittalis ha sostenuto che negare l’autorizzazione non impedisce ai magistrati di proseguire le indagini e che difendere l’articolo 68 della Costituzione significa semplicemente pretendere il rispetto delle garanzie previste per i parlamentari. Secondo l’esponente di Forza Italia, parlare di uno “scudo” contro la magistratura rappresenta «un argomento inconsistente e pericoloso» e, se davvero si ritiene superata quella tutela, spetterebbe alle opposizioni proporre una revisione costituzionale.

Ancor più duro Galeazzo Bignami. Il capogruppo di Fratelli d’Italia ha ribattuto agli attacchi di Giuseppe Conte accusandolo di utilizzare due pesi e due misure, ricordando il caso delle chat dell’ex magistrato Roberto Scarpinato e rilanciando con una serie di riferimenti alle vicende delle mascherine durante la pandemia. Ha poi attaccato direttamente il Pd, richiamando la visita dei parlamentari democratici ad Alfredo Cospito al 41-bis e sostenendo che Delmastro sarebbe finito nel mirino proprio dopo aver denunciato quell'episodio.

L’intervento ha infiammato l’Aula, costringendo la vicepresidente Anna Ascani a ripetuti richiami nei confronti sia dei deputati dell'opposizione sia dello stesso Bignami.

L’opposizione: “State impedendo le indagini”

Per le opposizioni il voto rappresenta invece un precedente gravissimo. Il Movimento 5 Stelle ha trasformato la protesta in una messinscena simbolica, portando in Aula una piccola cassaforte e mostrando gli striscioni “Fuori le chat!” e “Aprite la cassaforte!”. Dopo il voto, alcuni deputati pentastellati si sono diretti sotto i banchi del governo mostrando in alto i telefoni cellulari, in evidente riferimento alle conversazioni rimaste segrete. Il gesto ha provocato il caos nell’emiciclo e la sospensione della seduta.

Elly Schlein ha sostenuto che il Parlamento non è chiamato a processare Delmastro ma semplicemente a consentire ai magistrati di svolgere il proprio lavoro. Per la segretaria del Pd il voto dimostra come la maggioranza sia «giustizialista con gli avversari e iper garantista con i propri esponenti», accusando il governo di concentrare tutte le proprie energie sulla tutela dei propri dirigenti anziché sui problemi del Paese.

Conte ha parlato di un nuovo “scudo” dopo quello concesso, a suo dire, a Daniela Santanchè. «Non è uno scudo contro il carovita o contro il crollo della produzione industriale – ha detto – ma uno scudo per gli amici di partito». L’ex presidente del Consiglio ha accusato la maggioranza di aver costruito «uno statuto privilegiato» per i propri esponenti e di richiamarsi impropriamente alla figura di Paolo Borsellino.

Anche Alleanza Verdi e Sinistra ha scelto una protesta scenografica: i deputati si sono bendati gli occhi mentre Elisabetta Piccolotti ha evocato il “gatto di Schrödinger”, sostenendo che Delmastro viene mantenuto in una condizione di innocenza e colpevolezza insieme proprio perché si impedisce alla magistratura di aprire la “scatola” contenente le chat. «La barbarie – ha affermato – è impedire nel 2026 indagini sulla mafia».

Che cosa contengono le chat

Il materiale trasmesso dalla Procura di Roma comprende messaggi WhatsApp e sms scambiati tra Delmastro e Caroccia, acquisiti nel corso delle indagini. Secondo quanto emerso dagli atti giudiziari e dai resoconti parlamentari, gli inquirenti ritengono rilevanti tre aspetti: il livello di frequentazione personale tra i due, eventuali richieste di intervento o di interessamento su pratiche amministrative e nomine, e soprattutto i riferimenti alle vicende giudiziarie che riguardavano Caroccia.

Proprio quest’ultimo punto è al centro dell’interesse investigativo. Caroccia è infatti stato coinvolto nell’inchiesta antimafia sul clan Senese di Roma e successivamente condannato in primo grado. La Procura intende verificare se e in quale misura Delmastro fosse consapevole del profilo e delle frequentazioni del suo interlocutore.

Per la magistratura quelle conversazioni rappresentano un possibile elemento probatorio da valutare nel procedimento. Per le opposizioni potrebbero chiarire la natura dei rapporti tra l’ex sottosegretario e Caroccia. Per la maggioranza, invece, prevale la tutela delle prerogative parlamentari garantite dall’articolo 68 della Costituzione. Il risultato è che quelle chat resteranno chiuse. E insieme a loro resta aperto uno scontro politico destinato a proseguire ben oltre il voto di Montecitorio.

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