CANZONI STONATE

Dal Carroccio alla "Locomotiva". Molinari canta Guccini a Salvini

Uno dei simboli della sinistra finisce nel pantheon musicale del numero uno della Lega piemontese. L'omaggio social al cantautore sorprende e arriva mentre il partito vive settimane di tensioni interne. Ma ha sbagliato canzone: meglio "L'Avvelenata"

Ci voleva Francesco Guccini per mettere tutti d’accordo. O quasi. Non la politica, quella resta irrimediabilmente divisa, ma almeno le playlist. E così, mentre la Lega attraversa uno dei momenti più complicati della sua storia recente, tra statuti di un nuovo partito post salviniano, tensioni interne e un’identità sempre più difficile da definire, a sorprendere è il tributo che arriva da uno dei suoi dirigenti più importanti.

A poche ore dalla scomparsa del cantautore modenese, Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera e segretario del partito in Piemonte, gli rende omaggio sui social con una fotografia e una delle strofe più celebri della Locomotiva: «…e che ci giunga un giorno, ancora la notizia, di una locomotiva, come una cosa viva, lanciata a bomba contro l’ingiustizia…». Poi poche parole: «Grazie di tutto Maestro».

L’anarchico Molinari

Molinari cantore del bombarolo anarchico? Poco credibile. Un omaggio sincero, probabilmente dettato più dalla passione musicale che dalla militanza ideologica. Ma che inevitabilmente fa sorridere. Perché Guccini è stato molto più di un cantautore: è stato uno dei grandi miti culturali della sinistra italiana, colonna sonora di generazioni cresciute tra Feste dell’Unità, case del popolo e manifestazioni. Difficile immaginare un repertorio più distante non solo dalla Lega per Salvini premier ma anche dall’immaginario padano delle origini del Carroccio.

Eppure la politica, soprattutto quando attraversa una crisi, finisce spesso per regalare cortocircuiti inattesi. E quello della Lega non è un momento qualsiasi. Mentre il partito cerca di ritrovare se stessa per non perdersi definitivamente, il suo leader piemontese cita proprio il brano simbolo dell’anarchia e della ribellione alle ingiustizie sociali.

Incendiari e pompieri

Del resto Guccini è sempre stato trasversale. Lo ascoltavano i militanti comunisti, ma anche tanti elettori che nati incendiari sono poi invecchiati pompieri. Le sue canzoni hanno superato le appartenenze politiche molto prima che diventasse di moda parlare di contaminazioni culturali. Resta però curioso vedere una delle figure più rappresentative della Lega affidare il proprio saluto al verso forse più iconico di un artista che per decenni è stato considerato patrimonio quasi esclusivo della sinistra. Oppure no. Magari anche in questo singolare epitaffio ci sono segnali subliminali verso i vertici di via Bellerio. Chissà.

Segno che certi classici finiscono per appartenere a tutti. O forse, più semplicemente, che davanti ai grandi cantautori cadono le barriere ideologiche che resistono invece nei talk show e nelle aule parlamentari.

L’Avvelenata

Di sicuro, se qualcuno avesse raccontato ai militanti della Lega delle origini che un giorno uno dei loro massimi dirigenti avrebbe salutato Guccini citando La Locomotiva, probabilmente avrebbero pensato a uno scherzo. Invece è successo davvero. E, per una volta, il “treno” che attraversa la politica italiana non porta polemiche, ma un raro momento di memoria condivisa.

Ma Molinari, in questi mesi di travaglio leghista, avrebbe potuto pescare anche altrove nel repertorio del Maestro. Magari nella ben più irriverente L’Avvelenata, manifesto contro conformismi, convenienze e ipocrisie, che di materiale per accompagnare certe riunioni di partito ne offrirebbe parecchio. E chissà che, spento il telefono e lontano dai social, il capogruppo leghista non abbia ascoltato anche quella. Perché Guccini sarà pure stato un mito della sinistra, ma quando tira aria di resa dei conti certe canzoni non hanno tessera.

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