"Vietato contestare il sindaco". Consigliere portato via dai vigili
Davide Depascale 17:06 Giovedì 06 Agosto 2026Accade a Cafasse, piccolo comune nel Torinese. Il primo cittadino Oddi (legato al meloniano Ravalli) ha dato mandato alle forze dell'ordine di allontanare un esponente dell'opposizione dopo il suo intervento critico sul rendiconto. Poi le scuse, ma non le risposte
C’è chi presiede il Consiglio comunale, e chi invece lo governa come se fosse il salotto di casa, magari rimpiangendo i tempi andati. A Cafasse, piccolo Comune della Città metropolitana di Torino alle porte delle Valli di Lanzo, il sindaco Carlo Oddi sembra aver scelto la seconda strada. Tanto che qualcuno ha iniziato a chiamarlo, con sarcasmo, il “podestà”.
Eletto con una lista civica, Oddi è però legato a Fratelli d’Italia e in particolare a Giovanni Ravalli, già primo dei non eletti alle ultime Regionali tra le fila della Fiamma e in seguito nominato Garante regionale per l’Infanzia non senza poche polemiche sui requisiti per la sua designazione. Ma più che per il legame con Ravalli, il primo cittadino si è distinto per i suoi modi un filo autoritari. Da podestà, appunto.
L’antefatto
Un soprannome che nasce da un episodio destinato a lasciare il segno. Durante la seduta del 28 aprile dedicata al rendiconto 2025, il consigliere di minoranza Rinaldo Scarano prende la parola. Fa quello che, in teoria, dovrebbe fare ogni consigliere di opposizione: pone domande. Chiede chiarimenti sulla gestione dei conti pubblici, sugli incarichi, sui rimborsi all’ex segretario comunale, sulla vicenda degli oneri previdenziali legati all’aspettativa del sindaco e perfino sulla curiosa cronologia della targa inaugurata al campo sportivo prima ancora che arrivasse l’impegno di spesa.
Ma a un certo punto il clima cambia bruscamente. Oddi interrompe il consigliere, giudica parte degli interventi non pertinenti e compie una scelta che difficilmente trova precedenti nella storia recente, almeno a queste latitudini: fa intervenire la Polizia Locale per accompagnare fuori dall’aula un consigliere comunale eletto. Così pochi minuti dopo il rendiconto viene approvato, ma senza di lui.
Sfregio al regolamento
È qui che la vicenda smette di essere un semplice litigio politico e diventa una questione istituzionale. Il Regolamento del Consiglio comunale prevede richiami, censura e finanche l’interdizione della parola ai consiglieri che turbano la seduta. Ma, secondo la lettura sostenuta dalla minoranza, non contempla in alcun modo l’allontanamento fisico di un consigliere dall’aula, misura invece prevista per il pubblico.
Da qui la domanda che continua a rimbalzare senza una risposta definitiva: in base a quale norma il presidente del Consiglio ha disposto l'intervento della Polizia Locale? Nel verbale infatti non comparirebbero richiami formali nominativi, una sospensione della seduta né un parere del segretario comunale sulla misura adottata.
C’è poi un ulteriore paradosso. Nel momento in cui entra in scena la forza pubblica, il consigliere destinatario dell’ordine si trova davanti a un bivio: uscire oppure rischiare conseguenze ben più serie per un eventuale rifiuto. Una dinamica che, inevitabilmente, sposta il tema dal galateo istituzionale ai principi fondamentali del funzionamento di un’assemblea elettiva.
Domande che restano
E mentre l’attenzione si concentra sull’espulsione del consigliere, le questioni poste durante il rendiconto restano sul tavolo. La contabilizzazione della targa del campo sportivo, l’incarico gratuito ma con rimborsi riconosciuti all’ex segretario comunale, gli oneri previdenziali relativi all’aspettativa del sindaco.
E ancora la presenza pressoché costante delle forze dell’ordine durante le sedute consiliari, con le convocazioni trasmesse anche ai Carabinieri. Temi sui quali la minoranza sostiene di non aver ottenuto risposte puntuali.
Il bis del 21 luglio
Tre mesi dopo, il caso torna inevitabilmente in aula. Nella seduta consiliare del 21 luglio Scarano ricostruisce tutta la vicenda con un intervento durissimo: «Non riguarda me. Riguarda il diritto di ogni consigliere di fare domande senza essere accompagnato fuori dall’aula», è il senso del suo intervento, in cui richiama il principio di legalità: chi esercita una funzione pubblica può fare soltanto ciò che la legge e il regolamento gli consentono di fare.
Alla fine della discussione il sindaco Oddi porge le proprie scuse, che chiudono forse il piano umano della vicenda, ma non quello istituzionale. Perché nessuno, almeno pubblicamente, indica ancora quale articolo del regolamento autorizzasse l’allontanamento di un consigliere durante la discussione del documento contabile più importante dell’anno.
Rimane così l’immagine di un Comune di poco più di tremila abitanti dove una seduta sul rendiconto si conclude con un consigliere accompagnato fuori dalla Polizia Locale, mentre le domande sui conti pubblici rimangono in larga parte sospese. Il podestà Oddi avrà capito che siamo sì negli anni Venti, ma quelli del XXI secolo?


