"Riformisti Pd? Dei don Abbondio. Bonaccini e i suoi succubi di Conte"
Stefano Rizzi 07:00 Venerdì 07 Agosto 2026Il presidente dem chiede le dimissioni delle fuoriuscite Picerno e Gualmini. L'imbarazzante astensione sulla giornata intitolata a Enzo Tortora. L'ex parlamentare Esposito: "In quel partito il riformismo è ormai sepolto. Cinghia di trasmissione dell'Anm"
Dei don Abbondio succubi del don Rodrigo a Cinquestelle. Triste fine quella dei riformisti del Partito Democratico nella sintesi che emerge dalla spietata analisi di chi, come l’ex parlamentare Stefano Esposito, in quel partito ha militato a lungo.
Esposito prima di altri ne ha visto la deriva, l’ha denunciata e oggi – a distanza di anni dall’ultima tessera – vede cadere, senza neppure stupirsene, anche quelli che sembravano dover essere gli ultimi baluardi di un riformismo soltanto proclamato, ma non più praticato.
Sentire Stefano Bonaccini che chiede a Pina Picierno ed Elisabetta Gualmini di dimettersi da parlamentari europee l’ha mandata in bestia. Esposito, questa non se l’aspettava?
«Più che mandarmi in bestia, ha confermato purtroppo quello che penso e dico da tempo: la cultura riformista in quel partito è definitivamente morta, sepolta sotto tre metri di cemento. Le parole di Bonaccini sono incredibili».
In un post rivolto al presidente del Pd, scrivendogli che “state svendendo la storia della sinistra italiana a una nullità come Giuseppe Conte”, chiede: “Ma davvero anche tu ti sei grillinizzato fino a questo punto?”. Lei la risposta ce l’ha già, vero?
«Purtroppo sì, ed è evidente. Ma come si fa ad evocare continuamente la Costituzione più bella del mondo, farsene paladini della sua difesa e poi prendere a calci l’articolo 67, che sancisce l’assenza di vincolo di mandato per i parlamentari, solo per chiedere le dimissioni di due persone che non si sono allineate, che pensano con la loro testa? Ma a Bonaccini, che si rivolge in questo modo a Picierno e Gualmini, vorrei chiedere se, quando Elly Schlein era uscita dal Pd, lui le avesse chiesto di dimettersi dal ruolo per cui era stata eletta. Non mi risulta. Anzi, se ben ricordo, la nominò sua vice quando era presidente dell’Emilia-Romagna».
Sempre più pavidi i riformisti del Pd nei confronti di Conte, così come della segretaria? C’è questo atteggiamento anche dietro un altro fatto per cui lei non ha nascosto la sua indignazione: l’astensione sul voto per istituire la giornata in memoria di Enzo Tortora e di tutte le vittime degli errori giudiziari?
«Quell’astensione è stata una vergogna. Siamo alla definitiva grillinizzazione del Pd che, come dico da tempo, è la conclamata cinghia di trasmissione dell’Associazione nazionale magistrati. Sa qual è la cosa ancora più grave di questa vicenda? Che non c’è stato un solo parlamentare del Partito Democratico, dico uno, che abbia sentito l’afflato, il dovere di distinguersi su una decisione altamente simbolica, ma che non produce alcun effetto concreto. Eppure, neppure di fronte a questo c’è stata una presa di posizione diversa da quell’ordine di scuderia, in perfetta sintonia con Conte e sempre facendo attenzione a non irritare una parte della magistratura. La motivazione addotta è persino peggiore della stessa astensione».
L’intemerata di Bonaccini contro Picierno e Gualmini e il voto sulla giornata per le vittime degli errori giudiziari: due immagini di dove sta andando il Pd e di dov’è finita la sua parte riformista?
«Proprio così. Siamo alla vergognosa ipocrisia. Bonaccini, non un qualunque gruppettaro della cerchia di Schlein, non prova alcuna vergogna e neppure un fremito nel sostenere che Gualmini e Picierno devono dimettersi. Proprio lui che ha fatto una campagna referendaria a difesa della Costituzione più bella del mondo. Si è dimenticato dell’articolo 67? Anche su questo nel Pd sono diventati più grillini dei grillini: “uno vale uno” non lo dicono più quelli che avevano coniato lo slogan, adesso lo dice il capo dei riformisti, tra virgolette, del Pd. Mi viene da dire: Bonaccini, ce l’hai ancora una faccia?».
Posizioni del tutto convinte o posizionamenti in vista delle elezioni e, prima ancora, della composizione delle liste?
«Temo che sperino ancora di salvare la ghirba nelle prossime liste. Gli darei una notizia: molti di loro sono già ghigliottinati fin d’ora. Non mi pare sia questo il modo di stare in un partito. Onore a chi se n’è andato e conduce una battaglia, magari perdente, ma pur sempre una battaglia politica. Si arrabbiano, come fa Bonaccini, se li si definisce “campo Lavrov”. Ma dimostrano tutti i giorni di essere succubi del filoputiniano Conte».
Non se ne salva uno di coloro che ancora si definiscono riformisti?
«C’è Filippo Sensi, c’è Lia Quartapelle, che ormai fanno quasi tenerezza. Abbaiano alla luna, ma neppure loro si sono distinti nel voto per la giornata intitolata a Enzo Tortora. Una vergogna».


