VERSO IL 2027

Fronte rossobruno per Torino, Rizzo lancia la sfida a Lo Russo

Dopo l'uscita da Dsp, l'ex parlamentare torinese tende la mano a Vannacci: "Un generale della Nato che parla contro la guerra mi piace". Sull'attuale sindaco dice: "Non ricordo neanche il suo nome". Il candidato di Futuro Nazionale potrebbe essere proprio lui

Conclusa in maniera burrascosa l’esperienza con Democrazia Sovrana e Popolare a causa delle divergenze con il presidente Francesco Toscano, il torinese (e soprattutto torinista) Marco Rizzo, già parlamentare ed europarlamentare (“Rizzo pelato servo della Nato” gli gridavano nel 1999, quando con i Comunisti Italiani di Cossutta e Diliberto votò la fiducia al governo D’Alema che bombardava la Serbia) non ha nessuna intenzione di lasciare la politica.

Al contrario, quella che una volta veniva soprannominata “la testa più lucida del comunismo nostrano” è pronto a lanciare un nuovo movimento, il cui nome verrà svelato a fine mese, il simbolo a settembre e l’organigramma a ottobre. Una road map che gli permetterebbe di farsi trovare pronto ai prossimi appuntamenti elettorali, a partire dalle Politiche del 2027 e dalle amministrative, con i grandi comuni che torneranno al voto.

Tra questi Torino, dove se da una parte il dem Stefano Lo Russo cerca la riconferma, Roberto Vannacci cerca un candidato all’altezza da contrapporgli: Futuro Nazionale sotto la Mole può contare sull’ex FdI Enrico Forzese e sul poliziotto Eugenio Bravo, Ma Rizzo, che a Palazzo Civico ha già corso con il Partito Comunista nel 2016 (prendendo lo 0,9%) e che proprio sull’alleanza con Vannacci ha rotto con Toscano, risponderebbe volentieri alla chiamata alle armi del Generale. Anche se lui ci tiene a mettere le mani avanti: «È ancora presto».

Onorevole Rizzo, è definitivo l’addio a Dsp?
«Assolutamente sì, a partire dal caso Roggero e sul tema dei migranti si è creata una situazione irrimediabile con Toscano sulle questioni politiche. Lui aveva paura di essere additato come troppo di destra,  ma io vengo dal Pci, ho le spalle larghe e me ne fotto. Non possiamo in alcun modo tornare alla sinistra fucsia».

E ora che si fa?
«Cosa facciamo? Io ho indicato come orizzonte temporale un congresso fondativo, che faremo il 3 ottobre. Adesso, nel mese di agosto sarò in 7 regioni. In questo momento sono in Veneto, sono stato in Abruzzo, poi sono andato alla Versiliana e a Sabaudia. Il 15 sarò in Umbria, il 22 in Trentino, e il 25 sarò in Sardegna al Festival di Porto Rotondo. In Toscana c’erano 300 persone di lunedì pomeriggio alle 18 con 41 gradi e un caldo che si moriva, una roba da fuori di testa».

Senza insegne di partito immagino.
«Ci sarà Marco Rizzo, che fa il 70% dell’insegna di partito perché la gente conosce me. Solo nella cosiddetta sinistra i nomi non li mettono, perché altrimenti litigano».

Qualche anticipazione sul nome?
«Io ho proposto Per l’Italia del domani, o Per l’Italia del futuro. Poi faremo anche un sondaggio tra gli iscritti che ci saranno e vediamo cosa preferiscono».

Un’idea potrebbe essere anche Forza Gnocca, viste le sue ultime uscite.
«Non esageriamo, una roba del genere possiamo dirla al bar».

Perché ce l’ha tanto con gli immigrati? Un po’ strano per la sua storia politica.
«Il discorso è semplice. La nostra idea è che il ceto medio di questo paese e la classe lavoratrice vengono abbattuti con l’esercito industriale di riserva. Attraverso i migranti abbattono i diritti dei lavoratori e cancellano lo stato sociale. Questa è un’operazione delle grandi multinazionali: schiacciare verso il basso i lavoratori, i popoli, usare come lumpenproletariato, come diceva Carlo Marx, il sottoproletariato che arriva dagli altri paesi, ed esaltare i profitti dei grandi gruppi economici e finanziari. Allora, se questo è vero, il conflitto non è più tra destra e sinistra, fascismo, antifascismo, comunismo, anticomunismo. Il conflitto attuale oggi è tra il popolo, inteso unione di piccole e medie imprese, artigiani, commercianti, partite Iva, professionisti e lavoratori tutti, contro l’élite economica e finanziaria: è un conflitto verticale, non più orizzontale».

Quindi si allea con Vannacci?
«Vannacci è un generale della Nato che ha parlato contro la guerra, per questo mi piace. Poi dal punto di vista economico e sociale non sta ancora dicendo nulla, vedremo. Se Vannacci vuole stare nello scontro orizzontale destra-destra, sinistra-sinistra, allora non mi interessa. Se invece vuole realmente impegnarsi in uno scontro verticale popolo contro le élite, allora diventa un interlocutore politico».

Della prospettiva di candidarsi a sindaco a Torino che ne pensa?
«Non ci ho ancora pensato a questo, è presto. Adesso da qua ai primi di ottobre noi dobbiamo farci conoscere meglio sui programmi e organizzarci, dandoci un nome a fine mese e un simbolo a settembre, per arrivare pronti al congresso del 3 ottobre e da lì iniziare la campagna elettorale».

Dell’attuale sindaco che opinione ha?
«Se dovessi dire, non mi ricordo neanche il nome di questo sindaco, si chiama Nicola Lo Russo giusto? Ho dovuto fare un attimo mente locale per ricordare».

Si chiama Stefano in realtà.
«Ecco, e questo dice tutto: è un uomo trasparente, non nel senso di limpido ma che passa inosservato. Se uno non ricorda nemmeno il suo nome, figuriamoci il resto».

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