Politici missing
08:27 Sabato 08 Agosto 2026
Dicono che... a ottantun anni da quel lampo che il 6 agosto 1945 incenerì Hiroshima e, tre giorni dopo, Nagasaki, la memoria non sia riuscita a smuovere neppure un politico torinese. Giovedì sera, in piazza Carignano, al sit-in organizzato da Agite per ricordare le vittime e ribadire il no alle armi nucleari, di eletti e uomini di partito non s’è vista l’ombra. A meno di non considerare ancora un politico Giampiero Leo, presente però in rappresentanza del Comitato per i diritti umani e del Coordinamento interconfessionale. Il consigliere della Fondazione Crt, ciellino e storico assessore regionale alla Cultura, era insieme a Giorgio Mancuso, da sempre impegnato per l’abolizione delle armi atomiche, Sergio Griffa, rappresentante dei Mormoni, e Loredana Annaloro, vicepresidente dell’Ucid, l’associazione degli imprenditori cattolici.
Un’assenza, quella della politica, che fa un certo effetto proprio di questi tempi, quando di pace sono tutti pronti a riempirsi la bocca. Soprattutto quei pacifisti – o “pacifinti” – che la invocano per spiegare che l’Ucraina dovrebbe arrendersi all’aggressore russo o che, in Medio Oriente, sembrano concepirla soltanto attraverso la capitolazione dello Stato di Israele. Sempre in prima fila quando la colomba può essere arruolata nella battaglia politica, irreperibili quando si tratta di ricordare dove può condurre la guerra e di dire no alla minaccia atomica.
Sarà che Hiroshima e Nagasaki hanno un inconveniente: non sono una pace da tifoseria. Non si prestano molto al pacifismo à la carte. Non consentono di scegliere l’aggressore preferito, non regalano comodi schieramenti e neppure facili slogan contro questo o quel governo. Ricordano però fin dove può arrivare una guerra e quale abisso si apra quando entra in scena l’atomica. Forse è per questo che, giovedì sera, in piazza Carignano i professionisti della pace erano tutti rigorosamente assenti.


