Cirio scopre l’emergenza con sette anni di ritardo
Davide Depascale 15:12 Lunedì 10 Agosto 2026Il Piemonte attiva per la prima volta lo strumento previsto dal Codice della Protezione civile fin dal 2018. Nallo (Iv) accusa: "Un'inerzia costata cara ai cittadini". Nel 2025 alla Regione poco più di 450mila euro dal Fondo nazionale. E la chiamano autonomia
Meglio tardi che mai, forse. Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, ha annunciato nei giorni scorsi l’attivazione — per la prima volta nella storia dell’ente — dello stato di emergenza regionale, dopo la crisi idrica e gli incendi boschivi che hanno colpito il territorio piemontese nelle ultime settimane. Un annuncio presentato come una misura di reattività istituzionale. Ma dietro il “per la prima volta” si nasconde un dato decisamente meno lusinghiero: la legge regionale che disciplina lo strumento è stata approvata solo l’11 giugno 2026, con sette anni di ritardo rispetto all'obbligo introdotto dal Codice della protezione civile nel 2018.
A sollevare la questione è stata la consigliera regionale di Italia Viva, capogruppo di Stati Uniti d’Europa a Palazzo Lascaris, Vittoria Nallo: “Il Presidente Cirio ha annunciato con toni trionfalistici l’attivazione dello stato di emergenza regionale, a fronte della crisi idrica e degli incendi boschivi che hanno colpito il Piemonte nelle scorse settimane”, dichiara Nallo. “Ciò che Cirio omette, però, è che la legge regionale che disciplina tale strumento — necessaria per accedere a una parte delle risorse del Fondo nazionale di protezione civile — è stata approvata solo nel giugno 2026. Un ritardo grave, che è già costato carissimo ai cittadini”.
Il conto del ritardo
Il punto sollevato da Nallo non è solo procedurale. Senza la legge regionale, il Piemonte non ha potuto dichiarare, per tutto il 2025, lo stato di emergenza regionale — condizione necessaria per accedere a una quota del Fondo nazionale di protezione civile, il cui riparto tra le venti Regioni ammonta complessivamente a 20 milioni di euro. Secondo Nallo, il Piemonte avrebbe conseguito, nel 2025, poco più di 450.000 euro: una cifra nettamente inferiore a quella ottenuta da altre Regioni che si erano già dotate della normativa necessaria, come la Lombardia (legge regionale 27/2021) e il Veneto (legge regionale 13/2022), oltre all'Emilia Romagna.
“Il Piemonte ha ottenuto così poche risorse a causa dell'inerzia della Giunta Cirio, che non ha potuto dichiarare, nel corso di tutto il 2025, lo stato di emergenza regionale, proprio perché non aveva introdotto la normativa necessaria”, prosegue la consigliera. “E così, mentre altre Regioni hanno potuto conseguire risorse aggiuntive per la gestione delle loro emergenze di rilievo regionale, il Piemonte è rimasto a guardare”.
La replica della giunta, affidata all’assessore alla Protezione civile Marco Gabusi, si è finora limitata a osservare che “non ci sono stati eventi calamitosi lo scorso anno”. Una linea difensiva che, alla luce di quanto accaduto nelle ultime settimane tra crisi idrica e incendi, rischia di apparire meno solida col senno di poi. Resta comunque un dato oggettivo, che prescinde dalla lettura politica: le risorse del fondo nazionale sono state, in parte, non conseguite.
Vizio in procedendo
Il ritardo normativo non ha avuto conseguenze solo sul fronte delle risorse emergenziali. Emerge infatti come, alla data della deliberazione degli schemi di intesa preliminare sull'autonomia differenziata, il Piemonte — insieme alla Liguria — non avesse ancora disciplinato con legge regionale la dichiarazione dello stato di emergenza di rilievo regionale, a differenza di quanto già previsto da tempo in Lombardia e Veneto.
La Regione ha quindi chiesto di poter emanare, in materia di protezione civile, ordinanze in deroga alla normativa statale, senza aver prima regolamentato — e sperimentato, come richiesto dal Codice della protezione civile fin dal 2018 — la procedura stessa di dichiarazione dello stato di emergenza. Un vizio “in procedendo”, si osserva, poi colmato medio tempore con l’approvazione della legge regionale 18 maggio 2026, n. 5 da parte della Liguria e della legge regionale 11 giugno 2026, n. 13 da parte del Piemonte.
Autonomi ma non troppo
È su questo aspetto che Nallo costruisce l’affondo politico più diretto, collegando il caso specifico a un giudizio più ampio sulla tenuta amministrativa della Regione rispetto alle proprie rivendicazioni istituzionali. “Questo episodio testimonia ancora una volta come il Piemonte non sia affatto pronto per l'autonomia differenziata”, conclude la consigliera. “Se la Giunta Cirio ha impiegato ben sette anni per introdurre la disciplina regionale dello stato di emergenza, come possiamo pensare che sia in grado di gestire le ulteriori funzioni che sarebbero attribuite alla Regione con l'autonomia differenziata?”.
Il paradosso, in questo senso, è di sostanza: la stessa Regione che ha chiesto allo Stato il trasferimento di nuove competenze — tra cui, potenzialmente, materie connesse alla gestione del territorio e delle emergenze — si è presentata al tavolo delle trattative senza aver ancora esercitato, in modo compiuto, poteri già di sua competenza da anni. Sarà anche la prima volta, ma proprio per questo non c'è tanto da vantarsene.


