SCAPADACA'

Il cuore di Elkann non batte a Torino

Il presidente della Fiat recide l'ultimo (sempre più labile) legame con il capoluogo piemontese: "Noi siamo laddove operiamo". E' la spietata realtà di un gruppo ormai globale. Non è un caso che abbia scelto di abitare con la famiglia a Milano

Gettare il cuore oltre la cinta daziaria. «Il nostro cuore e la nostra testa sono nelle tante regioni in cui noi operiamo»: lo ha detto John Elkann, presidente di Fiat, cui è stato chiesto se il cuore del Lingotto resterà anche in futuro a Torino. Per quanto crudele appaia, l’affermazione conferma un’evoluzione del gruppo torinese da campione nazionale a player mondiale. Insomma, basta con le mozioni degli affetti, buone per un capitalismo compassionevole e d’antan ma del tutto anacronistiche con un mondo globalizzato.

 

«Abbiamo un’organizzazione oggi che riflette - ha spiegato a margine della presentazione di un accordo tra la fondazione Giovanni Agnelli e l’università Bocconi - la realtà organizzativa, con delle macroregioni che sono quella dei mercati dove noi operiamo».