RETROSCENA

Nel Vco il 2027 è già cominciato: tutti in corsa, un occhio a Roma

La Lega ribolle e Montani prenota un posto nel dopo Salvini, Tandurella tesse la tela di FdI tra Verbania e Domodossola. Cristina punta al Parlamento, con parecchi alleati felici di vederla partire. Come Cattaneo che lavora per avvicinare Albertella ai meloniani

«La Lega è una fuoriserie senza autista». Enrico Montani non indica ancora chi dovrebbe mettersi al volante, ma su chi non possa più guidare come ha fatto finora lascia pochi dubbi. Matteo Salvini deve scegliere: o il ministro o il segretario. Tenere insieme i due incarichi, sostiene il capo della Lega del Vco, ha lasciato il partito senza una guida vera, sempre più distante dalla sua gente e soprattutto da ciò che era prima che il Capitano provasse a portarlo dal Po allo Stretto di Messina.

Detto da uno che ha la tessera dal 1990, il ritorno alle sacre fonti battesimali – del compianto Umberto Bossi –, al federalismo e alla Lega delle origini non ha il sapore dell’album dei ricordi. Somiglia molto di più a un posizionamento. Perché nel Carroccio la domanda non è più soltanto quanto Salvini sia indebolito, ma che cosa succederà quando si proverà davvero a presentargli il conto. E Montani, che il malessere piemontese aveva già portato al direttivo regionale, ha scelto di non aspettare quel momento per dire da che parte sta.

Destini incrociati

Nel Verbano Cusio Ossola, però, la crisi della Lega incrocia una partita ancora più concreta. Mentre nel Carroccio si cerca l’autista, nel centrodestra locale si distribuiscono già i posti per il 2027. E qualcuno, più che preoccuparsi di conquistarsene uno, sta lavorando perché a liberarlo sia qualcun altro.

È qui che la vicenda diventa interessante. Perché dietro le schermaglie di questi giorni si intravedono almeno quattro traiettorie: Angelo Tandurella verso Domodossola, Montani dentro l’eventuale dopo-Salvini, Mirella Cristina nuovamente verso il Parlamento e Valerio Cattaneo, alias “Ponzio pelato”, impegnato contemporaneamente a coltivare il proprio ritorno romano e ad avvicinare Giandomenico Albertella a Fratelli d’Italia.

Con un particolare che nel centrodestra verbanese raccontano senza troppi giri di parole: per Cristina potrebbero essere in parecchi a fare il tifo. Purché vinca un seggio abbastanza lontano da Palazzo Flaim.

Montani, intanto, il suo posto lo ha segnato. Se la contestazione dovesse allargarsi e il partito tornasse a parlare la lingua del Nord, della base e del federalismo, il segretario del Verbano Cusio Ossola si troverebbe assai meno periferico di quanto dica la geografia.

Tandurella mette Verbania nel paniere

L’ingresso di Fratelli d’Italia nella maggioranza di Giandomenico Albertella a Verbania, formalizzato con il consigliere Matteo Marcovicchio, ha chiuso una stagione e ne ha aperta un’altra. I meloniani, che nel 2024 stavano dall’altra parte rispetto al civico Albertella, oggi siedono con lui. E non hanno scelto un sindaco qualsiasi: Albertella è anche presidente della Provincia.

Per Tandurella significa piantare una bandierina nel capoluogo senza rinunciare alla costruzione ossolana. Il suo nome continua infatti a essere associato alla prossima corsa per Domodossola. Se davvero sarà quella la destinazione, la candidatura avrà un peso ben superiore: significherà provare a mettere sotto controllo meloniano uno dei poli decisivi del Vco mentre il partito consolida il rapporto con il sindaco-presidente sull’altro versante. Verbania da una parte, Domodossola dall’altra. In mezzo la Provincia. Più che occupare caselle, FdI sta cercando di annetterle.

Montani aspetta. E spera

Montani ha scelto un’altra strada. Il federalismo non lo ha tirato fuori dal cassetto ieri: da mesi insiste perché torni esplicitamente nello statuto e nel programma della Lega e richiama la stagione di Bossi. Ma adesso aggiunge il pezzo più spinoso: il problema della guida. Dire che Salvini non può continuare a essere insieme ministro e segretario significa trasformare una discussione identitaria in una questione di potere.

Il messaggio arriva mentre nel partito cresce il fronte che considera conclusa la lunga stagione del leader. E il Vco, terra dove la Lega non è mai stata soltanto un simbolo sulla scheda elettorale, può diventare un piccolo ma significativo laboratorio del ritorno alle origini. Montani, soprattutto, si mette al riparo da un rischio: arrivare dopo. Se il Carroccio dovesse davvero cambiare direzione, potrà ricordare di avere chiesto il ritorno al federalismo quando ancora Salvini teneva saldamente le mani sul partito. Se invece nulla cambiasse, resta pur sempre il segretario di una provincia dove la vecchia Lega ha radici abbastanza profonde da consentire qualche libertà in più. Una polizza politica con premio pagato in anticipo.

Mirella, Roma val bene una pace

La faccenda diventa più saporita passando a Forza Italia. Mirella Cristina a Roma c'è già stata e il suo nome resta tra quelli che possono tornare in circolazione quando si aprirà la partita delle candidature alle prossime Politiche. Nel quadrante azzurro, peraltro, non si vede una folla pronta a contenderle il posto. L’unica concorrente vera potrebbe essere Annalisa Beccaria.

Fin qui nulla di strano. La particolarità è che una candidatura di Cristina potrebbe trovare sostenitori entusiasti anche tra coloro che non necessariamente fremono per rivederla parlamentare. Il ragionamento che gira nel centrodestra locale è assai semplice: meglio Mirella a Roma che Mirella a Verbania. Cristina è infatti una delle voci più dure contro Albertella. Il rapporto con il sindaco è diventato un punto permanente di attrito e la sua opposizione complica il lavoro di chi, nel resto della coalizione, sta tentando l’operazione opposta: ricostruire il centrodestra proprio attorno al sindaco-presidente. Spedirla in Parlamento risolverebbe dunque due problemi con una candidatura.

Gli amici piemontesi e quelli romani

C'è anche un’altra circostanza che rende lo scenario meno peregrino. I rapporti di Cristina con i vertici regionali di Forza Italia, raccontano i bene informati, non sarebbero esattamente idilliaci. A Roma, invece, avrebbe conservato relazioni ben più solide. La Capitale potrebbe quindi diventare il punto d’incontro tra interessi assai differenti: Cristina ritroverebbe una chance parlamentare; chi nel partito non stravede per lei non dovrebbe necessariamente sbarrarle la strada; gli alleati impegnati nella ricucitura con Albertella si toglierebbero di mezzo l’avversaria interna più ingombrante del sindaco.

Una promozione con effetti collaterali graditissimi. E magari, una volta tolta di mezzo la guerra Cristina-Albertella, potrebbe davvero tornare un po’ di sereno sul centrodestra del Vco: meno cannonate a Palazzo Flaim, meno veti incrociati e qualche possibilità in più di far convivere partiti che oggi, a seconda dell’ente in cui siedono, riescono contemporaneamente a essere alleati e avversari.

E riecco “Ponzio pelato”

A quel punto, però, bisogna fare i conti con Valerio Cattaneo. Anche l’ex presidente del Consiglio regionale, alias “Ponzio pelato” sogna il grande ritorno nella Capitale: ha cambiato parecchie stanze del centrodestra – Forza Italia, Pdl e infine Fratelli d’Italia – senza mai smarrire la piantina del palazzo. E nel Vco è tornato a muoversi con una certa intensità.

Il rapporto costruito con Albertella è uno dei tasselli più interessanti. In diversi ambienti della coalizione attribuiscono proprio a Cattaneo un ruolo nell’operazione che ha portato FdI dentro la maggioranza di Verbania. Del resto l’accordo interno che nel 2025 consegnò a Tandurella la guida provinciale di Fratelli d’Italia aveva già ricomposto le due anime, quella ossolana del nuovo segretario e quella verbanese dell’ex azzurro. Ora quel compromesso può produrre dividendi assai più consistenti.

La dote di Albertella

Albertella porta infatti una dote che nel 2027 farà gola a molti. Governa Verbania, presiede la Provincia, ha una rete di amministratori e soprattutto ha dimostrato di possedere un consenso che non dipende interamente dai simboli dei partiti. Per Fratelli d’Italia avvicinarlo significa mettere le mani su una parte di quel capitale politico senza doverlo costruire da zero. E il progetto potrebbe non fermarsi all’attuale collaborazione amministrativa.

Tra le ipotesi che circolano c’è quella di portare Albertella sempre più stabilmente dentro ‘'orbita meloniana, fino al passo che trasformerebbe l’alleanza in appartenenza: la tessera di Fratelli d’Italia. Se accadesse, cambierebbe parecchio. Il primo partito del centrodestra avrebbe dalla propria parte il presidente della Provincia e sindaco del capoluogo, Tandurella potrebbe giocare la partita di Domodossola e Cattaneo avrebbe contribuito a costruire una rete territoriale da spendere quando a Roma inizieranno a compilare le liste. E proprio Cattaneo, naturalmente, avrebbe qualche interesse a vedere riconosciuto il lavoro.

Una poltrona, parecchi aspiranti

È qui che le quattro storie smettono di procedere in parallelo. Tandurella guarda a Domodossola mentre allarga il perimetro di FdI. Montani prova a trovarsi dalla parte giusta qualora la Lega torni verso Nord. Cristina punta nuovamente alla Capitale e una parte del centrodestra locale sarebbe ben lieta di accompagnarcela. Cattaneo lavora su Albertella e, contemporaneamente, coltiva a sua volta il sogno romano. Tutti parlano del territorio. Quasi tutti hanno un occhio fuori dal territorio.

E nel mezzo c'è Albertella, che due anni fa si trovò contro i partiti del centrodestra nella corsa a sindaco e oggi è diventato l’uomo che quegli stessi partiti cercano, corteggiano o combattono. FdI è entrata nella sua maggioranza; Cristina continua a contrastarlo; Cattaneo lavora al rapporto con lui; Tandurella ne ha fatto un alleato strategico. Il civico che doveva essere aggirato rischia di diventare il casello dal quale devono passare tutti.

Chi parte e chi resta

Il 2027 è abbastanza vicino perché le ambizioni abbiano già cominciato a muoversi e abbastanza lontano perché nessuno sia costretto ad ammetterlo. Così Montani discute dell’autista della Lega mentre prenota un posto nella possibile inversione di rotta del Carroccio. Tandurella sistema il partito tra Verbania e Ossola. Cattaneo lavora perché Albertella si avvicini ancora di più a FdI e spera che il lavoro venga ricordato quando arriverà il momento delle liste. Cristina può contare su un curioso comitato promotore trasversale: chi la vuole di nuovo parlamentare e chi, più semplicemente, la vuole meno tra le scatole a Verbania.

Alla fine potrebbe essere proprio questa la prima vera selezione delle candidature nel Vco: non stabilire chi merita di andare a Roma, ma chi conviene mandarcelo. Per qualcuno sarebbe un ritorno. Per qualcun altro una promozione. Per altri ancora, soprattutto, una liberazione.

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