Asl "impreparate" sul personale. Resta lo stop alle assunzioni
Stefano Rizzi 15:12 Venerdì 14 Agosto 2026La Regione Piemonte concede altro tempo (fino a fine mese) alle aziende per spiegare come e dove utilizzano i dipendenti. Finora risposte insufficienti. Corsa per evitare il piano di rientro. Valle (Pd): "Si vuole spostare personale dagli ospedali alle case di comunità"
Troppo ottimisti in Regione o troppo lente le Asl? Comunque sia, resta il fatto che i tempi della verifica sull’impiego del personale e, di conseguenza, delle risorse finanziarie nelle aziende sanitarie del Piemonte slittano, segnando anche su questo fronte l’ennesimo ritardo.
La lettera firmata dall’assessore Federico Riboldi e dal direttore regionale Antonino Sottile lo scorso 3 luglio, e sulla quale si sarebbe scatenata una tempesta di polemiche, dava dieci giorni di tempo ai vertici delle Asl per rispondere a una serie di richieste volte, appunto, ad avere un quadro dettagliato e aggiornato sull’utilizzo dei dipendenti, anche e soprattutto alla luce dell’incremento del personale e degli ulteriori impegni di risorse economiche.
Lettera e proteste
Ben prima delle risposte erano arrivate le critiche e le proteste, una su tutte: quella contro l’invito rivolto dalla Regione ai direttori generali a “sospendere nuove procedure di reclutamento”, fatte salve alcune circostanze indicate nella stessa lettera.
Sindacati e partiti di opposizione avevano levato gli scudi denunciando il divieto di fare nuove assunzioni, anche se è difficile ricordare frotte di neoassunti nel pieno dell’estate, quando gli stessi uffici direzionali e amministrativi delle aziende si spopolano, esattamente al contrario dei Pronto Soccorso e delle corsie ospedaliere.
Spettro commissariamento
La polemica, di fatto, non si è mai sopita, rischiando talvolta di far passare in secondo piano proprio la questione nodale: l’utilizzo appropriato di tutti i dipendenti, il rapporto tra amministrativi e sanitari – che in Piemonte resta ancora pesantemente sbilanciato a favore dei primi – e l’atteso miglioramento dei servizi ai cittadini che, proprio a fronte di un incremento delle piante organiche, non si è visto. Tutto questo sempre con la prospettiva – tanto concreta quanto allarmante – di un piano di rientro, in cui il Piemonte finirebbe già con poco più della metà degli 879 milioni di deficit previsti dalle Asl per l’anno in corso.
Direttori nel mirino
Presupponendo che un datore di lavoro – in questo caso ciascuna azienda sanitaria – sappia cosa faccia esattamente ciascun dipendente, dieci giorni per avere le risposte alle domande poste dalla Regione parevano un tempo sufficiente. Ma così non è stato. Già nell’audizione in commissione lo scorso 20 luglio l’assessore aveva spiegato la necessità di concedere qualche giorno in più. Giorni che, adesso, aumentano ancora, mentre dal grattacielo, come si dice, si tocca il tempo a coloro che guidano le Asl. Una nuova lettera fissa, infatti, al 31 agosto il termine per fornire quelle informazioni che, evidentemente, ancora non sono arrivate al vertice tecnico della sanità piemontese.
E non si tratta di dettagli di poco conto: richiamando il Dm 70 – bibbia della sanità italiana cui deve fare riferimento pressoché ogni atto, specie in materia di livelli essenziali di assistenza – Sottile nella lettera cita “le attività effettivamente svolte dalle diverse figure professionali”, la “distribuzione del personale nei diversi setting assistenziali” e, tra molti altri aspetti, anche “lo stato di avanzamento dei processi di redistribuzione del personale conseguenti alla riorganizzazione della rete ospedaliera e territoriale”, con le case e gli ospedali di comunità finanziati dal Pnrr.
Le domande del Pd
Anche in questo caso non mancano le reazioni alla comunicazione partita dal grattacielo: “Come è possibile che in oltre un mese le aziende non siano riuscite a fornire informazioni che avremmo immaginato essere già in loro possesso e nella disponibilità dell'assessorato? Davvero non sanno chi fa cosa e dove?”, scrive in una nota Daniele Valle, consigliere regionale del Pd e vicepresidente della commissione Sanità.
Domande, per ora, senza risposta certa, cui l’esponente dem ne aggiunge altre, non prive di una punta di veleno: “Non stupisce che la sospensione temporanea delle assunzioni riceva ora una seconda proroga: Riboldi ci ha abituati con una certa insistenza a scadenze annunciate e poi tradite. Notiamo però che questa volta l'assessore si è ben guardato dal firmare la nota che proroga quella sottoscritta da lui stesso. Che sia partita a sua insaputa?”.
Nodo Pnrr
Ma quello su cui il consigliere di opposizione punta l’indice è, ancora una volta, la questione delle assunzioni: l’invito a sospenderle, in realtà, non era legato al termine dato alle aziende, bensì al completamento dell'analisi da parte della Regione.
“Questa sospensione, di cui abbiamo già denunciato effetti negativi a cascata sul territorio, rischia di diventare definitiva a suon di rinvii, nella tradizione italica per cui non c'è niente di più definitivo del provvisorio? La nuova nota insiste su una verifica finalizzata a una possibile riallocazione e riduzione delle risorse, collegandola esplicitamente agli obiettivi di sostenibilità economica ed efficientamento. Detta diversamente – sostiene Valle – stanno per dirottare risorse ospedaliere sulle case di comunità”.
Il consigliere del Pd ricorda inoltre come “gli investimenti del Pnrr dovevano essere l'occasione per ampliare i servizi a disposizione dei cittadini, ma la combinazione fra blocco delle assunzioni e spostamento di risorse fra servizi esistenti rischia di produrre un saldo negativo in termini di quantità e qualità dei servizi sanitari per i piemontesi”.


