No Tav alla griglia (di partenza). Tentano di arrivare ai cantieri, attivisti bloccati dalla polizia
13:48 Domenica 16 Agosto 2026Giovani e militanti di Askatasuna al Ferragosto in Val di Susa. Sbarrata la strada verso i Mulini e Traduerivi. Alla fine il ripiego su San Giuliano, lontano dai siti strategici. Nel programma della giornata di lotta anche una “grigliata antispecista”
Tre settimane fa bombe carta, pietre, razzi, bottiglie incendiarie, mortai artigianali e camionette in fiamme. A Ferragosto, invece, la protesta si è fermata davanti a un cordone di polizia. E così l’annunciato ritorno dei No Tav verso il cantiere di Chiomonte, accompagnato dall’imperdibile “Grigliata Antispecista”, si è trasformato in una lunga serie di deviazioni, ripensamenti e infine in un tranquillo rompete le righe pomeridiano.
Il programma lanciato sul web prometteva il “Ferragosto ai Mulini”: obiettivo raggiungere il presidio No Tav nella zona dei Mulini, a Giaglione, nelle vicinanze del perimetro del cantiere della Torino-Lione. A completare la giornata di lotta era prevista appunto la grigliata antispecista, dove per antispecismo si intende il rifiuto dell’idea che l’essere umano occupi una posizione superiore rispetto agli altri animali. Nella fattispecie, conoscendo la fauna dell’antagonismo nostrano, rivendicazione più che puntuale. Insomma, nessuna bistecca sacrificata alla causa. E, alla fine, neppure l’assalto al cantiere.
Dal Blocco nero al tofu
Il precedente, del resto, consigliava qualche cautela. Il 25 luglio la marcia organizzata durante il Festival Alta Felicità era degenerata in una delle giornate più violente degli ultimi anni in Valle di Susa. Centinaia di antagonisti, molti incappucciati, avevano attaccato i cantieri di San Didero e Chiomonte con pietre, bombe carta, razzi e bottiglie incendiarie; a Chiomonte erano riusciti a penetrare nel perimetro, mentre le forze dell’ordine rispondevano con lacrimogeni e idranti.
Il bilancio definitivo dei feriti tra le forze dell’ordine era poi salito a 143, mentre centinaia di persone erano state identificate. A Chiomonte, secondo la prima stima di Telt, i danni avevano raggiunto un milione di euro: distrutti uffici e strutture di cantiere, mezzi, attrezzature, videosorveglianza e centro visitatori. Dopo quella prova muscolare, il Ferragosto prometteva dunque una nuova puntata. Con un menù decisamente più cruelty free.
Il prefetto chiude i sentieri
L’iniziativa era stata pubblicizzata attraverso i canali web del movimento senza essere preavvisata all’autorità di pubblica sicurezza. Il prefetto aveva quindi disposto una serie di ordinanze: divieto di accesso ai sentieri e alle aree a prato di Chiomonte e Giaglione che conducono al cantiere, divieto di detenere oggetti utilizzabili per il travisamento oppure come mezzi contundenti ed esplodenti e, ancora, divieto di spostarsi in forma organizzata nelle zone adiacenti a tutti i cantieri della nuova linea ferroviaria. Misure non propriamente pensate per impedire la circolazione delle melanzane da mettere sulla brace.
Mulini, niente da fare
A Ferragosto un gruppo nel quale gli operatori della Questura hanno individuato aderenti al Collettivo Giovani No Tav e militanti di Askatasuna si è radunato nei pressi del campo sportivo di Giaglione. La meta era il presidio dei Mulini e, da lì, la zona del cantiere di Chiomonte. Ma sui sentieri gli attivisti hanno trovato i reparti mobili della Polizia di Stato e il personale della Digos, schierati all’esterno del sito strategico. Fine della prima escursione.
Il dispositivo predisposto dalle forze dell’ordine ha impedito al corteo di raggiungere la zona interdetta. Il movimento ha così rinunciato all’obiettivo iniziale. Più che una marcia di avvicinamento, una gita con itinerario modificato per cause di forza maggiore.
Chiuso anche Traduerivi
Restava il piano B. Gli attivisti hanno provato a spostarsi verso un altro presidio No Tav, quello di Traduerivi, frazione di Susa, adiacente all’omonimo sito interessato dai lavori. Anche lì, però, le forze dell’ordine sono arrivate prima.
Il movimento dei reparti ha consentito di presidiare il cantiere prima che l’iniziativa potesse prendere forma. Secondo tentativo, secondo stop. Nessuno scontro, nessun contatto, nessuna possibilità di avvicinarsi ai siti. La protesta itinerante ha dovuto consultare nuovamente la cartina.
San Giuliano ora pro nobis
Alla fine è rimasto San Giuliano, dove si trova un presidio No Tav con una casa occupata da militanti del movimento. Una destinazione assai meno ambiziosa: è distante dai cantieri considerati siti di interesse strategico nazionale e, soprattutto, non era compresa nelle ordinanze interdittive della Prefettura. È lì che sono confluiti i manifestanti dopo essere stati bloccati prima sulla strada dei Mulini e poi su quella di Traduerivi. Nel pomeriggio l’iniziativa si è definitivamente conclusa con il deflusso di tutti i partecipanti e senza alcun problema di ordine pubblico.
Dopo il 25 luglio, quando Chiomonte era stato assaltato e incendiato e la Valle aveva assistito a ore di guerriglia, questa volta il dispositivo preventivo ha funzionato: i manifestanti non sono arrivati neppure a ridosso dei cantieri. Restava la “Grigliata Antispecista”. Perché la Tav sarà pure, secondo il movimento, il nemico da combattere. Ma almeno a Ferragosto zucchine, peperoni e tofu potevano dormire relativamente tranquilli.


