SANITÀ

Odissea pannoloni in Piemonte, migliaia di consegne in arretrato

Settemila anziani ancora in attesa. Amos, annunciata da Riboldi come la soluzione, si rivela un fallimento e deve chiamare in soccorso un operatore della logistica. Intanto il call center non riesce neppure a rispondere alle chiamate

Qualcosa come oltre 7mila consegne arretrate e un call center che non riesce a rispondere a moltissime chiamate da parte di chi telefona per avere informazioni e – in gran parte dei casi – vorrebbe lamentarsi. L’Odissea dei pannoloni, in Piemonte, sembra ancora ben lontana dalla conclusione, così come dal fare chiarezza su non pochi aspetti.

Gli stessi numeri che indicano gli arretrati da smaltire cambiano a seconda di chi li fornisce. Agli uffici della sanità regionale, che guardano ancora con legittima apprensione alla situazione – sia pure con qualche speranza in più dopo che la gestione del magazzino è stata di fatto trasferita da Amos all’operatore logistico Lannutti – risulterebbe una quantità di consegne accumulate da smaltire attorno, come detto, alle 7mila.

Fonti vicine a chi opera materialmente all’interno della stessa Amos (l’azienda partecipata interamente da cinque aziende sanitarie piemontesi cui era stato affidato l’incarico dopo la risoluzione del contratto con il precedente operatore) suggeriscono cifre assai più alte, ben al di sopra delle 10mila. Anche questo balletto di numeri è sintomatico di una situazione lungi dal potersi considerare risolta, ma anche di una, almeno apparente, difficoltà di dialogo tra le diverse strutture coinvolte.

L’ottimismo dell'assessore

Se oltre il 10% dei fruitori di questo servizio, persone anziane o con disabilità, ne resta privo o subisce le conseguenze dei pesanti ritardi, dopo che ai primi di luglio l’assessore alla Sanità Federico Riboldi aveva salutato il passaggio dal precedente appaltatore ad Amos come foriero di una soluzione, più di qualcosa che non ha funzionato e continua a non funzionare ci dev’essere.

“Punteremo sull’internalizzazione per cessare definitivamente i rapporti improduttivi e dannosi con i privati e gestire direttamente il servizio”, aveva annunciato Riboldi, fiducioso nella scelta, all’inizio di un’estate in cui, per molte famiglie, al disagio del caldo torrido si è aggiunto pure quello, evitabile, di un disservizio altrettanto prolungato e pesante. Poche settimane dopo era stato ancora l’assessore a rassicurare: “Ora ha preso in mano la questione Amos, società a totale partecipazione pubblica, che sta recuperando gli arretrati”.

Gente del mestiere

In realtà, il recupero si è mostrato ben presto solo un auspicio, tant’è che, per provare a uscire dalle sabbie mobili – dove più ci si muoveva, più si andava a fondo –, la stessa società cui l’Asl di Asti, quale responsabile del procedimento per conto della Regione, ha affidato l’incarico ha dovuto chiedere aiuto a gente del mestiere: in questo caso il grande operatore della logistica Gruppo Lannutti, che già aveva messo a disposizione un suo magazzino. Segnali di cambiamento sembrano arrivare, con un incremento del numero di pacchi che escono per essere consegnati, anche se è presto per valutarne l’impatto e il pregresso pesa come un macigno.

Quanto costi ad Amos questo aiuto non è dato sapere con certezza, anche se fonti regionali indicano, per due mesi, una cifra entro la soglia dei 140mila euro prevista per gli affidamenti diretti. Un limite che formalmente Amos, essendo una società di diritto privato, potrebbe non essere tenuta a osservare, ma la sua composizione societaria interamente pubblica e, per di più, formata da Asl e aziende ospedaliere potrebbe aver indotto ad agire secondo le stesse regole degli enti pubblici. Proprio il suo essere una società a capitale interamente riconducibile alle aziende sanitarie ha portato a prevedere nel contratto di affidamento dell’incarico che Amos non debba produrre utili e possa quindi introitare soltanto il rimborso delle spese. Un rimborso che aumenterà in seguito al servizio “appaltato” a Lannutti?

Piange il telefono

Questioni certamente importanti, ma che poco interessano a chi deve ricevere quei presidi sanitari, ancora aspetta invano e, per giunta, spesso non riesce neppure ad avere informazioni. Oltre a quello della gestione del magazzino – con le merci che arrivano dai produttori e poi devono essere smistate a ciascun destinatario, rispettando tipologie di prodotto e tempi di consegna – un problema non minore e strettamente collegato è quello del call center. Avere risposta dal numero a cui rivolgersi è più difficile che fare un terno al lotto. Anche in questo caso i numeri sono alti, ma ne nascondono altri ancora più elevati.

La piattaforma informatica che registra il flusso delle chiamate in entrata e in uscita suona ancora come un campanello d’allarme in Regione, dove ci si starebbe interrogando sull’adeguatezza del numero di operatori forniti da Amos per questo servizio, che a oggi sarebbero meno di una decina.

Neppure in farmacia

Prima di Ferragosto, a fronte di una situazione sempre più critica, erano stati segnalati spostamenti di personale da altre incombenze – tra cui il Cup per la continuità assistenziale (ex guardia medica) dell’Asl Cuneo 1, gestito dalla società in house – per rafforzare il fronte scoperto dei pannoloni. La stessa referente del servizio si dividerebbe tuttora tra il call center dell’azienda sanitaria e quello dei pannoloni. Turare una falla producendone un’altra?

Come abbiamo scritto alcuni giorni addietro, a questa serie di grane e intoppi se ne è aggiunta un’altra: la chiusura per ferie di molti fornitori ha indotto la Regione, d’intesa con Federfarma, a sospendere quello che rappresenta un canale alternativo e di emergenza, cioè quello delle farmacie, che temporaneamente possono fornire i pannoloni per conto della Regione qualora il servizio registri ritardi.

Così tutti guardano proprio alla giornata di oggi, quando le forniture potrebbero riprendere e, di conseguenza, il blocco potrebbe essere revocato, alleviando, seppure solo in parte, i disagi di chi non ha avuto e, per ora, continua a non avere altra scelta se non quella di acquistare di tasca propria i pannoloni.