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Ora nel Pd si gioca a Pallacorda

La base proclama gli stati generali di un partito che forse non c'è più. E mentre Grillo marcia su Roma, c'è chi si ispira all'assemblea parigina alla vigilia della Rivoluzione francese. Poi venne la forca. Insieme bersaniani e renziani. Ma una ripassatina a Marx?

Fuori tutti. All’indomani della rielezione di Giorgio Napolitano al Colle e delle dimissioni di tutta la segreteria nazionale del Partito democratico nazionale, a Torino gli iscritti si autoconvocano in assemblea e proclamano gli “stati generali per un nuovo Pd”. Le parole d'ordine sono congresso subito e rinnovo immediato della classe dirigente, ma la domanda è: c'è ancora un partito? L’appuntamento è per la giornata di domenica, ore 18, nella sede di via Masserano e arriva dopo due giorni di “occupazione” da parte dei Giovani democratici. L’invito gira sui social network e gli autoconvocati si rifanno a quello che è passato alla storia come il Giuramento della pallacorda, quando nel 1789, in Francia, nobiltà e clero si opposero a un sistema di votazione che favoriva il terzo stato, pronto a prendere il potere. Era la vigilia della Rivoluzione francese, poi venne la ghigliottina, e mai una metafora pare quantomeno azzardata, proprio mentre Beppe Grillo marcia su Roma e in tutte le province, compresa quella di Torino, la gente scende in piazza gridando al “golpe”. Una ripassatina di storia forse non sarebbe del tutto inutile, ma tant'è, Marx non è più di moda neppure da quelle parti.

 

Tra gli autoconvocati non ci sono i big, ancora frastornati e prudenti sul da farsi, ma tanti semplici iscritti di provenienza bersaniana e renziana: Fabio Malagnino, vicino al vicepresidente di Palazzo Lascaris Roberto Placido, il consigliere comunale di Torino Michele Paolino (bindiano), i rottamatori Davide Ricca, Paola Parmentola, il sindaco di Nichelino Pino Catizone e il suo assessore Diego Sarno, i giovani del partito, il civatiano Jacopo Suppo, il consigliere provinciale Giampiero Tolardo. “Ma la cosa sta montando” assicura uno degli agit-prop. Un’occasione per ricostruire il “Pd che vogliamo”, con il rischio che tutto si riduca in uno sterile cahier de doléances. A qualche vecchio, chissà come mai, è venuto in mente un episodio di tanti anni fa che vide protagonista un giovane di allora, altrettanto focoso come questi rampolli dell'apparato. Il ragazzo "rosso" dal nome di battaglia Nullo, al secolo Giancarlo Pajetta, aveva appena occupato la Prefettura di Milano. Ansioso di riferire l'impresa al compagno Togliatti venne raggelato dal gran capo comunista con queste parole: «Si, e ora che ve ne fate?». Già, cari ragazzi, ora che ve ne fate del Pd?

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