URNE VIRTUALI

Lo Russo vince ma non convince, centrodestra ancora fuori partita

Un sondaggio riservato fotografa il sindaco in vantaggio, nonostante i giudizi tiepidi sull'amministrazione. Sicurezza prima emergenza, ma l'opposizione non capitalizza. Marrone forte nel suo campo, assai meno fuori. E tra i possibili sfidanti spunta Ghigo

Un vantaggio largo, tanto da far intravedere perfino una vittoria al primo turno. Ma costruito più sulla debolezza dell’alternativa che sull’entusiasmo per chi governa. È questa la fotografia più interessante che emerge da un sondaggio riservato sulla situazione politica torinese in vista delle comunali del 2027, commissionato nei mesi scorsi da un gruppo di professionisti della città e destinato a restare lontano dai riflettori. In attesa che, come sembra, parta la raffica di rilevazioni commissionate dai partiti della coalizione, questo primo sondaggio “top secret” circola in queste ore nei conciliaboli.

Una rilevazione che, al di là delle percentuali che lo Spiffero ha potuto vedere, offre soprattutto parecchio materiale di riflessione al centrodestra, ancora alla ricerca dello sfidante di Stefano Lo Russo. Perché il sindaco parte decisamente avanti, ma dietro ai numeri della sua possibile riconferma si intravede una città tutt’altro che entusiasta dell’amministrazione.

Lo Russo alla “metà”

Nella simulazione sul voto al sindaco, Lo Russo, sostenuto dal centrosinistra, viene stimato un soffio sopra il 50%, contro il 35% attribuito a un candidato del centrodestra e il 14% agli altri candidati. Una distanza che, allo stato delle cose, potrebbe addirittura evitare il ballottaggio. Il sondaggio avverte però che la scelta dello sfidante può modificare anche sensibilmente gli attuali rapporti di forza.

Ed è proprio qui che cominciano le sorprese. Perché quel 50% e rotti non corrisponde affatto a una promozione plebiscitaria dell’inquilino di Palazzo Civico. Soltanto il 42% dei torinesi giudica molto o abbastanza efficace l’operato del sindaco, contro un 58% che lo considera poco o per niente efficace. L’amministrazione nel suo complesso raccoglie un giudizio leggermente migliore, arrivando al 47%.

Insomma, Lo Russo piace meno di quanto verrebbe votato. Un apparente paradosso che dice molto più del risultato elettorale secco: oggi il sindaco sembra beneficiare soprattutto dell’assenza di un’alternativa capace di trasformare il malcontento in consenso.

Il sindaco dell’immobilismo

Tra chi boccia Lo Russo, la contestazione principale non riguarda tanto una scelta precisa quanto, semmai, la scarsità di scelte. Quasi uno su due sostiene che “ha fatto poco”, un terzo gli rimprovera una mancanza di visione strategica, qualcuno in meno decisioni sbagliate e altri una comunicazione poco efficace con i cittadini.

Più che il sindaco delle scelte divisive, dunque, agli occhi dei suoi critici Lo Russo è il sindaco dell’immobilismo. Una debolezza non irrilevante quando manca ormai meno di un anno alla campagna elettorale vera e propria.

Anche il giudizio complessivo sulla città è tutt’altro che trionfale. Solo il 31% ritiene che Torino stia andando nella direzione giusta, esattamente quanti pensano il contrario, mentre il gruppo più numeroso, il 38%, non vede né una direzione giusta né una sbagliata. Tra gli indecisi questa zona grigia arriva addirittura al 50%.

Una città sospesa, dunque. Non abbastanza arrabbiata per rovesciare chi governa, ma neppure sufficientemente soddisfatta per consegnargli una cambiale in bianco.

Sicurezza, il tema che sfonda a sinistra

Il terreno sul quale il centrodestra potrebbe trovare maggiore spazio è chiarissimo. Per un torinese su due la priorità è la sicurezza e la lotta alla criminalità, nettamente davanti alla sanità, indicata da quattro su dieci, mentre trasporto pubblico, lavoro e sviluppo economico interessano circa un cittadino su tre.

Il dato più significativo è che la sicurezza resta al primo posto anche tra gli elettori di centrosinistra, dove la indica circa quattro su dieci, mentre nel centrodestra e, soprattutto, tra gli indecisi la questione coinvolge quasi sei elettori su dieci. L’immigrazione, invece, divide molto di più: è considerata una priorità da quattro elettori di centrodestra su dieci, mentre a sinistra la indica meno di uno su cinque.

Se dunque esiste un argomento sul quale il centrodestra può provare a parlare oltre il proprio recinto, è proprio quello della sicurezza. Il problema, ancora una volta, è chi debba metterci la faccia.

Marrone forte a destra, debole fuori

Tra i nomi testati, Maurizio Marrone è quello con la maggiore notorietà: viene conosciuto almeno vagamente da quasi metà dei torinesi, percentuale che sale di molto nell’elettorato di centrodestra. Ma è anche il candidato più polarizzante. Tra chi lo conosce, soltanto il 33% dichiara molta o abbastanza fiducia. Nel centrodestra il gradimento vola al 65%, ma crolla al 28% tra gli elettori di centrosinistra e addirittura al 4% fra gli indecisi.

Il vicepresidente della Regione, dunque, sembra avere un problema opposto rispetto a Lo Russo: fortissimo nel proprio campo, assai meno competitivo fuori. E poiché per conquistare Torino non basta mobilitare gli elettori di Fratelli d’Italia, il dato non è esattamente secondario.

Non a caso, alla domanda sul profilo del candidato ideale, gli elettori di centrodestra indicano soprattutto un imprenditore, 37%, seguito da una personalità della società civile al 32%. Il politico si ferma al 24%. Nell’intero campione, invece, la società civile domina con il 39%.

Il fascino dei civici

È su questo terreno che acquistano peso altri nomi testati dalla rilevazione. L’ex presidente dell’Ordine dei commercialisti Luca Asvisio, il notaio Andrea Ganelli e l’imprenditrice orafa Licia Mattioli (ex vicepresidente nazionale di Confindustria), pur molto meno conosciuti di Marrone, mostrano indici di fiducia più trasversali. Anche Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, la signora dell’arte contemporanea, è anch’essa molto quotata e raggiunge addirittura ottimo consenso tra quella fascia di elettori che non vota oggi centrodestra ma non esclude di sostenerne il candidato sindaco. Una platea preziosa, perché è precisamente lì che si decide la partita.

E nel toto-nomi del centrodestra c’è anche chi non compare nelle tabelle del sondaggio. Tra le figure che continuano a essere evocate negli ambienti moderati c’è Enzo Ghigo, già presidente della Regione Piemonte, da anni lontano dalla politica attiva e oggi alla guida del Museo Nazionale del Cinema. Un ritorno che avrebbe del clamoroso, vista la lunga distanza dalle competizioni elettorali, ma che qualcuno continua a considerare suggestivo: esperienza istituzionale, profilo moderato, conoscenza della città e, nonostante gli anni, una forma personale che chi lo frequenta descrive come invidiabile.

Più che una candidatura già in campo, insomma, un nome da tenere nel mazzo mentre il centrodestra continua a interrogarsi se affrontare Lo Russo con un politico o con una personalità capace di allargare il perimetro.

Il vero problema è trovare lo sfidante

La rilevazione offre al sindaco anche un’altra buona notizia. Tra gli elettori che nel 2021 votarono Lo Russo sono pochissimi quelli già passati al centrodestra. Esiste però un 23% di delusi, oggi indecisi oppure orientati a non andare a votare. È probabilmente questa l’area sulla quale si giocherà una parte importante della campagna. Anche perché, al momento, poco più del 40% degli intervistati afferma con elevata probabilità che andrà a votare. La propensione sale al 53% tra gli elettori di centrosinistra, mentre resta bassa nel centrodestra.  Il centrosinistra, dunque, oggi parte avanti due volte: nei voti e nella mobilitazione.

Il sondaggio riservato fotografa così una situazione apparentemente rassicurante per Lo Russo, ma assai meno brillante per la sua amministrazione. Il sindaco è sotto il 50% nei giudizi sull’operato, la città indica la sicurezza come prima emergenza e appena tre torinesi su dieci pensano che Torino stia andando nella direzione giusta.

Eppure Lo Russo è quasi al 51%. Più che la forza del sindaco, per ora, è la misura del vuoto che gli sta davanti. Il centrodestra dispone dei temi per metterlo in difficoltà. Quello che ancora non ha trovato è l’uomo – o la donna – capace di farlo.

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