Mancano 600 medici di famiglia, ma il Piemonte dovrà cedere posti
Stefano Rizzi 07:00 Martedì 25 Agosto 2026Per i corsi di specializzazione 5.965 domande a fronte di 2.661 borse di studio. L'allarme della Fimmg: evitare che le risorse disponibili vadano sprecate. Rilancia la Liguria: "Il Governo modifichi il sistema, serve una compensazione". La ricetta sarda
In Italia mancano non meno di 5.700 medici di famiglia e circa 600 solo in Piemonte, ma sui rinforzi attesi nei prossimi anni rischia di abbattersi una mannaia figlia del paradosso e di una norma non più al passo con i tempi. A fronte di molte più domande rispetto alle borse di studio disponibili per il corso triennale di formazione specifica, alcune Regioni lasceranno molti neolaureati fuori dalla porta, mentre altre conteranno nelle aule un bel po’ di posti vuoti.
A lanciare per prima l’allarme, chiedendo di porre rimedio a una situazione destinata a ripercuotersi ancora una volta sui cittadini – già oggi sono 5 milioni quelli senza un medico di medicina generale stabile – è stata la Fimmg, la principale sigla sindacale dei camici bianchi del territorio.
Giù le mani dalle borse
“Come Paese non possiamo permetterci di perdere neanche una sola borsa destinata alla formazione specifica in medicina generale. Questo è un tema – scriveva nei giorni scorsi il sindacato – che il ministro della Salute, il presidente della Conferenza delle Regioni, ma anche i parlamentari impegnati nei mesi scorsi nelle discussioni sul decreto sulla medicina generale, non possono ignorare”.
Un invito raccolto nelle ultime ore dalla Liguria, dove a fronte di 65 posti sono arrivate 140 candidature. L’assessore alla Sanità Massimo Nicolò (di Fratelli d’Italia) si è di fatto messo alla testa di un fronte al quale chiama le altre Regioni, per avanzare “una proposta al Governo che consenta di recuperare e riassegnare le borse eventualmente rimaste disponibili, favorendo una mobilità tra le graduatorie regionali”.
L’eccezione piemontese
Tra le pochissime Regioni che già fin d’ora, ben prima dell’esito delle prove di ammissione che storicamente riducono il numero degli iscritti, contano più posti che candidati c’è proprio il Piemonte: rispetto alle 300 borse di studio a disposizione, quasi raddoppiate rispetto allo scorso anno, le iscrizioni si sono fermate a 288.
Un rapporto ben diverso rispetto a gran parte del resto del Paese: in Emilia-Romagna gli aspiranti medici di famiglia sono 625 per 185 posti, in Veneto ci sono 191 borse di studio a fronte di 400 domande, senza dire della Campania, che mettendo in campo 240 posti si è vista arrivare 1.080 iscrizioni.
Dunque, già oggi il Piemonte potrebbe “cedere” 12 ambitissimi posti, anche se il sistema dei vasi comunicanti invocato dal sindacato e portato sul tavolo delle Regioni dalla Liguria dovrebbe naturalmente essere attivato dopo le selezioni, quando sarà chiaro il numero di coloro che, pur avendo superato la prova, non troveranno posto e altrettanto certa sarà la cifra delle borse rimaste inutilizzate in questa o quell’altra Regione.
E siccome non c’è assessore o governatore disposto a rinunciare a portare sul proprio territorio quanti più futuri medici di famiglia possibile, è facile supporre che – nel caso il Governo risponda positivamente alle richieste – a spostarsi saranno le borse di studio e non gli specializzandi. Ma anche questo è un aspetto ancora tutto da definire.

La ricetta sarda
Intanto c’è chi si è già mosso in anticipo, come la Sardegna, dove la presidente Alessandra Todde, che mantiene la delega alla Sanità, e il suo direttore Thomas Schael hanno aumentato da 60 a 90 le borse di studio dopo aver ricevuto 140 domande, parte delle quali forse motivate anche dai 2mila euro in più al mese che la Regione isolana offre a chi sceglie di fare il medico di medicina generale.
Perché c’è pure una concorrenza tra Regioni nella corsa a ingaggiare quei camici bianchi che continuano a scarseggiare. E chi ha più risorse, come nel caso della Sardegna, può alzare la posta rispetto a Regioni – tra cui il Piemonte – dove i conti in rosso pesano anche in questo frangente e le più volte annunciate iniziative per trovare rinforzi in terra straniera sono, al momento, rimaste tali.
L’appello dello Zio Sam
“Il fatto che a livello nazionale siano state presentate 5.965 domande per 2.651 posti disponibili è un segnale importante – osserva Roberto Venesia, segretario della Fimmg per il Piemonte –. Migliaia di giovani medici scelgono la medicina generale e sarebbe imperdonabile non riuscire a trasformare questa disponibilità in nuovi professionisti per l’assistenza territoriale. Si deve evitare che eventuali posti non assegnati o successivamente rimasti liberi in una Regione vadano perduti, mentre altrove ci sono medici idonei disponibili a formarsi”.
Venesia parla a ragion veduta, visto che guida il sindacato in un territorio lontano anni luce da quei tempi – non più di una ventina d’anni fa – in cui per 40 posti si presentavano in 500. E oggi le stime indicano per il Piemonte una riduzione dei camici bianchi, nel giro di un biennio, inferiore alla media nazionale, dopo che dal 2019 al 2024 l’organico dei medici di famiglia si è già ridotto del 10,6%.
In vista delle iscrizioni, dal grattacielo del Lingotto era partita una campagna con uno slogan alla Zio Sam – “Il Piemonte ha bisogno di te” – rivolta ai neolaureati. La risposta, seppure in numeri assoluti migliore rispetto al 2025, non è stata quella attesa. Ora al Piemonte non resta che prepararsi a cedere i posti vuoti a chi, per entrare nei corsi, ha invece la fila.


