Vannacci organizza la truppa, ma è già guerra di mostrine
Davide Depascale 11:45 Martedì 25 Agosto 2026In Piemonte si attendono le nomine dei coordinatori provinciali. Tra ex FdI, transfughi leghisti e fedelissimi della prima ora, da Torino a Cuneo fino alla fronda novarese, Pozzolo deve dosare gradi e ambizioni. Sullo sfondo le Comunali del 2027 - ECCO I NOMI
Prima di decidere le candidature, ci sono altre caselle importanti da riempire. Per Roberto Vannacci e Futuro Nazionale la fine dell’estate segna il passaggio chiave dalla fase iniziale della mobilitazione alla costruzione di un vero partito strutturato: un’organizzazione territoriale, una gerarchia chiara, in grado di esprimere uomini e donne da mettere in campo al momento delle urne, a cui mancano ormai pochi mesi.
È per questo che in diverse regioni cresce l’impazienza per le nomine dei coordinatori provinciali. In Piemonte l’attesa dura ormai da settimane e, secondo quanto filtra dal partito, la partita dovrebbe sbloccarsi a breve. A tenere in mano il dossier è il coordinatore nazionale Massimiliano Simoni, braccio destro del generale, che nelle ultime settimane ha proceduto per gradi, concentrandosi innanzitutto sui territori di sua pertinenza, come la “sua” Toscana, il Lazio e le Marche.
Porte aperte
Il tempo preso da Simoni, però, non sarebbe dovuto soltanto alle ferie estive. Dietro l’attesa c’è anche una valutazione eminentemente politica: lasciare aperti alcuni spazi nell’organigramma per consentire a eventuali nuovi ingressi di peso di trovare una collocazione adeguata. Il precedente, freschissimo, arriva dalla Calabria: solo due giorni fa Domenico Giannetta, fino a quel momento capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, è stato ufficializzato da Vannacci e Simoni come candidato di Futuro Nazionale alle elezioni suppletive della Camera nel collegio di Reggio Calabria del 27 e 28 settembre.
È la prima competizione nazionale alla quale Fn parteciperà ufficialmente con il proprio simbolo. La reazione del governatore forzista Roberto Occhiuto è stata immediata: Giannetta è stato considerato fuori dalla maggioranza di centrodestra. Più che una candidatura, un precedente politico destinato a fare giurisprudenza.
In solitaria
La scelta di Giannetta dimostra che Vannacci è disponibile a rimettere mano agli equilibri interni quando sul mercato politico compare un nome in grado di portare consenso, esperienza amministrativa e radicamento. E soprattutto chiarisce come Futuro Nazionale intenda affrontare almeno questa prima fase: senza considerarsi una semplice costola del centrodestra.
A Reggio Calabria correrà infatti contro il candidato della coalizione, Fabio Roscioli, mentre il centrosinistra schiererà Frank Benedetto. Il significato politico è evidente: Vannacci vuole prima misurare il proprio peso e solo successivamente discutere eventuali alleanze. Non a caso, l’8 agosto, annunciando per Milano la candidatura a sindaco del generale dei Carabinieri Carmelo Burgio, il leader di Fn ha spiegato che eventuali intese verranno valutate “prima delle elezioni”, senza dunque considerarle oggi un dato acquisito. Milano è il modello e il Piemonte non potrà che prenderne esempio.
La partita piemontese
Nella primavera del 2027 torneranno al voto ben cinque capoluoghi di provincia: oltre a Torino, si voterà a Cuneo, Novara, Asti e Alessandria. La preparazione è già cominciata e la partita dei coordinatori provinciali finirà inevitabilmente per intrecciarsi con quella delle candidature amministrative.
A gestire la partita piemontese è Emanuele Pozzolo, deputato vercellese espulso da Fratelli d’Italia, tra i primi parlamentari ad aderire alla creatura vannacciana e nominato coordinatore regionale di Futuro Nazionale a luglio. Pozzolo assicura che la squadra nascerà all’insegna della compattezza. Ma la compattezza, in un partito appena nato e già affollato di personalità con storie politiche piuttosto diverse, dovrà essere costruita con il bilancino.
Cencelli nero
Le anime principali sono almeno tre. Ci sono i vannacciani della prima ora, che hanno dato vita ai “Team” del Movimento Mondo al Contrario e per questo sono convinti di poter rivendicare una sorta di diritto di primogenitura. Ci sono gli ex Fratelli d’Italia, che vedono nel generale una destra più identitaria rispetto al pragmatismo di governo di Giorgia Meloni. E poi ci sono gli ex leghisti, arrivati dopo la rottura di Vannacci con Matteo Salvini e con il Carroccio, del quale il generale era stato vicesegretario.
Tre famiglie che oggi convivono, non senza concorrenza. La partita più visibile è quella di Torino. Qui il nome che da mesi viene indicato in pole position è quello di Enrico Forzese, ex FdI e ormai uno dei volti più riconoscibili del partito sotto la Mole. Forzese è dato per favorito per la leadership locale rispetto al sindacalista di polizia Eugenio Bravo e nelle ultime settimane è stato protagonista della prima iniziativa pubblica cittadina di Fn contro il progetto della moschea nelle ex Fonderie Nebiolo.
Sullo sfondo c’è la corsa a sindaco di Torino, dove entra in scena anche la suggestione Marco Rizzo. L’ex leader comunista ha rotto con Democrazia Sovrana Popolare proprio dopo le tensioni provocate dal suo avvicinamento politico a Vannacci, con il quale ha ammesso di aver mantenuto rapporti e interlocuzioni. Un’operazione torinese sarebbe politicamente clamorosa e consentirebbe al generale di sperimentare un fronte “rossobruno” per superare, almeno in parte, la tradizionale divisione destra-sinistra.
C’è poi un elemento statutario non secondario. Lo Statuto di Futuro Nazionale stabilisce l’incompatibilità tra alcune cariche interne e ruoli istituzionali: in particolare, chi è sindaco di un Comune con più di 15mila abitanti non può candidarsi alla funzione di coordinatore comunale o provinciale. La selezione delle candidature elettorali, inoltre, resta sottoposta alle decisioni degli organismi nazionali. Questo rende ancora più delicata la distribuzione delle caselle nella prospettiva delle amministrative.
Beghe di provincia
A Cuneo la rivalità è già emersa. Da una parte c’è Beppe Lauria, consigliere comunale e uno dei primi amministratori di un capoluogo a schierarsi con Vannacci; dall’altra l’ex vicepresidente del Consiglio regionale Francesco Toselli, proveniente da Forza Italia. La contrapposizione non è soltanto personale: Lauria rappresenta l’ala più identitaria e militante, mentre Toselli viene percepito come espressione di un’area più moderata e maggiormente disponibile, almeno potenzialmente, a dialogare con il centrodestra. Alla Costituente nazionale di giugno Lauria è entrato nella direzione nazionale, mentre Toselli è rimasto più defilato. Non sarebbe quindi sorprendente se Simoni, sentito Pozzolo, decidesse di evitare una scelta troppo divisiva individuando una terza figura.
A Vercelli, terra dello stesso coordinatore regionale, il peso di Pozzolo sarà inevitabilmente determinante e l’ipotesi più accreditata negli ambienti piemontesi è quella di una soluzione pienamente fiduciaria. A Biella viene indicato come nome forte il referente locale Guido Dellarovere; ad Asti circola quello dell’avvocato Michele Iannotta, espressione della vecchia rete del Movimento Mondo al Contrario; ad Alessandria quello dell’ex amministratore leghista Evaldo Pavanello, già vicino in passato agli ambienti del Carroccio piemontese. Si tratta, in questi casi, di nomi che al momento appartengono alla partita interna e che non risultano ancora ufficializzati dalla direzione nazionale.
La fronda novarese
Ancora più delicata appare Novara, dove gli ex FdI Michele Ragno e Mauro Gigantino hanno egemonizzato l’organizzazione locale, scavalcando lo stesso Pozzolo e privilegiando il rapporto diretto costruito da entrambi con Vannacci in virtù del comune passato militare. Ed è proprio qui che la scelta di Simoni potrebbe assumere un significato politico più ampio: premiare l’autonomia dei territori e il rapporto personale con Vannacci oppure ribadire l’autorità del coordinamento regionale.
Cattivi consiglieri
È il dilemma che attraversa, in forme differenti, tutto il partito. Futuro Nazionale nasce infatti da una leadership fortemente personale, ma per trasformarsi in una forza politica durevole deve dotarsi di una struttura. E ogni struttura produce inevitabilmente gerarchie, esclusioni e conflitti. Lo dimostra anche un’altra battaglia interna, quella portata avanti dal critico d’arte Luca Sforzini, che dal Castello di Castellar Ponzano, nei pressi di Tortona, ha dato vita prima alla “Legione del Castello”, che riuniva vari Team del Mac, e poi al Centro Studi Rinascimento Nazionale, che si propone come think tank della creatura vannacciana.
Sforzini, dopo averlo fatto qualche settimana fa sullo Spiffero, ha nuovamente attaccato pubblicamente i “camerati”, che questa volta definisce “cattivi consiglieri” del generale e “cornacchie nere” intenzionate a spingere il nuovo partito verso una destra esclusivamente nostalgica e identitaria. A questa impostazione contrappone una destra “risorgimentale, nazionale e occidentale”, laica e attenta alle libertà individuali, sostenendo che una nuova forza politica dovrebbe essere capace di ospitare culture differenti anziché trasformarsi in un rifugio per nostalgici. È uno dei problemi che Vannacci dovrà affrontare dopo la fase iniziale del consenso: decidere quanto larga possa essere la tenda di Futuro Nazionale.
Sfida a destra
Pozzolo, dal canto suo, continua a marcare le distanze dal governo: “Meloni preferisce rispondere al New York Times per andare contro Trump piuttosto che rispondere agli italiani, con bollette sempre più insostenibili e la benzina sopra i due euro al litro. Se vuole aprire un dialogo con Futuro Nazionale le basta chiamare Vannacci, credo che il suo numero lo abbia”, attacca il deputato vercellese.
“Alle persone interessano i problemi concreti, non chi va con chi. Prima di arrivare a Palazzo Chigi parlava di blocco navale: perché non l’ha fatto? O mentiva allora, promettendo una cosa che non si poteva fare, oppure ha deciso di rimangiarsi la parola”, continua il deputato vannacciano.
Dalla Calabria al Piemonte
Il voto calabrese per le suppletive del 27 e 28 settembre sarà il banco di prova, prima delle elezioni del 2027, per testare la strategia del generale. Se Giannetta ottenesse un risultato importante, Vannacci avrebbe una dimostrazione concreta della capacità di Futuro Nazionale di attrarre non soltanto militanti e iscritti, ma anche pezzi di classe dirigente provenienti dai partiti tradizionali. E per Simoni diventerebbe ancora più conveniente lasciare qualche casella libera fino all’ultimo, in attesa del prossimo ingresso.
Così, quando arriveranno le nomine, in Piemonte come nel resto d’Italia, qualcuno avrà ottenuto i gradi e qualcun altro sarà rimasto senza mostrine. A quel punto si capirà se Futuro Nazionale è già diventato abbastanza partito da assorbire le proprie rivalità interne oppure se la vera battaglia, dopo quella contro gli avversari esterni, comincerà dentro casa.


