Circolo dei Lettori, cambio notarile: Cirio vuole Ganelli al posto di Biino
07:00 Mercoledì 26 Agosto 2026Dopo otto anni niente terzo mandato. L'ex pigmalione di Lo Russo, oggi in rapporti stretti con il governatore, incassa il via libera di Marrone. A Culicchia la programmazione culturale, al nuovo presidente governance e la delicata partita del Salone del Libro
Il bando c’è, le candidature si possono presentare fino al 15 settembre, ma al quarantesimo piano del Grattacielo il nome attorno al quale si stanno saldando gli equilibri per il dopo Giulio Biino sarebbe già scritto. E anche questa volta, a Palazzo Graneri, il sigillo dovrebbe metterlo un notaio. Secondo quanto risulta allo Spiffero, Alberto Cirio avrebbe infatti scelto Andrea Ganelli per la presidenza della Fondazione Circolo dei lettori. Non un semplice avvicendamento professionale, ma una nomina destinata a incrociare parecchi fili della Torino che conta: cultura, politica, fondazioni, Salone del Libro e persino la lunga stagione della “concordia istituzionale” tra il governatore e Stefano Lo Russo.
Formalmente la partita è appena cominciata. La Regione Piemonte, socio fondatore unico dell’istituzione di via Bogino, ha aperto il 20 agosto la procedura per raccogliere le candidature alla presidenza: c’è tempo fino al 15 settembre e sarà poi la Giunta a effettuare la nomina. Il mandato dura tre esercizi e l’incarico è gratuito. Sostanzialmente, però, l’orientamento politico sarebbe ormai maturato. E porta dritto allo studio in Crocetta del “notaio Gianduia”
Biino alla porta
Si chiuderebbe così l’era di Giulio Biino, iniziata nell’ottobre 2018, piena stagione del centrosinistra di Sergio Chiamparino, quando subentrò a Massimo Bray, e proseguita con la riconferma nel 2022. Una lunga permanenza accompagnata nell’ultimo tratto da proroghe, trattative e soprattutto dalla questione del limite dei mandati. Lo statuto prevedeva infatti che il presidente restasse in carica tre esercizi e fosse immediatamente rieleggibile per non più di due mandati.
Proprio attorno allo statuto si era consumata una delle vicende che più avevano irritato negli ambienti regionali e comunali. Come raccontato dallo Spiffero, durante la revisione si era lavorato a una modifica delle regole che avrebbe potuto consentire a Biino un altro giro, pare con il sostegno del ministro della Cultura Alessandro Giuli. Una soluzione letta da più parti come una sorta di norma ad personam, cucita addosso al presidente uscente. L’operazione, evidentemente, non ha convinto chi alla fine deve mettere la firma politica sulla nomina.
Ma il problema non sarebbe soltanto quello. A Biino viene rimproverata una conduzione giudicata troppo debole e troppo dipendente dai vari interlocutori politici, poca capacità di tenere a bada le istanze dei privati e, soprattutto, un profilo ritenuto non abbastanza attrezzato per trattare con Roma la delicatissima partita del Salone del Libro. Proprio l’ingresso del ministero della Cultura nella governance del Salone era stato indicato come la ragione principale per prolungarne la permanenza: non cambiare interlocutore nel mezzo della trattativa. Ora, però, a Piazza Piemonte sembrano ritenere conclusa quella fase.
Un uomo per i dossier pesanti
Ganelli rappresenterebbe, nelle intenzioni di Cirio, quasi l’opposto. Erede dello storico studio notarile Marocco, professionista di successo, frequentatore abituale dei piani alti cittadini, negli anni si è trovato sulla scrivania alcuni dei dossier più delicati della Torino economica e istituzionale. Uomo di sistema senza essere propriamente uomo di parte, moderato, trasversale nelle relazioni, facilitatore: uno abituato a stare al tavolo quando le questioni diventano complicate.
Politicamente non è classificabile nel centrodestra. Anzi. Fu tra i principali sostenitori di Lo Russo quando la candidatura dell’allora capogruppo del Pd a Palazzo Civico era tutt’altro che scontata. Lo aiutò con relazioni, risorse e anche con quei sondaggi “opportunamente presentati” che servirono a rendere più digeribile il candidato mentre una parte del partito continuava a guardarlo con sospetto. Un pigmalione in giacca sartoriale. Forse persino troppo creativo per limitarsi al ruolo di spettatore.
Poi qualcosa si è rotto. E quando si rompe qualcosa nei salotti giusti di Torino, il rumore è ovattato ma dura a lungo. Si racconta che nei mesi scorsi abbia persino accarezzato l’idea di una discesa in campo contro il suo antico pupillo, sondando interlocutori anche nel centrodestra. Poi la realtà deve aver avuto la meglio sulle legittime voglie di rivalsa. I rapporti con Lo Russo si sarebbero nel frattempo ricomposti almeno in quella cordialità da bon ton istituzionale che a Torino sono una regola.: falsi e cortesi.
Il filo sempre più stretto con Cirio
Contemporaneamente, però, è cresciuto il rapporto con Cirio. Non una folgorazione politica, quanto una progressiva convergenza tra due uomini che parlano volentieri il linguaggio delle relazioni e della mediazione. Negli ultimi mesi i contatti sarebbero diventati particolarmente intensi, fino alla decisione del governatore di affidargli uno dei nodi più delicati del sistema culturale piemontese.
La designazione avrebbe anche un significato politico. Per anni Cirio e Lo Russo hanno amministrato la loro “concordia istituzionale” dividendosi con discrezione le rispettive zone d’influenza e facendo attenzione a non pestarsi troppo i calli. Con Ganelli il governatore dimostra invece di non disdegnare qualche incursione nel campo dell’altro. Anche perché qui non si parla di un avversario qualsiasi del sindaco, ma di uno degli uomini che contribuirono a costruirne l’ascesa.
Difficile, tuttavia, immaginare una scelta compiuta alle spalle di Lo Russo. Più probabile che Cirio, se non l’ha concordata con lui, almeno lo abbia informato, incassando un sostanziale non ostracismo. Una prova che la concordia istituzionale non è una rigida spartizione catastale: ciascuno coltiva il proprio orto, ma qualche innesto nel giardino del vicino è consentito.
Il via libera di Marrone
Il passaggio decisivo sarebbe avvenuto nei giorni scorsi in un colloquio tra Cirio e Maurizio Marrone. Formalmente il vicepresidente della Regione non ha la delega alla Cultura, che è nelle mani di Marina Chiarelli. Politicamente, però, la musica è diversa. Chiarelli, ormai ai margini degli equilibri interni di Fratelli d’Italia, sulla materia conta un fico secco, mentre Marrone è l’uomo forte del partito in Piemonte e sulle questioni torinesi e culturali si è conquistato negli anni una sorta di diritto di prelazione.
Del resto, proprio Marrone aveva intuito con largo anticipo le potenzialità di Giuseppe Culicchia, affidandogli già nel 2023 la direzione di “Radici”, il festival identitario finanziato dalla Regione, quando lo scrittore di Tutti giù per terra era ancora considerato parte integrante dell’establishment culturale progressista torinese. Un rapporto poi consolidato, fino alla nomina di Culicchia alla direzione del Circolo e alla curiosa adozione dello scrittore da parte della destra piemontese.
Anche Ganelli, da questo punto di vista, è un segnale. Se Marrone sarà davvero il candidato del centrodestra alla successione di Lo Russo, poter esibire una figura moderata, non organica alla destra e proveniente da un mondo che per anni ha guardato altrove gli consente di mandare alla città un messaggio piuttosto semplice: non sono un settario, so allargare, so dialogare, so scegliere anche fuori dal recinto.
Culicchia ai libri, Ganelli ai conti
La nuova architettura di Palazzo Graneri, a quel punto, sarebbe chiarissima. A Culicchia la programmazione culturale, i libri, gli autori, i festival e quel “dialogo aperto” con cui ha inaugurato la sua stagione alla guida del Circolo. Al presidente, invece, toccherebbero i conti, i rapporti istituzionali, i privati e soprattutto il Salone del Libro nella sua dimensione gestionale e nei rapporti con il ministero.
Una divisione del lavoro quasi perfetta: lo scrittore fa lo scrittore, il notaio fa il notaio. Solo che al posto di Biino arriverebbe un professionista considerato più navigato, più autonomo e soprattutto più avvezzo a maneggiare dossier nei quali cultura, denaro e potere finiscono inevitabilmente per intrecciarsi.


