Caro energia, il Piemonte torna in bolletta: manifattura sotto pressione
15:04 Martedì 25 Agosto 2026Quasi 12 miliardi di maggiori costi in sei mesi. La regione è particolarmente esposta: l'industria assorbe metà dell'elettricità consumata. Sulla Torino-Piacenza diesel fino a 2,73 euro. Cna avverte: "A rischio margini, investimenti e competitività"
Il conto della nuova fiammata energetica rischia di arrivare molto rapidamente nei capannoni piemontesi. E non soltanto sotto forma di bollette più salate. Benzina e gasolio che corrono, elettricità e gas nuovamente sotto pressione per le tensioni geopolitiche internazionali significano maggiori costi di produzione, trasporto e approvvigionamento. Per una regione manifatturiera come il Piemonte, e soprattutto per il suo esercito di micro e piccole imprese, il rischio è che l’energia torni a mangiarsi margini e investimenti proprio mentre il sistema produttivo avrebbe bisogno di recuperare competitività.
A lanciare l’allarme è la Cna, che traduce in chiave regionale una stangata stimata, a livello nazionale, in 11,8 miliardi di euro di maggiori costi energetici tra il primo marzo e il 31 agosto rispetto ai livelli precedenti all’esplosione della crisi.
Il Piemonte energivoro
I numeri spiegano perché dalle parti di Torino l’allarme suoni più forte che altrove. Nel 2024 il Piemonte ha consumato complessivamente circa 22,75 TWh di energia elettrica e la sola industria ne ha assorbiti oltre 11,1 TWh: praticamente un chilowattora su due utilizzati nella regione è finito nel sistema produttivo.
Non basta. Al gas naturale è riconducibile oltre il 52% dei consumi energetici interni piemontesi. Una struttura che espone inevitabilmente l’economia regionale alle oscillazioni dei mercati internazionali e rende particolarmente vulnerabile quella galassia di aziende di minori dimensioni che ha meno strumenti per proteggersi dagli aumenti.
«Per il Piemonte il caro energia è una questione che riguarda direttamente la competitività del nostro sistema produttivo», avverte Giovanni Genovesio, presidente di Cna Piemonte. Quando salgono elettricità, gas e carburanti, osserva, l'aumento «entra immediatamente nei capannoni e nei laboratori» e per un artigiano o una piccola azienda è molto più difficile assorbirlo. Il risultato sono margini più sottili e, soprattutto, investimenti rinviati.
È questo il punto più delicato. Una grande azienda dispone generalmente di maggiore forza contrattuale negli acquisti e di strumenti finanziari per attenuare le oscillazioni dei prezzi. Una microimpresa molto meno. E scaricare integralmente gli aumenti sul cliente finale, senza perdere ordinativi, spesso non è possibile.
Quasi 12 miliardi in sei mesi
Sul conto pesano soprattutto i carburanti, ai quali Cna attribuisce circa 5,8 miliardi di maggiori costi nel semestre. Altri 3,7-3,8 miliardi arrivano dall’elettricità e tra 2 e 2,2 miliardi dal gas consumato direttamente da famiglie e imprese.
Il problema del pieno, inoltre, non riguarda soltanto gli autotrasportatori. Il rincaro viaggia lungo tutta la catena: aumenta il costo delle materie prime in entrata, quello delle forniture, della movimentazione e infine della distribuzione del prodotto finito. Per questo finisce per colpire anche aziende che, prese singolarmente, non possono essere considerate energivore.
«Quasi 12 miliardi di maggiori costi energetici in sei mesi rappresentano un peso enorme per l’economia italiana», sottolinea Delio Zanzottera, segretario regionale di Cna. E gli oltre 11 TWh consumati annualmente dalla sola industria piemontese, aggiunge, danno la misura di quanto il territorio sia esposto: «Per una micro o piccola impresa nuovi aumenti significano meno margini, investimenti rinviati e minore competitività».
Sulla Torino-Piacenza diesel a 2,73 euro
Nel frattempo è proprio dalla pompa che arrivano i segnali più vistosi della nuova escalation. Secondo l’analisi del Codacons sui prezzi comunicati dai gestori al Mimit il 24 e 25 agosto, sulla A21 Torino-Piacenza il diesel servito arriva a 2,729 euro al litro, mentre il Supreme Diesel raggiunge addirittura 2,929 euro. Il record nazionale appartiene alla A22 Brennero-Modena, dove il gasolio speciale ha sfondato la soglia psicologica dei tre euro, arrivando a 3,159 euro al litro. Si tratta di casi limite, non dei prezzi medi della rete, ma indicano quanto possano spingersi in alto i listini.
E le medie restano comunque pesanti: sulla rete nazionale il self service viaggia attorno ai due euro per la benzina e sopra i 2,1 per il gasolio, con valori ancora superiori in autostrada. Il caro carburanti è così tornato sul tavolo di Palazzo Chigi, dove oggi si è tenuta una riunione con Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Matteo Salvini, Maurizio Lupi e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Domani è previsto un nuovo Consiglio dei ministri: l’orientamento annunciato è prorogare temporaneamente le misure in vigore, in attesa di mettere a punto un intervento più selettivo.
Il rischio di un’altra frenata
Cna Piemonte evita per ora di invocare nuovi interventi emergenziali, ma chiede di tenere gli occhi puntati sui conti delle aziende. A livello nazionale sono già stati mobilitati oltre 2,3 miliardi attraverso riduzioni delle accise, crediti d’imposta e altre misure. Se però le tensioni internazionali dovessero prolungarsi e i prezzi stabilizzarsi sui livelli attuali o salire ancora, per le piccole imprese piemontesi il problema potrebbe rapidamente passare dalle bollette ai programmi di investimento.
Non è un allarme nuovo. Già nei mesi scorsi l’associazione aveva avvertito che un prolungato shock energetico avrebbe potuto tradursi in una contrazione degli investimenti, con conseguenze sulla crescita e sulla domanda interna. Per questo, oltre agli eventuali sostegni congiunturali, Cna insiste sulla necessità di accelerare su efficientamento energetico, autoproduzione e rinnovabili, evitando però che incentivi e strumenti finiscano per essere accessibili soltanto alle aziende sufficientemente grandi e strutturate da affrontarne procedure e investimenti iniziali.
Un tesoretto energetico
Il Piemonte, peraltro, non parte disarmato. Nel 2024 la produzione regionale di elettricità ha superato la domanda, con un saldo positivo di circa 2,4 TWh, e la regione dispone di un patrimonio importante di produzione rinnovabile. È proprio su questa base, secondo Cna, che bisogna costruire una maggiore autonomia e resilienza del sistema produttivo.
Perché la questione non è soltanto quanto costerà la prossima bolletta. Il vero pericolo è che l’incertezza energetica torni a trasformarsi in una tassa occulta sugli investimenti: macchinari che non vengono sostituiti, ampliamenti rinviati, assunzioni congelate e competitività perduta.
«Le imprese piemontesi hanno dimostrato più volte una straordinaria capacità di adattamento», concludono Genovesio e Zanzottera. Ma questa volta la richiesta è di non aspettare che l’emergenza sia già esplosa: monitorare l’andamento dei costi e intervenire rapidamente se la fiammata dovesse durare. Perché per una manifattura che consuma metà dell’elettricità regionale, il caro energia non resta mai a lungo confinato dentro una bolletta.


