TRAVAGLI DEMOCRATICI

Festa dell'Unità, ma in famiglia: Schlein diserta il Campo stretto

Molti big dem, pochissimi alleati e nessun avversario. I 5 Stelle non si vedono, per Avs la sola Ravinale, il centrodestra resta fuori. Delrio apre, Bonaccini chiude, Lo Russo ha la sua serata. E sotto "lo stesso cielo" il Pd di Torino si ritrova quasi solo con se stesso

Più che il laboratorio del Campo largo, una riunione di famiglia. E neppure troppo allargata. La Festa dell’Unità di Torino torna quest’anno al Parco Ruffini, dal 3 al 14 settembre, con lo slogan “Lo stesso cielo”. Ma, a leggere il programma sotto quel cielo ci saranno soprattutto esponenti del Partito democratico. Molti big dem, pochi alleati, nessun rappresentante del centrodestra e, soprattutto, non ci sarà l’ospite più attesa: Elly Schlein.

La segretaria nazionale non è riuscita a inserire la tappa torinese nella sua agenda, anche per la sovrapposizione con la Festa nazionale dell’Unità di Reggio Emilia. Il 13 settembre Schlein è attesa al Campovolo per il comizio conclusivo, destinato a segnare simbolicamente l’avvio della nuova stagione politica ed elettorale del partito. Ubi maior, Turin cessat.

Delrio apre, Bonaccini chiude

Così l’apertura torinese sarà affidata, almeno politicamente, a un esponente che rappresenta quasi l’altra estremità dell’universo dem: Graziano Delrio, cattolico democratico, ex ministro e uno dei riferimenti della minoranza interna. Giovedì 3 settembre alle 21 parlerà di pace insieme alla vicepresidente vicaria delle Acli nazionali Raffaella Dispenza e ad alcuni rappresentanti dell’associazionismo. Il programma ufficiale lo colloca nella serata inaugurale con l’incontro “Non ci sono confini per la pace”. La scelta di Delrio come primo big nazionale era emersa già nelle settimane precedenti, quando la sua presenza era stata letta anche alla luce delle tensioni interne al Pd sui temi della politica estera.

A chiudere, undici giorni dopo, sarà invece Stefano Bonaccini. Lunedì 14 settembre alle 21 il presidente nazionale del Pd sarà protagonista dell’ultimo appuntamento politico della Festa. Una staffetta Delrio-Bonaccini che fotografa bene la natura della rassegna: tanta classe dirigente democratica, espressione delle diverse anime del partito, ma pochissimo confronto con ciò che sta fuori dal perimetro dem.

Campo ristretto

È forse questo il dato politico più evidente del programma. Nessun esponente dell’attuale maggioranza di centrodestra è atteso al Ruffini, un anno dopo la serata diventata il caso politico dell’edizione 2025, quando il ministro forzista della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo venne contestato durante un dibattito con la vicepresidente del Senato Anna Rossomando. Fischi, urla, accuse sul tema della sicurezza e di Askatasuna, fino alla sospensione temporanea dell’incontro e a uno scontro che proseguì nei giorni successivi tra Forza Italia e Pd. Se l’anno scorso l’invito a Zangrillo voleva aprire uno spazio di confronto oltre gli steccati, quest’anno quella porta appare chiusa.

Ma la rarefazione degli ospiti non riguarda soltanto gli avversari: anche del Campo largo si vedrà poco. Del Movimento 5 Stelle non risulta alcun esponente nel programma. Niente Sarah Disabato, capogruppo pentastellata in Regione, e soprattutto niente Chiara Appendino. È un’assenza che pesa anche per ciò che accadde proprio alla Festa dell’Unità dello scorso anno, quando l’ex sindaca di Torino utilizzò il palco dem per mettere in chiaro la propria linea sulle comunali: sì al dialogo per costruire un Campo largo, ma non a sostegno dell’attuale sindaco Stefano Lo Russo. «Serve discontinuità», fu in sostanza il messaggio lanciato in casa del principale potenziale alleato.

Per Alleanza Verdi e Sinistra, invece, ci sarà Alice Ravinale. La capogruppo regionale rossoverde è attesa a un incontro in programma il 4 settembre, dedicato al welfare e alla cura, insieme, tra gli altri, al segretario generale della Cisl Piemonte Luca Caretti e ai consiglieri comunali dem Angelo Catanzaro e Vincenzo Camarda. Non compare invece nel programma Marco Grimaldi, deputato torinese di Avs che l’anno scorso partecipò al confronto finale sulle prospettive del centrosinistra insieme ad Appendino, Andrea Giorgis e agli esponenti centristi. Tra le figure politiche regionali esterne al Pd compare anche Vittoria Nallo, consigliera regionale di Italia Viva, inserita il 9 settembre nel dibattito “Impresa e comunità” insieme ai rappresentanti delle associazioni di categoria.

Serata lucana

Il cuore del cartellone rimane però saldamente democratico. Il 6 settembre si terrà quello che, per la provenienza geografica dei protagonisti, potrebbe essere ribattezzato il “dibattito dei lucani”: Roberto Speranza, l’ex ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e il deputato torinese d’adozione Mauro Laus, discuteranno di “Paure e insicurezze. La sfida della politica”, prendendo le mosse dal libro di Speranza La nostra sicurezza.

Proprio in questi giorni l’ex ministro della Salute ha riaperto nel centrosinistra il dossier più delicato, quello delle primarie per scegliere il candidato premier del Campo largo, sostenendo che potrebbero trasformarsi in un “clamoroso autogol”. La sua alternativa è singolare: indicare formalmente sulla scheda una candidatura simbolica, per esempio un neodiciottenne o un anziano partigiano, lasciando poi alle elezioni il compito di misurare i rapporti di forza tra i partiti della coalizione. Eppure proprio il tema delle alleanze, insieme a quello delle primarie, non sembra essere al centro del programma torinese.

Da Bersani a Zagrebelsky

Il 7 settembre arriveranno altri due nomi di peso del pantheon dem: alle 18.30 l’ex ministro Peppe Provenzano, responsabile Esteri della segreteria nazionale, discuterà del futuro delle relazioni internazionali; alle 21 sarà la volta dell’ex segretario Pier Luigi Bersani, con un incontro dal titolo significativamente largo – “Governare l’Italia. Pace, politica, economia” – ma senza esponenti degli altri partiti del centrosinistra al suo fianco.

L’8 settembre la capogruppo dem in Consiglio regionale Gianna Pentenero discuterà di imprese, salari e crescita economica con Antonio Misiani, responsabile Economia della segreteria nazionale, e con l’economista dell’Università di Torino Pietro Garibaldi. Quest’ultimo è diventato negli ultimi mesi uno dei protagonisti, per quanto riluttante, del tentativo di federare il mondo civico che sostiene Lo Russo in vista delle comunali del 2027 con il progetto di Alleanza per Torino. Il programma ufficiale affianca ai tre anche rappresentanti di Cna e Confcooperative.

Il 9 settembre, a ottant’anni dal primo voto delle donne nell’Italia repubblicana, sarà invece la vicepresidente del Senato Anna Rossomando a intervenire nel panel “Le madri della Repubblica”, dedicato alle conquiste e alle nuove sfide della parità di genere.

Il 10 toccherà a Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte costituzionale, confrontarsi sul significato contemporaneo dell’attuazione della Costituzione con la coordinatrice della segreteria nazionale Marta Bonafoni e con il senatore torinese Andrea Giorgis, costituzionalista cresciuto nella scuola accademica dello stesso Zagrebelsky.

La notte del sindaco

Poi, venerdì 11 settembre, la Festa incontrerà il suo principale azionista politico locale: il sindaco Stefano Lo Russo. Il primo cittadino salirà sul palco alle 21 per un incontro interamente dedicato a lui. Inevitabile che l’appuntamento venga letto anche con lo sguardo rivolto alle comunali del 2027, benché nel programma ufficiale non compaia un vero confronto sulle alleanze che dovranno sostenerne – o eventualmente metterne in discussione – la ricandidatura.

Il 12 settembre sarà probabilmente una delle giornate politicamente più dense. Alle 18.30 il presidente dell’Unione Industriali Torino Marco Gay discuterà di politiche industriali e lavoro con l’ex ministro Andrea Orlando, il segretario generale della Cgil Piemonte Giorgio Airaudo e la presidente regionale del Pd Nadia Conticelli. Alle 21 arriverà Gianni Cuperlo, chiamato a ragionare sull’Europa e sull’eredità di Ventotene. A chiudere tutto sarà Bonaccini, lunedì 14, mettendo il sigillo sulla rassegna.

Affetti stabili

Il risultato è un programma fitto, ricco di relatori, ma politicamente molto concentrato sul mondo dem. Ci sono ex ministri, parlamentari, dirigenti nazionali, costituzionalisti, sindacalisti, imprenditori, accademici. Ci sono Bersani e Bonaccini, Delrio e Orlando, Cuperlo e Provenzano, Speranza e Rossomando. Ma manca il confronto con il centrodestra, il M5s non c’è, Avs è rappresentata dalla sola Ravinale e, soprattutto, manca Elly Schlein.

Un paradosso per una Festa che vorrebbe segnare l’inizio del percorso verso il 2027, anno definito “decisivo per Torino” e per il futuro politico del Paese. Il documento introduttivo della manifestazione rivendica infatti la volontà di costruire idee e proposte in vista di quella scadenza.

Per decenni la Festa dell’Unità è stata il luogo in cui, finite le vacanze, la politica riaccendeva i motori: si misuravano correnti e leadership, si cercavano alleanze, si testavano formule destinate a occupare l’agenda dell’autunno. Quest’anno, almeno a Torino, il clima sembra diverso. I grandi temi nazionali ci sono, gli ospiti anche. Quello che manca è il confronto politico più rischioso: con gli avversari, con gli alleati e perfino sulle questioni che stanno dividendo il centrosinistra, dalle primarie alla costruzione del Campo largo. Più che una Festa dell’Unità, insomma, una festa in famiglia. E una famiglia, quest’anno, anche piuttosto ristretta, da affetti stabili.

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