ECONOMIA DOMESTICA

Appalti, in Piemonte 12 miliardi.
Solo una gara su sei è "aperta"

Nel 2025 sul territorio regionale 18.051 procedure sopra i 40mila euro: settimo posto in Italia per numero e nono per valore. La fotografia dell'Anac accende il faro sul ricorso massiccio ad affidamenti diretti e negoziate senza bando

Nel 2025 in Piemonte sono state censite 18.051 procedure di affidamento sopra i 40mila euro, per un valore complessivo di 11,835 miliardi di euro: settimo posto nazionale per numero di contratti, nono per ammontare. Una massa considerevole di denaro pubblico che si inserisce però in un sistema nel quale le gare vere e proprie sono ormai una minoranza, mentre affidamenti diretti e procedure negoziate senza bando rappresentano oltre tre contratti su quattro.

È quanto si evince dalla Relazione annuale dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) sull’attività 2025, presentata lo scorso 21 aprile alla Camera dal presidente Giuseppe Busìa. Il mercato nazionale dei contratti pubblici di importo pari o superiore a 40mila euro ha raggiunto lo scorso anno 309,7 miliardi, il valore più alto della serie storica analizzata dall’Anac, con un incremento del 13,9% rispetto al 2024.

Gare aperte ridotte al 15,8%

Il dato più significativo riguarda il modo in cui le pubbliche amministrazioni scelgono il contraente. Nel 2025 solo il 15,8% delle procedure è passato attraverso una procedura aperta. Nel 20,9% dei casi è stata utilizzata invece una procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando e addirittura nel 55,3% un affidamento diretto. Sommandole, le due modalità che limitano maggiormente l’apertura al mercato raggiungono il 76,2% del numero complessivo degli affidamenti.

Il quadro cambia se anziché contare i contratti si guarda agli euro. Le procedure aperte restano infatti quelle attraverso cui passa la quota maggiore del denaro pubblico: 54,3% del valore complessivo. Seguono le procedure ristrette, con il 21,5%, e le negoziate senza bando, con il 14,2%. Insomma, le gare aperte sono relativamente poche, ma sono mediamente quelle di dimensioni maggiori.

Rispetto all’anno precedente, il valore delle procedure ristrette cresce del 43,5%, soprattutto per effetto delle grandi gare sanitarie relative a medicinali, prodotti farmaceutici e apparecchiature mediche. Le procedure aperte aumentano del 24,2%, mentre quelle negoziate senza previa pubblicazione del bando arretrano del 28,7%.

In termini numerici, invece, le procedure ristrette salgono del 26%, gli affidamenti diretti del 9,5% e quelle aperte del 7,7%. Gli affidamenti diretti aumentano dunque come numero, ma diminuiscono del 5% in valore.

Piemonte settimo per affidamenti

In questa geografia il Piemonte conta 18.051 CIG, cioè procedure di affidamento localizzate sul territorio regionale. È il settimo dato più alto d’Italia. Davanti ci sono il Lazio con 35.902 procedure, la Lombardia con 35.887, il Veneto con 21.747, la Campania con 21.561, la Sicilia con 20.504 e l’Emilia-Romagna con 18.902. Subito dietro il Piemonte c’è invece la Toscana, con 17.212.

Guardando alla spesa, però, il Piemonte perde due posizioni. Con 11,835 miliardi di euro di contratti si colloca al nono posto nazionale. Il divario rispetto ai primi della classe è enorme. Il Lazio arriva a 78,829 miliardi, la Lombardia a 43,886 e la Toscana a 23,625. Seguono Campania con 21,480 miliardi, Sicilia con 20,007, Veneto con 19,306, Emilia-Romagna con 17,273 e Trentino-Alto Adige con 12,770.

Una precisazione è necessaria: la classificazione dell’Anac non individua necessariamente l’amministrazione che bandisce la gara. L’ambito regionale è determinato sulla base del luogo di esecuzione del contratto, ricavato dai codici Istat e Nuts dichiarati in fase di acquisizione del CIG. Quegli 11,8 miliardi, dunque, rappresentano gli appalti localizzati in Piemonte, non soltanto quelli gestiti dalla Regione o dagli enti piemontesi.

Quasi 9 miliardi tra servizi e forniture

Scendendo nel dettaglio, nelle forniture il Piemonte conta 6.348 procedure, pari al 2,2% del totale nazionale considerato dall’Anac, per un valore di 4,280 miliardi di euro. L’importo medio si attesta intorno ai 674mila euro. Nei servizi le procedure salgono a 7.598, per 4,411 miliardi di euro, con un valore medio di poco superiore ai 580mila euro. I lavori pubblici, infine, valgono 3,144 miliardi, distribuiti su 4.105 procedure, con una dimensione media di circa 766mila euro. Facendo i conti, servizi e forniture concentrano da soli quasi 8,7 miliardi degli 11,8 complessivi movimentati in Piemonte.

Il confine sottile dei 140mila euro

È proprio sulla crescita delle procedure semplificate che l’Anac invita però a tenere alta l’attenzione. Per servizi e forniture l’affidamento diretto è consentito al di sotto dei 140mila euro. Una soglia che, se aggirata attraverso una frammentazione artificiosa delle commesse, può trasformarsi in uno strumento per evitare procedure più competitive e obblighi più stringenti.

L’Autorità mette nero su bianco che l’utilizzo di procedure di importo ridotto, quando non tiene conto del valore complessivo dell’appalto, può risultare elusivo degli obblighi previsti dalla normativa. Il frazionamento artificioso può inoltre impedire la corretta rotazione degli operatori, trasformando un’unica commessa in una serie di piccoli affidamenti. Non a caso l’Anac considera l’“addensamento sottosoglia”, cioè la concentrazione di contratti appena al di sotto dei limiti oltre i quali scattano procedure più rigorose, uno degli indicatori da osservare per valutare il rischio corruttivo.

Non significa che un affidamento diretto sia di per sé sospetto o illecito. Ma la concentrazione anomala di procedure immediatamente sotto soglia può segnalare, secondo l’Autorità, possibili distorsioni della concorrenza, un uso eccessivo della discrezionalità o strategie di elusione delle regole.

Piemonte meno “aperto”

Il Piemonte, con i suoi quasi 12 miliardi di appalti, non presenta dunque numeri marginali. Anzi. È tra le regioni dove si concentra una parte rilevante del mercato pubblico nazionale. Ma dentro quella montagna di contratti c’è anche la fotografia di un sistema che tende sempre più a evitare la gara aperta: meno di una procedura su sei passa da un confronto pienamente concorrenziale, mentre oltre tre su quattro vengono assegnate direttamente o dopo una negoziazione senza pubblicazione del bando.

La gara aperta continua a muovere la maggioranza dei soldi. Gli affidamenti diretti, invece, muovono soprattutto il numero. Ed è proprio in quella moltitudine di contratti più piccoli, meno visibili e meno contendibili che l’Anticorruzione invita a guardare con maggiore attenzione.

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