Il fisco che (quasi) non si vede: 20.592 euro di tasse a famiglia
15:11 Sabato 29 Agosto 2026Busta paga, Iva e accise nascondono quasi tutto il prelievo: solo 887 euro vengono versati direttamente. In Piemonte oltre 3,25 milioni di contribuenti, Torino quarta provincia d'Italia. Cuneo seconda in regione, seguita da Alessandria e Novara
Il fisco prende, ma quasi non si vede. Entra direttamente in busta paga, si nasconde nello scontrino del supermercato, nel pieno di benzina, nella bolletta, nell’assicurazione dell’auto. Alla fine dell’anno il conto arriva a 20.592 euro, ma per il 95,7% è stato pagato quasi senza accorgersene. È quanto emerge da un report della Cgia, che mette anche in fila i contribuenti provincia per provincia. In Piemonte sono oltre 3,25 milioni: Torino è la quarta provincia d’Italia per numero di contribuenti, mentre in tutta la regione i lavoratori dipendenti sfiorano quota 1,75 milioni.
Il calcolo prende come riferimento una famiglia “tipo”: due genitori entrambi dipendenti, un figlio a carico, casa di proprietà di 126 metri quadrati, Isee di 23.232 euro, 30 mila euro di risparmi e due automobili che percorrono 15 mila chilometri l’anno ciascuna. Un modello nazionale – per Tari e bollo auto vengono utilizzati rispettivamente i parametri di Milano e della Lombardia – che quindi non consente di dire che una famiglia paghi esattamente 20.592 euro, ma serve a misurare dimensioni e soprattutto modalità del prelievo fiscale.
Il fisco che non si vede
Dei 20.592 euro complessivi, ben 13.030, il 63,3%, spariscono “alla fonte”: 5.683 euro sono contributi Inps, 6.092 ritenute Irpef e 1.255 addizionali. Altri 6.676 euro, il 32,4%, sono invece quelle che la Cgia definisce tasse “occulte”: 5.044 euro di Iva sugli acquisti, 1.238 di accise su benzina, gas naturale ed energia elettrica, 126 di imposta sull’Rc auto, 83 di contributo al Servizio sanitario nazionale sempre collegato all’assicurazione, 90 di canone Rai e altre imposte di bollo.
In tutto fanno 19.706 euro, pari appunto al 95,7% dell’intero prelievo, che la famiglia non versa materialmente al fisco. Restano appena 887 euro, il 4,3%, di tasse pagate in maniera direttamente percepibile: 559 euro di bollo auto e 328 di Tari. Insomma, su oltre 20 mila euro lasciati ogni anno all’erario, meno di novecento passano concretamente dalle mani del contribuente.
È quella che gli autori della ricerca definiscono una sorta di “anestesia fiscale”: il datore di lavoro trattiene, lo Stato incassa e il dipendente non vede materialmente il denaro uscire. Una differenza sostanziale rispetto agli autonomi, chiamati invece a effettuare direttamente gran parte dei versamenti e quindi molto più consapevoli del peso del fisco.

In Piemonte 3,25 milioni di contribuenti
La parte più interessante per il Piemonte è nella classifica territoriale costruita sui dati del ministero dell’Economia relativi al 2024. Sommando le otto province si arriva a 3.251.516 contribuenti Irpef. Di questi, 1.742.549 sono lavoratori dipendenti, 1.198.420 pensionati e 117.515 autonomi; altri 149.743 dichiarano redditi da partecipazione. I numeri regionali sono ottenuti sommando i dati provinciali.
A fare la parte del leone è naturalmente Torino, che con 1.671.705 contribuenti è addirittura la quarta provincia italiana, dietro soltanto a Roma, Milano e Napoli. Nel Torinese si contano 903.890 lavoratori dipendenti, 599.419 pensionati, 60.318 autonomi e 72.290 contribuenti con redditi da partecipazione. In pratica, da sola, l’area torinese concentra più della metà dei contribuenti piemontesi.
Molto più distanziata Cuneo, che comunque occupa il 25° posto nazionale con 452.802 contribuenti: 243.439 dipendenti, 164.546 pensionati e 17.526 autonomi. Seguono Alessandria, 45ª in Italia, con 311.669 contribuenti, di cui 165.111 dipendenti, 121.216 pensionati e 10.261 autonomi; quindi Novara, 49ª, con 277.369 contribuenti, 157.147 dei quali lavoratori dipendenti, 99.218 pensionati e 9.581 autonomi.
Nella seconda metà della graduatoria nazionale si trovano le altre quattro province. Asti è 87ª con 157.833 contribuenti, di cui 81.820 dipendenti, 60.557 pensionati e 6.009 autonomi. Biella, al 95° posto, ne conta 134.169, Vercelli, 97ª, 128.842 e il Verbano-Cusio-Ossola, 99°, chiude la pattuglia piemontese con 117.127.
Un quadro nel quale emerge anche il peso della popolazione anziana. Tolta Torino, nelle province più piccole il numero dei pensionati si avvicina sensibilmente a quello dei dipendenti: a Biella sono 56.863 contro 66.609, a Vercelli 51.180 contro 67.532, nel Vco 45.421 contro 57.001. Un rapporto molto diverso da quello dei grandi territori metropolitani.

Torino quarta in Italia
Il dato torinese assume ancora maggiore rilievo se inserito nella graduatoria nazionale. Davanti ci sono Roma con poco più di 3 milioni di contribuenti, Milano con quasi 2,5 milioni e Napoli con 1,678 milioni. Torino, con 1,672 milioni, è praticamente appaiata al capoluogo campano, dal quale la separano appena poco più di 6 mila contribuenti. Tra gli autonomi, inoltre, Torino ne conta 60.318, sostanzialmente quanti Napoli (60.177), pur rimanendo molto distante da Roma e Milano.
In tutta Italia i contribuenti Irpef sono 42,8 milioni: 24,1 milioni di lavoratori dipendenti, 14,5 milioni di pensionati e poco più di 1,6 milioni di autonomi. Quest’ultima cifra, precisa la Cgia, non comprende circa due milioni di soggetti che operano in regime forfettario e quindi non sono assoggettati all’Irpef.
E il fisco recupera sempre di più
Intanto aumenta anche ciò che lo Stato riesce a recuperare dall’evasione. Nel 2025 Agenzia delle Entrate e Agenzia delle Entrate-Riscossione hanno riportato nelle casse pubbliche 36,2 miliardi, massimo storico. Nel 2022 erano 25,2 miliardi: in tre anni l'incremento è stato di quasi il 44%, grazie soprattutto a compliance fiscale, split payment, fatturazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi.
Resta però un Paese ad alta pressione fiscale. Nel 2025 il prelievo complessivo italiano è stato pari al 43,1% del Pil, quinto valore nell’Unione europea e 2,4 punti sopra la media Ue del 40,7%. Peggio fanno Francia con il 46,1%, Danimarca con il 45,5%, Belgio con il 44,2% e Austria con il 44,1%. La Germania si ferma al 41,8%, mentre la Spagna scende al 38,1%.
Per i piemontesi, come per il resto degli italiani, il punto sollevato non è dunque soltanto quanto si paga. È come lo si paga. Perché di quei 20.592 euro teoricamente lasciati ogni anno al fisco da una famiglia tipo, appena 887 vengono versati con un gesto riconoscibile come pagamento di una tassa. Tutto il resto è già passato all’incasso prima ancora che il contribuente abbia avuto il tempo di tirare fuori il portafoglio.


