(DIS)SERVIZI

Pannoloni, la versione di Amos: "Non spettano a noi le consegne"

La partecipata delle Asl contesta la ricostruzione dei disservizi: distingue le proprie competenze da quelle dei trasportatori, smentisce i 15mila arretrati e precisa il ruolo di Lannutti. Restano i disagi degli utenti e le domande ancora senza risposta

Che quella dei pannoloni in Piemonte sia una storia infinita lo attestano i fatti. Ma, come per tutte le storie, ciascuno la racconta a suo modo, magari cercando di scrollarsi di dosso eventuali responsabilità o, legittimamente, attribuendole ad altri. Con il rischio che, nel gioco dello scaricabarile, alla fine il peso ricada sui soli che certamente non hanno colpa: quelli che il danno lo hanno subito e continuano a subirlo, aspettando invano il pacco dei pannoloni.

Proprio di questo si è occupato lo Spiffero in una serie di articoli che paiono non essere risultati graditi ad Amos, la società interamente partecipata da cinque aziende sanitarie pubbliche, coinvolta nel nuovo modello organizzativo varato dopo la revoca dell’appalto al precedente gestore, al quale la Regione ha chiesto anche il pagamento di penali per quelle che l’assessore Federico Riboldi ha definito “gravi inadempienze”.

Ed è proprio da altre parole dell’assessore, messe nero su bianco nella stessa occasione, il 16 giugno – “Dal 1° luglio ci sarà un cambiamento radicale: punteremo sull’internalizzazione con il coinvolgimento di Amos, per cessare definitivamente i rapporti improduttivi e dannosi con i privati e gestire direttamente il servizio” – che nel nostro articolo del 14 luglio davamo conto del mancato, atteso cambiamento.

La versione di Amos

Oggi Amos, tramite il suo legale, in una lettera il cui numero di pagine – ci si perdonerà il paragone con l’oggetto in questione – non è proprio improntato alla continenza, precisa che “il nuovo modello è entrato in funzione il 29 giugno 2026, senza soluzioni di continuità e senza una fase transitoria graduale” e ancora che “Amos gestisce il magazzino, prepara gli ordini, contatta gli utenti e programma le consegne, ma non esegue le consegne domiciliari”, affidate dall’Asl di Asti a imprese di logistica distinte.

La società presieduta dall’ex consigliera regionale Maria Carla Chiappello, e il cui cda ha deciso di affidarsi a un legale per far sapere ai giornali la sua versione dei fatti, precisa inoltre che “la mancata fornitura relativa al mese di giugno non è imputabile ad Amos” e che “le ulteriori mancate consegne devono essere verificate distinguendo la fase di preparazione dell’ordine da quella di trasporto e recapito”.

Tutto chiarissimo, almeno adesso. Resta da capire quale consolazione possa trarne il cittadino che, ignaro della complessa geografia delle competenze tra Amos, Asl, gestori informatici e trasportatori, continuava semplicemente ad aspettare i pannoloni che gli spettavano. Tanto più che, spiega ancora la società, la fase iniziale ha richiesto “un nuovo settaggio del sistema informativo esterno, mentre continuava ad affluire il flusso ordinario degli ordini”. Informazioni certamente utili per ricostruire quanto accaduto. Un po’ meno per chi, nel frattempo, restava senza fornitura.

Verrebbe da consigliare – ma ci guardiamo bene dal farlo – alla società diretta da Mariateresa Buttigliengo di meditare sul fatto che non è stato lo Spiffero, il 16 giugno, ad annunciare che “dal 1° luglio ci sarà un cambiamento radicale”. E che, se radicale non avrebbe potuto essere per tutte le ragioni oggi elencate dalla stessa Amos, noi non abbiamo fatto altro che raccontare i fatti per come si presentavano in quel momento e sulla base degli annunci che li avevano preceduti.

Il “passaggio di mano” a Lannutti

C’è poi il capitolo Lannutti. Anche qui Amos contesta quanto scritto nei nostri articoli sul “passaggio di mano”. Precisa che il gruppo, già dal 2019 locatore del magazzino utilizzato dalla società, è stato incaricato direttamente da Amos, e non dalla Regione, soltanto “in via temporanea” e per “specifiche attività di supporto” finalizzate ad accelerare il recupero dell’arretrato. Lannutti, dunque, secondo la società, non è subentrato ad Amos, non ha ricevuto l’intero incarico e non si occupa delle consegne domiciliari.

Una precisazione che registriamo, così come avevamo registrato l’arrivo di un operatore specializzato chiamato a intervenire mentre il sistema continuava a mostrare evidenti difficoltà. Sarà una questione lessicale stabilire se questo possa essere definito o meno un “passaggio di mano”; resta il fatto che Amos ha ritenuto necessario ricorrere al supporto esterno di un colosso della logistica per accelerare il recupero dell’arretrato.

La battaglia dei numeri

Da qualche giorno, per cercare di rimediare finalmente a una situazione che si trascina da mesi, sono entrate in campo anche le farmacie, con la loro rete di sperimentata efficienza. Ma quando del precedente rimedio annunciato non si vedevano i frutti e il numero delle vane attese continuava a crescere, abbiamo ancora una volta registrato la situazione.

Anche in questo caso, tuttavia, Amos replica: “Il dato di 15mila consegne arretrate è attribuito a fonti non identificate, non distingue gli ordini in regolare lavorazione, quelli affidati ai corrieri, quelli sospesi e quelli effettivamente scaduti e, per di più, non corrisponde al vero”.

Parrebbe superfluo rispondere ad Amos che lo Spiffero scrive sulla base di informazioni raccolte da fonti attendibili e verificate, che non dobbiamo certo rendere note a chicchessia, compresa Amos. La società assicura inoltre che l’arretrato, formatosi nella fase iniziale per ragioni che ritiene non imputabili a sé, è “in via di rapida e progressiva riduzione”. Ne prendiamo atto. Saranno i numeri e, soprattutto, le consegne effettivamente ricevute dagli utenti a dire quanto rapidamente.

Il sistema informatico e il reato “circolato”

La società, il cui capitale e la cui proprietà fanno interamente capo ad Asl e aziende ospedaliere pubbliche, sottolinea poi le difficoltà “di settaggio e adeguamento del sistema informatico esterno”. Ma anche questo avrebbe dovuto essere noto quando si è annunciata la svolta. E nessuno, allora, ha obiettato rappresentando eventuali difficoltà che vengono spiegate soltanto dopo, quando ormai la situazione è tale da aver indotto la Regione ad aprire – come appena detto – anche la strada delle farmacie.

Nella lettera del legale, Amos dice inoltre che “non risulta comunicata alcuna contestazione relativa al reato di interruzione di pubblico servizio”, definendo l’ipotesi “semplicemente diffamatoria”. Infatti, nel nostro articolo del 7 agosto scrivevamo: “Negli uffici della sanità della Regione Piemonte quell’ipotesi, a quanto pare, è effettivamente circolata”. Lo confermiamo, così come confermiamo di non aver mai scritto che una contestazione ci sia stata. Semplice: basta leggere bene.

Sedici pagine, nessuna scusa

Noi crediamo di averlo fatto – nonostante la prolissità – nel caso della lettera di Amos. Ma nelle sedici pagine non abbiamo trovato neppure una parola su una circostanza di cui abbiamo scritto più e più volte: le telefonate senza risposta al numero indicato dalla Regione ai cittadini per avere informazioni.

Non un dettaglio, ma un disagio nel disagio. Perché chi non riceveva gli ausili destinati ad anziani o disabili non riusciva neppure ad avere una risposta per sapere che fine avessero fatto. Su questo Amos non dice nulla. Forse, in sedici pagine, sarebbero bastate anche solo due parole: “Chiediamo scusa”.

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