Autonomia, il Piemonte (ri)parte a scoppio ritardato
Davide Depascale 14:44 Lunedì 31 Agosto 2026A Palazzo Lascaris comincia l’iter in Commissione. Lombardia e Veneto sono più avanti, e il leghista Cerutti punta a chiudere il passaggio in Consiglio entro fine mese. Ma tra tempi parlamentari, elezioni anticipate e conti in rosso, la strada verso l’approvazione definitiva resta in salita
Il Piemonte prova ad accelerare sull’autonomia differenziata, ma lo fa quando le altre grandi Regioni del Nord sono già più avanti sulla tabella di marcia. Il primo appuntamento è fissato per giovedì 3 settembre, quando la VII Commissione del Consiglio regionale, presieduta dal leghista Andrea Cerutti, tornerà a riunirsi per avviare formalmente l’esame delle prime determinazioni sulla proposta di deliberazione relativa alle pre-intese con il Governo.
Un passaggio che arriva dopo un percorso nazionale già avviato. Il Piemonte, insieme a Veneto, Lombardia e Liguria, ha infatti sottoscritto con il Governo le pre-intese sulle quattro materie individuate nel primo pacchetto: protezione civile, professioni, previdenza e tutela della salute, con particolare riferimento al coordinamento della finanza pubblica sanitaria.
L’accordo piemontese è stato firmato il 19 novembre 2025 dal ministro Roberto Calderoli e dal presidente della Regione Alberto Cirio, e a luglio è arrivato anche il via libera del Parlamento agli schemi di pre-intesa piemontesi, facendo entrare il procedimento nella sua fase successiva: quella della trasformazione del lavoro preparatorio in intese definitive. Ma il calendario non fa sconti.
Lombardia e Veneto avanti
Mentre a Torino si prepara il primo esame della Commissione, in Lombardia il percorso è già arrivato alle battute finali della fase consiliare. Le commissioni al Grattacielo Pirelli stanno lavorando sul testo e hanno programmato il voto per mercoledì 2 settembre, con il parere obbligatorio del Consiglio delle Autonomie Locali entro il 7 settembre e l’approdo in Aula previsto per il 10 settembre.
Anche il Veneto ha portato avanti il lavoro nelle commissioni sulle prime materie, arrivando alla fase di confronto sulla calendarizzazione del voto consiliare. Il percorso veneto riguarda le quattro materie della pre-intesa e ha già superato il passaggio preliminare nelle commissioni competenti.
Il Piemonte, dunque, si trova costretto a inseguire, e non si tratta di una rincorsa simbolica: la differenza di qualche settimana potrebbe diventare politicamente rilevante in una partita destinata a intrecciarsi con il calendario della legislatura nazionale e, soprattutto, con quello regionale.
Cerutti vuole fare presto
A Palazzo Lascaris l’obiettivo indicato da Cerutti è chiaro: portare il testo in Aula entro la fine di settembre, dopo il necessario passaggio al Consiglio delle Autonomie Locali e garantendo ai consiglieri uno spazio adeguato per il dibattito. Una corsa contro il tempo nella quale il presidente della VII Commissione invita però la minoranza a non trasformare l'esame in una battaglia procedurale.
L’auspicio di Cerutti è che il confronto “resti nel merito” e non si traduca esclusivamente in manovre ostruzionistiche, che allungherebbero ulteriormente i tempi. Il tema, però, è destinato inevitabilmente a diventare terreno di scontro politico: quello sull’autonomia differenziata è infatti uno dei dossier dove le posizioni di maggioranza e opposizioni paiono inconciliabili. E il passaggio piemontese non è affatto una formalità.
Voto non definitivo
Il via libera del Consiglio regionale, infatti, non significherebbe l'immediata entrata in vigore dell'autonomia. Il procedimento previsto dall’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e disciplinato dalla legge 86 del 2024 prevede una sequenza di passaggi molto più lunga. Dopo il confronto tra Regione e Governo e la definizione dell’intesa, sarà ancora il Parlamento ad avere un ruolo decisivo nella fase legislativa. La Corte costituzionale ha sottolineato che alle Camere spetta un potere legislativo pieno, e non una semplice ratifica dell’accordo.
In altre parole, il voto di Palazzo Lascaris sarebbe soltanto una tappa di un percorso ancora lungo: seguiranno l'intesa definitiva, il disegno di legge statale per la sua attuazione e gli ulteriori provvedimenti necessari a rendere operative le nuove competenze. La stessa legge 86 disciplina infatti una procedura articolata e assegna un ruolo centrale al Parlamento. Ed è qui che emerge il principale interrogativo: ci sarà tempo per arrivare fino in fondo?
La variabile elezioni
La legislatura arriva a scadenza naturale tra un anno, nell’autunno del 2027. Ma nel centrodestra si pensa molto concretamente all’ipotesi di un ritorno alle urne già nella primavera dell’anno prossimo, scenario prediletto dalla premier Giorgia Meloni, che dopo aver battuto il record di longevità del suo esecutivo e varato la nuova finanziaria non starà a farsi logorare.
Una eventuale vittoria del campo largo, con annesso avvicendamento a Palazzo Chigi, potrebbe così cambiare radicalmente le prospettive del dossier autonomia, che rischierebbe seriamente di finire nel dimenticatoio. E d’altronde non sarebbe certo la prima volta .
Conti in disordine
Il Piemonte deve inoltre fare i conti con un problema molto concreto: le risorse. L’autonomia non consiste semplicemente nel trasferire sulla Regione nuove competenze. Quelle competenze devono essere esercitate con strutture, personale, organizzazione e risorse finanziarie adeguate. E proprio sul piano finanziario il Piemonte arriva all’appuntamento con una situazione tutt’altro che semplice.
A fine luglio il Consiglio regionale ha approvato l’assestamento del bilancio 2026-2028, destinando circa 57 milioni di euro di risorse accantonate e vincolate al rafforzamento degli equilibri finanziari e proseguendo il percorso di recupero del disavanzo. È un elemento tutt'altro che secondario. La stessa normativa nazionale stabilisce che dall’applicazione della legge sull’autonomia e delle singole intese non debbano derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Per il Piemonte, quindi, il problema non è soltanto ottenere nuove competenze, ma capire con quali risorse potranno essere esercitate. Senza un quadro finanziario sostenibile, l’autonomia rischia di rimanere sulla carta o di produrre effetti molto più limitati di quelli rivendicati politicamente.
Vaste programme
Per ora il dossier piemontese riguarda quattro ambiti. La protezione civile, le professioni, la previdenza complementare e integrativa e la sanità sul versante del coordinamento della finanza pubblica. Ma la prospettiva politica della maggioranza guarda oltre. L'obiettivo dichiarato è utilizzare questo primo pacchetto come punto di partenza per un percorso più ampio verso le ulteriori competenze previste dall'articolo 116 della Costituzione. È proprio questo il punto che rende il voto di settembre più importante di quanto possa apparire.
Il 3 settembre il Piemonte non voterà ancora l'autonomia differenziata. Comincerà a decidere se e come trasformare in un atto politico regionale un percorso che, dal novembre 2025, ha già superato diversi passaggi istituzionali a livello nazionale. Da lì in avanti, però, servirà un’accelerata mica da ridere: Commissione, Cal, Aula, Governo, intesa definitiva, Parlamento e attuazione. Una catena di passaggi che difficilmente potrà essere compressa senza lasciare sul terreno nuovi interrogativi politici e finanziari. Il Piemonte, insomma, parte. Ma lo fa in ritardo, e con un cronometro già acceso.


