FIANCO DESTR

"Vannacci, liberati della feccia". Volano stracci in Futuro Nazionale

Sforzini, fondatore del centro studi Rinascimento Nazionale, torna all'attacco dei vertici del partito e chiede al leader di prendere le distanze dai nostalgici: "Il Generale non è fascista, Fn deve smettere di sembrarlo". Sicuro di trovarsi al posto giusto?

“Se gli antifascisti non sono graditi, questa non è casa mia”. Pur continuando a negare le voci che parlano di un suo imminente passaggio in Forza Italia, Luca Sforzini non nasconde il suo disagio all’interno di Futuro Nazionale, sempre più in mano a quelle che lui definisce “le cornacchie nere”, ovvero i cattivi consiglieri del generale Roberto Vannacci che a oggi dominano l’organigramma del partito, a cominciare dal coordinatore nazionale, il toscano Massimiliano Simoni, e dal suo “giglio magico” comprendente l’ideologo ultracattolico Lorenzo Gasperini, il deputato Edoardo Ziello e il responsabile toscano Tommaso Villa, con sullo sfondo la sagoma ingombrante di Denis Verdini. “Conventicole abominevoli”, le definisce senza troppi peli sulla lingua.

Da Simoni partono infatti tutte le nomine, come quelle per i responsabili provinciali diramate qualche giorno fa e che vanno nella direzione opposta a quella auspicata da Sforzini, che dal suo Castello di Castellar Ponzano nei pressi di Tortona ha dato vita al “Centro Studi Rinascimento Nazionale”. Nei suoi piani sarebbe dovuto diventare il think tank del partito e plasmarne la piattaforma programmatica, ma è andata diversamente, e oggi l’esperto d’arte pavese, orgogliosamente massone (altro aspetto inviso agli altri “futuristi”) costituisce il primo abbozzo di opposizione interna, in una formazione che si ostina a immaginare come partito della nazione e non come appannaggio esclusivo dei nostalgici del Ventennio: “Abbiamo davanti delle praterie ma si preferisce stare chiusi in un recinto. Vogliono soffocare in culla il partito nascente, ma io lotterò fino alla fine”.

Trapassato nazionale

Il quesito che pone Sforzini è semplice: che Futuro Nazionale sia pieno di “camerati” è evidente, ma c’è posto anche per chi fascista non lo è affatto? “Se mi chiedessero se sono fascista o antifascista rispondo senz’altro la seconda”, una dichiarazione che suona come un’eresia per la stragrande maggioranza dei militanti, ma accompagnata da un ragionamento più articolato: “La verità è che a me del fascismo non importa nulla, e dovrebbe essere così per tutti visto che ci chiamiamo Futuro Nazionale. Altrimenti dovremmo cambiare nome in Passato Nazionale, anzi Trapassato”. Ma anche qui punge i colleghi di partito: “Se da patrioti vogliono fare riferimento a un fenomeno storico perché non ispirarsi al Risorgimento, che ha fatto l’Italia, anziché a uno che l’ha distrutta?”

Gli si obietta che è proprio quello l’elettorato a cui Fn si rivolge, ma la vede diversamente, parlando di “differenza antropologica tra una classe dirigente che è meglio definire digerente e il potenziale elettorato, che è sideralmente distante da essa”. Come ha già dichiarato in una precedente intervista allo Spiffero, Sforzini non si rassegna a vederlo come un partito di estrema destra, ma come una forza in grado di intercettare diverse sensibilità e proporsi come seria alternativa di governo: “Vannacci non è fascista, ma il partito deve smettere di sembrarlo”. Auguri.  

Rischio eversione

L’esperto d’arte pone anche un problema di natura più pratica, ovvero che la profusione di certe dichiarazioni e prese di posizione si ponga in netto contrasto con la Legge Mancino e la Legge Scelba, con il rischio che Futuro Nazionale venga messo addirittura fuorilegge: “Se continuiamo così non diventiamo gli eredi del Movimento Sociale Italiano, che aveva Almirante e una classe dirigente di livello, bensì della destra eversiva”.

Anche se è stato lo stesso Vannacci a rivendicare di rappresentare “la feccia” e di volere al suo fianco “la sporca dozzina”, il fondatore del Centro Studi al contrario lancia un avvertimento, sulla base dell’esposto del sindacato contro il Generale: “La denuncia presentata alla Procura di Roma dal Sindacato dei Militari pone un problema politico che Futuro Nazionale farebbe male a ignorare: il partito sta offrendo troppi argomenti a chi vuole rappresentarlo come una formazione nostalgica, autoritaria, confessionale e militarizzata”, aggiungendo che a suo dire Vannacci – che aveva definito un potenziale “De Gaulle italiano” – si starebbe al contrario sottovalutando: “Ha uno spazio politico importante e potrebbe costruire una destra nuova, identitaria e nazionalista ma costituzionale, inflessibile sull’immigrazione e rispettosa delle libertà individuali. Invece una parte della cosiddetta classe dirigente scelta finora sembra impegnata a trascinarlo all’indietro”.

Peccato di omissione

Così si appella direttamente a Vannacci, chiedendogli di scendere in campo in prima persona per correggere la rotta e arginare lo strapotere delle “cornacchie nere”: “Abbia la forza di tracciare una linea netta: azzeri ciò che non ha funzionato, riveda radicalmente la selezione della classe dirigente e tenga lontani nostalgici, fanatici religiosi e quanti confondono la fermezza delle idee con il folklore del Ventennio. Non sarebbe una ritirata, ma un atto di leadership”.

Non un attacco, ma un monito quello di Sforzini nei confronti del suo leader: “Tiri una riga e ricominci, finché è ancora lui a poter decidere da dove”. Se invece dovesse voltarsi dall’altra parte, verrebbe meno ai propri doveri e lascerebbe campo libero agli attuali colonnelli, e alla fine si ritroverebbe ingabbiato. Che Vannacci la pensi allo stesso modo, però, è tutto da vedere. Anzi, allo stato attuale, viene da dire proprio il contrario.  

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