GLORIE NOSTRANE

Dal Psi ai Savoia, la sindaca No Tav ora mette la corona

Socialista, poi Pd e Verdi, contraria alla Torino-Lione ma con selfie in compagnia di Salvini, candidata con Italexit e ora coordinatrice piemontese del Nuovo Partito Monarchico. Pittau, prima cittadina di Mattie completa un percorso politico a dir poco movimentato

Dalle barricate No Tav al trono dei Savoia, passando per il garofano del Psi, il Pd, i Verdi, la “disobbedienza” contro le restrizioni Covid e una candidatura con Italexit. Più che una traiettoria politica, quella di Marina Pittau, 56 anni valsusina di nascita, sarda per parte di padre, è un ottovolante ideologico. L’ultima fermata, per ora, è la monarchia.

La sindaca di Mattie, piccolo comune della Valle di Susa, è stata infatti nominata coordinatrice regionale del Piemonte del Nuovo Partito Monarchico Nazionale. Una scelta accolta dal movimento “con particolare soddisfazione” e accompagnata dall’incarico di promuoverne “la crescita e il radicamento” nella regione che fu culla di Casa Savoia. In fondo, dopo tanto peregrinare, almeno geograficamente Pittau è tornata a casa.

Dal Psi alla Real Casa

Più complicato ricostruire il tragitto politico. Non perché manchino le tracce, ma perché sono una caterva. Nel curriculum presentato in occasione della candidatura alle Politiche del 2022 Pittau indicava di essere stata iscritta al Partito socialista italiano dal 2001 al 2004, quindi al Partito democratico dal 2006 al 2009 e infine ai Verdi dal 2011 al 2012.

Socialista, democratica, ambientalista. Tutto abbastanza lineare, almeno fino a quel punto. Poi arriva la stagione del civismo valsusino e soprattutto quella delle battaglie No Tav, delle quali Pittau diventa uno dei volti istituzionali. Nel 2019 conquista per la prima volta il municipio di Mattie alla testa della lista civica “Impegno per Mattie”. Ma evidentemente una sola collocazione politica alla volta rischiava di starle stretta.

Durante la pandemia la sindaca imbocca infatti un'altra strada. Nel gennaio 2022 invita alla “disobbedienza civile” contro le restrizioni, contestando le misure adottate durante l’emergenza sanitaria e denunciando quelle che considera limitazioni delle libertà. È il periodo in cui si avvicina a Italexit, il partito fondato da Gianluigi Paragone. La folgorazione non resta platonica: alle elezioni politiche del settembre 2022 Pittau si candida alla Camera, seconda nel listino proporzionale Piemonte 1 dietro Giovanni Frajese.

Nella sua Mattie il partito ottiene persino un risultato ragguardevole, piazzandosi dietro il centrodestra. A Roma, invece, non arriva nessuno. Pittau commenta la sconfitta assicurando che è “solo l’inizio”. Aveva ragione. Solo che era difficile immaginare dove sarebbe finita.

L’avvicinamento a Italexit provoca infatti qualche sommovimento anche nel piccolo paese valsusino. Nell’agosto 2022 viene lanciata una petizione per chiederne le dimissioni da sindaca. I promotori sostengono che Pittau abbia tradito lo spirito civico della lista con cui era stata eletta e le contestano le posizioni assunte durante la pandemia e la vicinanza a Italexit. Arrivano accuse pesanti, compresa quella di essere filo-putiniana. La sollevazione popolare, va detto, non abbatte esattamente la Bastiglia: la petizione si ferma a 44 firme. E Pittau rimane saldamente in municipio.

No Tav, però con Salvini

Anche nel movimento No Tav, però, la sindaca comincia a essere guardata con qualche sospetto. Il momento più gustoso arriva nel dicembre 2023. Pittau partecipa, con tanto di fascia tricolore, alla visita di Matteo Salvini al cantiere di Chiomonte e finisce nelle fotografie accanto al ministro, sorridente. Apriti cielo.

Una sindaca No Tav nel tempio della Tav insieme al ministro che della Torino-Lione ha fatto una bandiera politica è una bestemmia. Le critiche sono feroci e nella sua maggioranza si registra anche una dimissione. Lei respinge l’accusa di tradimento: sostiene di non essersi messa deliberatamente in posa e ribadisce di essere e restare contraria alla Torino-Lione. Insomma: No Tav sì, ma senza esagerare con il No.

Qualche mese dopo arriva infatti il delicatissimo tema delle compensazioni economiche legate alla grande opera. Anche qui Pittau trova una posizione tutta sua: resta contraria all’Alta Velocità, ma ritiene che i soldi vadano presi. A Mattie 125 persone firmano una lettera contraria; lei tira dritto: “Fondi da prendere, ma resto No Tav”. Un capolavoro di equilibrismo che, visto oggi, sembra quasi l’allenamento necessario per il salto successivo.

E infine arrivò Sua Altezza

Perché adesso sulla movimentata carta d’identità politica della sindaca si aggiunge la corona. Il Nuovo Partito Monarchico Nazionale ha ufficializzato la nomina di Pittau a coordinatrice piemontese con il sostegno del coordinatore nazionale Giuseppe Lavalle. Dovrà creare gruppi locali, organizzare iniziative e soprattutto mettere radici in una regione che, quanto a monarchia, possiede almeno un certo blasone storico.

Il movimento si propone di rilanciare una monarchia “moderna” e costituzionale e individua in Emanuele Filiberto di Savoia il proprio punto di riferimento politico e “ideale”, pur dichiarandosi aperto al dialogo con le altre anime monarchiche. Compito non semplicissimo, visto che persino i monarchici italiani riescono ancora a dividersi sulla successione a un trono che non esiste più dal 1946. La disputa tra il ramo Savoia e quello Savoia-Aosta, infatti, continua imperterrita ottant’anni dopo il referendum istituzionale. Ma dopo avere attraversato socialisti, democratici, verdi, No Tav, disobbedienti anti-restrizioni e sovranisti di Italexit, qualche faida dinastica difficilmente potrà spaventare Pittau.

Ventidue voti per la Corona

D’altra parte, nella sua vera monarchia elettiva la sindaca continua a regnare. Alle comunali del 2024 è stata riconfermata alla guida di Mattie con 199 voti contro 177: appena 22 preferenze di vantaggio. Una maggioranza risicata, ma sufficiente. E soprattutto perfettamente repubblicana: ogni cinque anni, almeno lì, il sovrano deve ancora passare dalle urne.

Adesso Pittau dovrà "promuovere la crescita e il radicamento" dei monarchici in Piemonte. Non sarà facile. Ma il pedigree autorizza a non escludere nulla. D’altra parte, in poco più di vent’anni la sindaca di Mattie è riuscita a passare dal Psi ai Savoia, facendo tappa nel Pd, nei Verdi, tra i No Tav e nell’Italexit di Paragone. Ha contestato la Torino-Lione, visitato il cantiere con Salvini, respinto le compensazioni in linea di principio e poi sostenuto che tanto valeva prenderle. Più che una conversione politica, è un Grand Tour.

E chissà che l'ultima tappa sia davvero quella definitiva. Perché a questo punto l’unica posizione rimasta abbastanza lontana dalle precedenti sarebbe diventare repubblicana. Ma quella, almeno, Pittau l’ha già fatta.

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