La Lega Nord non è morta e chiede la testa di Salvini
Davide Depascale 13:40 Martedì 01 Settembre 2026Nasce il Comitato per il Congresso federale che punta a riaprire la partita del vecchio Carroccio, trasformato in bad company nel 2017. Fontana, Romeo, Molinari e gli altri big del Nord lanciano l'ultima sfida al segretario: dopo nove anni senza congresso, l’obiettivo è riportare alle elezioni il simbolo originale
C’è qualcosa di nuovo nella Lega. Anzi, di antico. Mentre Matteo Salvini prepara la prossima fase del Carroccio e prova a tenere a bada una fronda interna che da mesi chiede più spazio per il Nord, negli stessi giorni ricompare sulla scena il partito che sembrava appartenere alla storia: la Lega Nord per l’Indipendenza della Padania.
Proprio a tal fine nasce il Comitato per il Congresso federale, con l'obiettivo di costringere il commissario della Lega Nord, Igor Iezzi, a convocare il congresso del vecchio partito. Un congresso che non si celebra da nove anni e che, se venisse effettivamente convocato, potrebbe cambiare gli equilibri dentro il Carroccio, andando di fatto a sdoppiarlo. Non si tratterebbe quindi di un’operazione nostalgia, quanto piuttosto di un tentativo di riaprire una partita politica utilizzando un soggetto che, formalmente, non è mai stato cancellato.
Bad company
La questione è di natura politica, ma ha radici giuridiche. Nel 2017 la Lega di Salvini, diventato segretario quattro anni prima, imboccò definitivamente la svolta nazionale: al congresso di Parma il partito abbandonò progressivamente il riferimento esclusivo al Nord, mentre nel dicembre dello stesso anno venne costituita la Lega per Salvini Premier, soggetto distinto dalla storica Lega Nord.
La vecchia Lega, tuttavia, non venne sciolta. Il motivo è presto detto, e non ha nulla a che fare con il mantenimento dell’identità nordista. Il partito originario era infatti gravato dalla vicenda dei 49 milioni di euro di rimborsi elettorali oggetto della confisca disposta dalla magistratura dopo gli scandali che avevano portato alla fine della leadership del fondatore Umberto Bossi.
Nel 2019 il nuovo statuto della Lega Nord ribadì la distinzione tra i due soggetti: la vecchia struttura sarebbe rimasta in vita anche per fare fronte agli impegni con la Procura di Genova, diventando una sorta di “bad company”, scatola vuota con l’unico compito di ripianare – in tutta calma, visto il dilazionamento in 75 anni – i debiti. Ma quella sopravvivenza formale che oggi può trasformarsi per la prima volta in un’arma politica.
Il partito congelato
Per quasi un decennio la Lega Nord è rimasta una sorta di involucro giuridico della storia leghista: il simbolo, il patrimonio politico, le vecchie regole, ma nessuna vera attività elettorale autonoma. La Lega che gli elettori hanno conosciuto dal 2018 in avanti è stata invece la Lega Salvini Premier, costruita attorno alla leadership nazionale del segretario e a un progetto che ha progressivamente superato i confini originari del movimento.
Ora qualcuno prova a invertire il percorso. L’idea del Comitato è semplice e, proprio per questo, potenzialmente dirompente: se la Lega Nord esiste ancora, deve poter tornare a funzionare secondo il proprio statuto. E se lo statuto prevede un congresso, quel congresso va celebrato.
Gli organizzatori, come riferisce Sky TG24, non considerano dunque l’iniziativa una battaglia ideologica o un esercizio di archeologia politica, ma hanno un obiettivo dichiarato: avere a disposizione un soggetto politico già esistente e utilizzabile in vista delle prossime elezioni politiche. Non si tratterebbe di riesumare il passato per celebrarlo, ma di riattivarlo per costruire il futuro.
I nomi pesanti del Nord
Il dato politicamente più significativo è però un altro: intorno a questa ipotesi si muovono alcuni dei dirigenti più importanti della Lega. In prima fila ci sono i lombardi Attilio Fontana e Massimiliano Romeo, rispettivamente presidente della Regione e capogruppo in Senato (nonché segretario della Lega Lombarda), da tempo espressione del malcontento dei territori settentrionali. Ma c’è anche il piemontese Riccardo Molinari, capogruppo alla Camera e finora descritto come in mezzo a due fuochi, diviso tra la fedeltà al leader e quella agli ideali nordisti.
Tra i possibili protagonisti della seconda vita della Lega Nord ci sarebbero anche il veneto Luca Zaia e il governatore del Friuli Massimiliano Fedriga. E resta sullo sfondo il nome forse più pesante di tutti: quello di Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia già fedelissimo di Bossi e oggi dirigente di difficile collocazione in questa nuova geografia interna del partito.
Bisogna tuttavia distinguere tra chi promuove formalmente il Comitato e chi viene indicato come possibile protagonista politico dell'operazione. Al momento, infatti, non significa che tutti i nomi citati abbiano già deciso di aderire a un nuovo soggetto o di abbandonare la Lega Salvini Premier.
Ma il fatto stesso che questi nomi vengano associati alla possibile rinascita della vecchia Lega dice molto sul livello raggiunto dalla tensione interna. La fronda nordista non è più soltanto una corrente che chiede a Salvini di cambiare linea. Comincia a interrogarsi sulla possibilità di avere un contenitore politico alternativo.
Salvini sempre più all’angolo
Da settimane se non mesi, partendo dalla Lombardia e dai governatori del Nord, arrivano al segretario richieste di una svolta, di un maggiore peso dei territori e di una discussione sulla linea politica del partito. Salvini però, almeno per ora, non sembra intenzionato a farsi da parte.
Dopo aver stracciato nel giro di 48 ore il nuovo statuto che avrebbe rappresentato una soluzione di compromesso, la sua risposta è stata quella di promettere una maggiore condivisione delle responsabilità e di convocare per l’8 e il 9 settembre a Roma una riunione preparatoria in vista del raduno di Pontida, dove non sono escluse contestazioni a un leader sempre più ammaccato.
Nove anni dopo
L'ultima volta che la vecchia Lega Nord si riunì per il congresso federale era il 21 maggio 2017, a Parma. Fu un congresso destinato a segnare la trasformazione del movimento: Salvini venne riconfermato alla guida e il progetto politico iniziò definitivamente a spostarsi dal regionalismo padano verso una Lega nazionale.
Nove anni dopo, la storia potrebbe curiosamente ripartire proprio da lì. Il partito che allora cambiava pelle potrebbe tornare a reclamare la propria identità originaria. Quello che sembrava un reperto della stagione bossiana potrebbe diventare il grimaldello con cui una parte della Lega prova a ridiscutere il dopo-Salvini. Il paradosso è evidente: la Lega che Salvini aveva superato potrebbe diventare lo strumento attraverso il quale i suoi stessi avversari interni cercano di superare Salvini. Per arrivarci, però, bisogna prima passare dal congresso. E il congresso, oggi, deve essere convocato dal commissario Igor Iezzi.
Gli organizzatori del Comitato intendono quindi insistere sul rispetto dello statuto e, sempre secondo quanto riferito da Sky TG24, non escludono neppure iniziative giudiziarie, fino all'ipotesi di una class action, pur di ottenere la convocazione dell’assise.
Il fantasma della doppia Lega
Il vero interrogativo, a questo punto, non è se la Lega Nord abbia ancora un valore sentimentale. Quello è evidente. La domanda è se possa tornare ad avere un valore elettorale. Oggi la Lega viene data intorno al 5% dai sondaggi in un calo costante, ma cosa succederebbe se si dividesse in due?
Una Lega Nord rianimata avrebbe davanti a sé un percorso tutt’altro che semplice: congresso, nuova classe dirigente, organizzazione territoriale, simbolo, programma e soprattutto una decisione cruciale sulla collocazione politica. Ma avrebbe una cosa che una semplice corrente interna non può avere: un'identità autonoma e un soggetto politico formalmente distinto.
Ed è proprio questa possibilità a rendere l'operazione potenzialmente destabilizzante. Per Salvini, infatti, il rischio non sarebbe soltanto quello di perdere qualche dirigente. Sarebbe quello di assistere alla nascita di un polo capace di raccogliere il malcontento dei territori e trasformarlo in un’offerta politica alternativa e per lui esiziale, con gli ultimi sondaggi che attribuiscono alla Lega il 5% dei consensi.
Il Nord, in altre parole, potrebbe tornare a chiedere conto alla Lega nazionale della promessa originaria.E così, mentre tutti guardano a Pontida come al possibile teatro della resa dei conti, la partita vera potrebbe essere già cominciata altrove: dentro lo statuto di un partito che sembrava morto ma che forse aspettava solo il momento giusto per tornare alla ribalta.


