SANITÀ

Nuovo Piano, Cup vecchio. Impasse sulle liste d'attesa

Dal Governo le misure per ridurre i tempi per visite ed esami. Cambia il percorso di tutela: sarà il centro unico di prenotazioni a indicare le alternative (compresa l'intramoenia). Ma in Piemonte il nuovo sistema continua a farsi attendere, tra un ritardo e l'altro - DOCUMENTO

Non toccherà più al paziente – di fronte a tempi di attesa oltre il limite – imboccare una strada lastricata di richieste, scartoffie e, spesso, mancate o inadeguate risposte. Sarà il sistema sanitario, attraverso i Cup, ad avviare e gestire quel percorso di tutela che fino a oggi, proprio per la sua complessità, è stato utilizzato da un’esigua minoranza dei cittadini.

In fondo, è bastato ribaltare la procedura per introdurre uno dei cambiamenti più rilevanti previsti dal nuovo Piano nazionale per il governo delle liste d’attesa, nel quale sono presenti numerose altre misure, tra cui l’obbligo di far confluire nei centri unici di prenotazione tutte le agende del sistema pubblico – comprese quelle per le prestazioni in intramoenia – e del privato accreditato, proprio per evitare zone grigie nel rapporto con i pazienti che devono sottoporsi a una visita, un esame o un intervento.

Buone intenzioni

Un documento pieno di buone intenzioni, si direbbe. Già, perché dall’enunciazione alla messa in pratica, come spesso accade e ancor più di frequente nell’ambito della sanità, c’è una sorta di terra di nessuno dove si sommano problemi e difficoltà, ma scarseggiano le soluzioni.

Un sostanzioso assaggio, in tal senso, arriva già a ruota del nuovo Pngla e, ancora una volta, riguarda le risorse finanziarie. La premessa indicata dal Governo è che tutte le innovazioni non comportino “nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”: insomma, l’ormai nota invarianza finanziaria, pure questa sempre a cavallo tra teoria e realtà.

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Il nodo risorse

Ma quanto stabilito dall’esecutivo di Giorgia Meloni non trova la piena condivisione di chi il piano deve tradurlo in pratica: già al momento del via libera al piano, la Conferenza delle Regioni aveva alzato il dito, chiedendo di verificare “la congruità delle risorse finanziarie” necessarie.

Perché non può che essere salutata positivamente la nuova procedura che impone al Cup – nel caso di tempi superiori a quelli prescritti – di cercare una soluzione alternativa per il paziente, rispettando i giorni di attesa indicati in base alla priorità. Ma se questa innovazione si scontra poi con difficoltà dovute alla carenza delle risorse necessarie, allora al danno si aggiunge pure la beffa dell’illusione.

Regioni in allarme

Non sono pochi i governatori assai scettici e preoccupati circa la possibilità di mettere in atto questa riforma – peraltro in alcune parti già anticipata da precedenti decreti – sulle liste d’attesa. E forti perplessità arrivano anche dai sindacati. “Positivo che il problema venga affrontato attraverso un approccio che non sia esclusivamente quantitativo – sostiene Luciana Cois, segretaria generale della Cisl-Medici – ma non possiamo pensare di risolvere un problema strutturale attraverso il ricorso sistematico alle prestazioni aggiuntive o aumentando ulteriormente i carichi di lavoro. Occorre intervenire sulle carenze di organico”.

Ma il denaro in più che le Regioni ritengono indispensabile per poter attuare il piano non è solo quello necessario per le assunzioni di medici e infermieri. Le stesse corsie alternative per ovviare alle lunghe attese – a partire da quella verso le prestazioni erogate in libera professione – comporteranno spese aggiuntive che già oggi allarmano le Regioni, soprattutto quelle le cui casse – come nel caso del Piemonte – piangono miseria da anni.

Piemonte in affanno

La situazione piemontese si trova ad avere un ostacolo in più proprio nel sistema di prenotazione, ovvero quello che dovrà gestire anche quei percorsi di tutela cui si guarda con legittima speranza per attenuare i pesanti disagi quotidiani provocati dalle liste d’attesa. I ritardi accumulati, più di quelli di un accelerato degli anni Cinquanta, continuano a spingere sempre più avanti e lontano il giorno in cui, finalmente, il Piemonte potrà avvalersi del fin troppo annunciato nuovo Cup.

L’ultimo traguardo – di una lunga serie – indicato dall’assessore alla Sanità del Piemonte Federico Riboldi rimanda “probabilmente alla primavera 2027”. Le Regioni hanno 120 giorni di tempo, a partire dallo scorso 24 agosto, per adottare i rispettivi piani recependo quanto previsto dal nuovo Pngla. Quattro mesi per cambiare procedure, con la concreta eventualità che queste vadano a scontrarsi con un sistema non ancora in grado di metterle in pratica.

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