Troppi ordini, Mirafiori si ferma. Cortocircuito in casa Stellantis
16:44 Martedì 01 Settembre 2026Tre giorni di stop alle Carrozzerie per la carenza di componenti prodotti dalla Teksid di Carmagnola. Il gruppo assicura: la domanda delle ibride supera la capacità dei motori. La Fim chiede stabilità, i parlamentari torinesi Ambrogio e Grimaldi incalzano
Mirafiori torna a fermarsi. E questa volta il problema, almeno nella versione fornita da Stellantis, non sarebbe la scarsità degli ordini ma quasi il contrario: mancano i componenti per i motori della Fiat 500 ibrida perché la richiesta di vetture avrebbe superato la capacità produttiva della catena di fornitura.
Le Carrozzerie resteranno ferme mercoledì 2, giovedì 3 e venerdì 4 settembre. Tre giorni che arrivano appena dopo il rientro dalla lunga pausa estiva e riportano immediatamente lo stabilimento torinese nella condizione che negli ultimi anni è diventata quasi ordinaria: linee ferme e continuità produttiva ancora tutta da conquistare.
Il collo di bottiglia
Stellantis ha spiegato che «mancano i componenti legati ai motori perché c'è una richiesta di ordini di vetture ibride maggiore rispetto alla produzione». Il problema sarebbe concentrato alla Teksid di Carmagnola, controllata dal gruppo e coinvolta nella produzione dei componenti dei propulsori. Secondo l'azienda, lo stabilimento sarebbe «tarato su un livello di produzione non sufficiente a far fronte alla richiesta». Il gruppo guidato da Antonio Filosa starebbe quindi lavorando per adeguare la capacità produttiva dei motori alla domanda.
Non si fermerà però tutta Mirafiori. Come precisa la Fim Cisl, lo stop riguarderà esclusivamente la linea della 500, mentre continueranno a lavorare i piazzali di Drosso e Rivalta, il reparto R-G Premium e Special Vehicle. Una precisazione importante anche per misurare esattamente la portata del fermo, senza trasformare tre giorni di stop di una linea nella chiusura dell’intero complesso torinese.
Se gli ordini ci sono, perché non si produce?
La spiegazione aziendale contiene però un elemento che inevitabilmente alimenta interrogativi. Per anni Mirafiori si è fermata perché le vetture da produrre erano troppo poche. Ora la fabbrica si ferma perché, secondo Stellantis, le ibride richieste sarebbero troppe rispetto ai motori disponibili.
È il paradosso messo in evidenza anche dalla senatrice torinese di Fratelli d'Italia Paola Ambrogio: «Dopo anni segnati da sospensioni della produzione e cassa integrazione legate alla carenza di ordini, oggi apprendiamo che lo stabilimento dovrà fermarsi perché la domanda di vetture ibride avrebbe superato le previsioni e la disponibilità di componenti non sarebbe sufficiente». Da qui una richiesta piuttosto semplice: «Se gli ordini ci sono, occorre mettere Mirafiori nelle condizioni di produrre, garantendo continuità e prospettive certe». Per Ambrogio il nuovo stop dimostra la necessità di «una programmazione industriale più solida e capace di accompagnare la ripresa della domanda», perché Torino e il Piemonte non possono continuare a vivere nell'incertezza su un settore da cui dipendono migliaia di lavoratori e imprese dell'indotto.
Il dubbio sulla 500
Resta tuttavia da capire quanto la carenza di componenti dimostri davvero il successo commerciale della 500 ibrida, entrata in produzione alla fine dello scorso anno proprio con il compito di riportare volumi a Mirafiori dopo il flop della versione elettrica. Dire che la richiesta di motorizzazioni ibride supera la capacità produttiva non equivale necessariamente a dire che gli ordini della 500 siano superiori alle previsioni. Quei propulsori e i relativi componenti entrano nella catena produttiva del gruppo e, in presenza di disponibilità insufficienti, Stellantis deve inevitabilmente distribuirli tra modelli e stabilimenti.
La questione decisiva, dunque, è capire se Mirafiori si fermi davvero perché la 500 vende più di quanto previsto oppure se, davanti alla scarsità di componenti, il gruppo finisca per privilegiare altre produzioni con portafogli ordini più consistenti.
A rendere il quadro ancora più complicato ci sarebbero le difficoltà della stessa Teksid. Secondo quanto riportato da alcune fonti, a Carmagnola sarebbero emerse anche rilevanti criticità qualitative, con percentuali di scarto che in alcune lavorazioni arriverebbero attorno al 50 per cento. Un problema che renderebbe assolutamente concreta la strozzatura produttiva, senza però sciogliere il dubbio sull’effettivo andamento commerciale della 500.
La Fim: “Serve stabilità”
È proprio sulla continuità produttiva che insiste la Fim Cisl, evitando di entrare nella disputa sulle vendite ma puntando il dito contro il ripetersi delle fermate. «Continuiamo a manifestare preoccupazione per il susseguirsi di queste interruzioni produttive. Il permanere del problema legato alla fornitura dei propulsori genera continue criticità», affermano il segretario generale Rocco Cutrì e il responsabile di Mirafiori Igor Albera.
Per la Fim l’azienda deve «rapidamente provvedere alla normalizzazione di questa situazione». Perché, aggiungono i due sindacalisti, diventa «impossibile guardare con fiducia all’ultima parte dell’anno in questo contesto. Per tutelare lo stabilimento di Mirafiori e i suoi dipendenti serve stabilità». Una stabilità che per ora continua a mancare. Dopo quattro settimane di fermata estiva, la piena produzione è infatti durata appena una settimana. In quella iniziata il 31 agosto si lavorerà soltanto lunedì e martedì, per poi fermarsi fino a venerdì.
Grimaldi: “Produce la cassa”
Sul versante politico usa toni assai più duri il vicecapogruppo del gruppo Avs alla Camera, il torinese Marco Grimaldi. «L’estate è finita ma a Mirafiori nulla è cambiato», attacca, ricordando le quattro settimane di «ferie forzate» e la produzione ripartita soltanto per pochi giorni. Per Grimaldi il problema va oltre l’emergenza dei motori: «Nessuno in Stellantis ha mai parlato di un nuovo modello e di una nuova linea, l’unica strada per salvare lo stabilimento». E la stoccata è rivolta anche all’esecutivo: «Il Governo torni dalle vacanze dalle politiche industriali, che durano da quattro anni».
Poi la battuta più tagliente: «A Mirafiori ormai l’unica produzione a ciclo continuo è la cassa integrazione». Secondo il parlamentare piemontese, mentre Stellantis continua a promettere il rilancio, dalla fabbrica arriva invece «un bollettino di fermi». Per questo servono investimenti e soprattutto un altro modello da assegnare a Torino.
La Fiom non crede alla versione
Più radicale la lettura della Fiom, che contesta apertamente la ricostruzione di Stellantis. Il segretario torinese Edi Lazzi e il responsabile di Mirafiori Gianni Mannori sostengono che «la causa dei fermi produttivi non è l'approvvigionamento motori, ma le basse vendite sul mercato che sono state sovrastimate fin dall’inizio». Il sindacato di Maurizio Landini chiede a Filosa e alla proprietà rappresentata dagli Elkann un nuovo modello nell’immediato e successivamente una nuova linea produttiva, sollecitando anche l’intervento delle istituzioni contro quello che definisce il rischio di «tracollo dell’intero comparto automotive piemontese». E considera il nuovo stop «non un buon biglietto da visita» per Arnaud Belloni, appena nominato ceo dei marchi Fiat, Abarth e Lancia.
La prova arriverà dopo Carmagnola
Al netto dello scontro tra le diverse letture, il problema immediato esiste: Mirafiori, appena tornata dalle ferie, deve nuovamente fermare la 500. E il nodo indicato da Stellantis è dentro lo stesso perimetro industriale del gruppo, a poche decine di chilometri da Torino.
La vera prova arriverà quando la capacità produttiva di Carmagnola sarà riportata a livelli adeguati. Se la domanda della 500 ibrida è davvero superiore alla produzione, eliminato il collo di bottiglia i volumi di Mirafiori dovranno finalmente crescere e soprattutto diventare continui. Altrimenti resterà il dubbio che dietro la mancanza di motori ci sia un problema reale, ma non l’unico. Perché per lo stabilimento torinese la questione non è soltanto riuscire a produrre qualche giorno in più: è capire se la 500 ibrida possa davvero sostenere da sola il rilancio promesso a Mirafiori.


