LA SACRA RUOTA

Torino mette in piazza l'auto, ma il 40% arriva dalla Cina

Dall'11 al 13 settembre 47 case e cento modelli invadono il centro, con trenta anteprime nazionali. Dai 120 anni di Lancia agli omaggi a Pininfarina e Gandini, la città celebra il suo glorioso passato mentre fa i conti con i nuovi equilibri mondiali e l'avanzata dei costruttori asiatici

Dire che Torino torna per tre giorni capitale dell’auto sarebbe cedere a una formula tanto abusata quanto, oggi, poco aderente alla realtà. Capitale lo è stata davvero, per buona parte del Novecento, il secolo ferrigno delle quattroruote, quando da qui uscivano non soltanto milioni di vetture, ma modelli, idee e linee che facevano scuola nel mondo. Oggi la produzione è ben altra cosa e la geografia dell’automotive si è spostata parecchio più a Est. Ma dall’11 al 13 settembre il capoluogo piemontese tornerà almeno al centro della scena con la terza edizione del Salone dell’Auto. E più ancora dei numeri – 47 case, un centinaio di modelli e una trentina di anteprime nazionali – sarà la provenienza dei marchi a raccontare quanto sia cambiato il mondo dell’automobile: quasi il 40 per cento degli espositori sarà cinese.

Una presenza che, nella città dove per oltre un secolo automobile ha significato innanzitutto Fiat, misura meglio di qualsiasi statistica la rivoluzione attraversata dall’industria. Torino mette in mostra la propria storia e contemporaneamente spalanca le piazze ai nuovi protagonisti di un mercato nel quale l’Europa fatica a difendere posizioni che sembravano acquisite per sempre.

Dalla Fiat ai cinesi

Ci saranno Stellantis con Fiat, Alfa Romeo, Lancia, Leapmotor e Maserati, insieme a Ferrari, Bmw, Mercedes-Benz, Lamborghini, Porsche, Honda, Lotus, Suzuki e Tesla. Ma accanto ai nomi familiari compariranno in forze Byd, Geely, Changan, Gwm, Hongqi, Zeekr, Xpeng, Dongfeng e altri costruttori asiatici che fino a pochi anni fa il pubblico europeo conosceva appena.

Non arrivano più come comprimari. I gruppi cinesi hanno costruito sul gigantesco mercato domestico economie di scala, filiere delle batterie, capacità produttiva e soprattutto una velocità di sviluppo che hanno cambiato gli equilibri dell’automotive mondiale. Adesso cercano spazio e riconoscibilità in Europa. Torino diventa così una delle loro vetrine.

Andrea Levy non considera questa invasione – termine che nell’industria europea ricorre invece con sempre minore pudore – una minaccia per la manifestazione. «Sono brand che fanno numeri importanti in Cina e si devono far conoscere in Europa», osserva il presidente del Salone, giudicandone la presenza «positiva per l’intero settore». E il Salone evita accuratamente di trasformarsi in una fiera esclusivamente elettrica. Tra i cento modelli esposti ci sarà praticamente tutto ciò che oggi offre il mercato: benzina, diesel, full hybrid, plug-in ed elettrico. Una rappresentazione molto più pragmatica della transizione automobilistica rispetto a quella immaginata soltanto pochi anni fa.

Quel Salone nato nel 1900

D’altra parte, se c’è una città nella quale una rassegna automobilistica non può essere soltanto una successione di nuovi modelli, è Torino. La storia comincia nel 1900, quando alla Palazzina delle Belle Arti del Valentino viene organizzata la prima Mostra di Automobili italiana con la partecipazione di costruttori italiani, francesi e tedeschi.

Nel dopoguerra il Salone diventa una delle grandi vetrine internazionali dell’automobile. Torino Esposizioni e successivamente il Lingotto accompagnano gli anni nei quali Fiat è il centro industriale della città e Pininfarina, Bertone e Giugiaro fanno del Piemonte una delle capitali mondiali dello stile. Da quei padiglioni passano modelli destinati a entrare nella storia e concept car che anticipano il futuro.

Poi arriva il declino. L’ultima edizione del Salone tradizionale si tiene nel 2000. Quella prevista per il 2002 viene cancellata dopo il forfait delle principali case automobilistiche: il mercato sta cambiando, i grandi saloni costano troppo e i costruttori non vogliono più sostenere ingenti spese. Finisce così un’epoca durata, con interruzioni e cambi di sede, un secolo.

Dal Valentino alla rottura con il Comune

Bisogna aspettare quindici anni. Nel 2015 Levy sceglie come location il Parco del Valentino, cambiando radicalmente formula: niente padiglioni fieristici, ingresso gratuito, automobili esposte all’aperto e una manifestazione pensata anche per chi non è un addetto ai lavori. La formula funziona. Le cinque edizioni richiamano il pubblico e nel 2019 si arriva a circa 700 mila visitatori e oltre duemila vetture protagoniste degli eventi e delle sfilate.

Proprio allora, però, esplode lo scontro con il Comune guidato da Chiara Appendino. Una parte della maggioranza Cinque Stelle vuole liberare il Valentino dalle manifestazioni motoristiche e il vicesindaco Guido Montanari arriva a dire che avrebbe preferito non vedere mai il Salone nel parco e di aver sperato che la grandine se lo portasse via. Gli organizzatori annunciano il trasferimento in Lombardia; Appendino, favorevole invece alla manifestazione, finisce per revocare le deleghe al suo vice. Un divorzio rumoroso che nel 2024 viene definitivamente ricomposto. Il Salone torna a Torino, ma cambia nuovamente casa: non più il Valentino, bensì il cuore della città.

Cento modelli nel centro di Torino

La formula viene confermata quest’anno. Il percorso partirà da piazza Castello e piazzetta Reale, attraverserà la Corte d’Onore e i Giardini dei Musei Reali, mentre nei Giardini bassi troveranno posto i test drive gratuiti e le iniziative destinate al pubblico. L’ingresso sarà gratuito e dall’11 settembre, al tramonto, anche la Mole Antonelliana si illuminerà con il logo della manifestazione.

«Sono passati dieci anni dal primo Salone Parco Valentino», ricorda Levy. E quella del 2026, sostiene, è probabilmente una delle edizioni più ricche, sia per numero di costruttori sia per prodotti presentati: circa trenta anteprime nazionali e novità distribuite tra tutte le motorizzazioni. Il confronto tra vecchio e nuovo mondo dell’automobile sarà anche fisico. Da una parte le vetture appena arrivate sul mercato, dall’altra ciò che Torino ha rappresentato nella storia dell’industria e del design.

Pininfarina, Gandini e i 120 anni della Lancia

La parte più spettacolare sarà concentrata nei Giardini dei Musei Reali, trasformati in un percorso tra supercar, vetture storiche e grandi firme dello stile italiano. Quest’anno Lancia compie 120 anni e Torino le dedica un’antologia che partirà dalla Lambda e arriverà alla Stratos, proseguendo con le Delta del gruppo DeltOne. Una sfilata delle Integrali campioni del mondo riporterà agli anni nei quali il marchio torinese dominava i rally internazionali.

Nella Corte d’Onore dei Musei Reali, Pininfarina celebrerà invece il centenario della nascita di Sergio Pininfarina, mentre un’altra esposizione sarà dedicata a Marcello Gandini, il designer piemontese che ha firmato alcune delle automobili più riconoscibili del Novecento.

Ci sarà anche un tributo Ferrari, con una selezione curata dal Ferrari Club Italia, e un omaggio alla London to Brighton Veteran Car Run con automobili e motociclette che hanno partecipato alla storica manifestazione britannica. Torneranno inoltre il Tada & Geely Design Forum e il Supercar Meeting da Venaria Reale a Torino. Nel programma trova spazio anche il ricordo di Alex Fiorio, il pilota scomparso poche settimane fa.

Il passato glorioso, il futuro da conquistare

È forse proprio questo incontro tra passato e futuro a rendere interessante l’edizione 2026. Torino celebra Pininfarina, Gandini, le Delta Integrali e i 120 anni della Lancia mentre nelle piazze si affacciano in massa marchi cinesi che vogliono conquistare l’Europa. Una volta il Salone serviva al mondo per venire a vedere che cosa avrebbe inventato Torino. Oggi Torino ospita un Salone nel quale può osservare da vicino che cosa sta inventando il resto del mondo.

Non significa che Torino abbia perso del tutto il suo ruolo nell’automobile: qui rimangono competenze, progettazione, design, ingegneria, componentistica e una cultura industriale difficilmente replicabile. Ma la geografia dell’auto è cambiata e la crisi della produzione torinese rende impossibile rifugiarsi soltanto nella nostalgia.

Per tre giorni, dunque, Torino tornerà a riempire di automobili il cuore della città. Quelle che raccontano ciò che è stata e quelle che mostrano ciò con cui dovrà misurarsi. Probabilmente è questo, assai più della spettacolare parata di vetture tra piazza Castello e i Musei Reali, il vero Salone dell’Auto del 2026.

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